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| Il dolore della famiglia e gli interrogativi taciuti dai media sulla tragedia della piccola Lavinia a Polaveno. |
di Salvatore Calleri NatMed
Esistono notizie che fanno scalpore per giorni, amplificate da un coro unanime che ripete lo stesso identico copione. Ed esistono tragedie che, pur toccando le corde più profonde della vita umana e sollevando interrogativi legittimi, finiscono improvvisamente in un cono d'ombra. È il meccanismo perfetto della mafia giornalistica e della censura italiana, un sistema che seleziona cosa il pubblico deve sapere e cosa, invece, deve essere frettolosamente archiviato sotto la voce "fatalità".
I FATTI E LA TESTIMONIANZA
Guardiamo i fatti crudi, quelli che emergono non dai bollettini ufficiali, ma dalla voce di chi abita quei luoghi e non ci sta a girarsi dall'altra parte. La piccola Lavinia Boniotti vola via a soli quattro mesi, a Polaveno. Una tragedia immane che riempie le cronache locali con i tratti asettici del dramma improvviso. Ma la cronaca ufficiale si guarda bene dall'aggiungere i dettagli fondamentali che i cittadini si scambiano sottovoce e nei commenti: come riportato dalle testimonianze dirette raccolte sul territorio, in particolare quella di Loredana Bacchetti che richiama le voci della zona, alla piccola la febbre altissima era venuta subito dopo il vaccino obbligatorio.
PERCHÉ NESSUNO NE PARLA?
Perché in questo caso nessuno osa scrivere nel titolo che la bambina era appena stata vaccinata? Perché i grandi quotidiani, i telegiornali nazionali e i salotti televisivi evitano accuratamente di mettere in relazione la tempistica drammatica di questi eventi?
La risposta risponde a una logica di protezione della narrazione unica. Mettere in discussione il dogma sanitario significa incrinare un castello di carte su cui si reggono interessi enormi, dove la salute pubblica viene trattata come un dogma indiscutibile e non come un diritto alla trasparenza.
IL DOVERE DEL GIORNALISMO D'INCHIESTA
Il vero giornalismo d'inchiesta dovrebbe scavare dove fa male, dovrebbe dare voce ai genitori, ai dubbi legittimi, alle coincidenze temporali che non tornano e che vengono sistematicamente liquidate come "casi isolati".
Invece, assistiamo a un vero e proprio blocco informativo, a una censura preventiva che punta a delegittimare chiunque provi a collegare i puntini tra i trattamenti e i malori improvvisi.
IL MURO DI GOMMA E L'INFORMAZIONE INDIPENDENTE
Ma il muro di gomma, per quanto spesso, comincia a mostrare le prime crepe. La rete, l'informazione indipendente e la presa di coscienza di chi rifiuta di spegnere il cervello sono l'unico argine rimasto contro questo giornalismo di regime.
Perché la verità non si misura con i bollettini ufficiali, ma con il coraggio di fare le domande che nessuno vuole sentire.
Salvatore Calleri - Ufficio Stampa
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