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lunedì 13 febbraio 2017

Vaccini: Il ragionevole dubbio

Il ragionevole dubbio, è il documentario molto toccante, è stato registrato con pochissimi mezzi ma con tanta passione e per l'amore di informate più persone possibili. Questo filmato è una vera e propria miniera di informazioni utilissime per i genitori e per chiunque sia alla ricerca di chiarimenti sui potenziali rischi delle vaccinazioni.
Vedrete in questo bellissimo documentario tante personalità scientifiche oneste che si sono prestate volentieri a questo tipo di informazione difficile da trattare,dato l'immenso mercato mafioso delle industrie farmaceutiche che impongono vaccini anche inutili alla popolazione ignara.  

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domenica 12 febbraio 2017

Vaccini sporchi, minacce ai ricercatori

Nella foto Il Dott Stefano Montanari insieme a sua moglie la Dott Antonietta Gatti
La pubblicazione di Antonietta Gatti e Stefano Montanari sulle particelle inquinanti presenti nei vaccini (cliccate qui) ha suscitato un vespaio. Della peggior specie, però. Non una parola da parte del ministro della Salute o degli organi di controllo. Nessun intervento dei Nas ma un fiume di insulti al veleno e, quel che ė grave, minacce anonime ai due scienziati.
A poche ora dal rientro da Bruxelles, Gatti e Montanari hanno annunciato “che smetteranno di occuparsi di vaccini”. Lo ha fatto Stefano Montanari con queste parole pubblicate sul suo blog:
“Al ritorno, ora, ho trovato una raffica di minacce di una gravità assoluta che mettono a serio rischio anche le nostre ricerche sulle leucemie, sulle malattie dei soldati e quant’altro. Così, devo fare una scelta: o continuo a raccontare che cosa c’è nei vaccini e abbandono il resto o accetto la sconfitta e posso continuare almeno con il resto. La decisione è dolorosa ma inevitabile: ho perso e basta.”
Le indagini facciano il loro corso, speriamo in fretta. Intanto analizziamo le critiche che sono state mosse al lavoro.

Dottor Montanari, si dice che le nanoparticelle siano dappertutto: nel cibo che mangiamo e nell’aria che respiriamo, quindi la loro presenza nei vaccini è considerata normale.
“A metà dell’ 800 il patologo Rudolf Virchow poneva le stesse obiezioni a Pasteur: se è vero che i microbi sono dappertutto e sono patogeni dovremmo essere tutti morti. Come mai non è così? Un conto è quando respiriamo inquinanti, li inaliamo ma poi li buttiamo fuori. O quando li mangiamo. Ma è ben diverso quando le particelle sono iniettate sotto cute, in questo caso non ne esce nessuna, l’organismo non è capace di espellerle. E cosa succede allora? Chi lo sa. Certo non si possono ignorare i presupposti della tossicologia: i veleni sono sinergici, la somma di uno più uno può risultare un numero altissimo, e, di veleni, i vaccini ne contengono parecchi.”
Qualche esempio?
“Si racconta che il mercurio sia stato tolto dai vaccini. Non è così. Il mercurio è indispensabile alla preparazione perché le sostanze biologiche di cui sono fatti i vaccini possono essere attaccate da funghi e batteri. L’unico modo per evitare contaminazioni di quel tipo è inserire mercurio e poi cercare di eliminarlo. Ma il mercurio è tecnicamente impossibile da eliminare del tutto. Questo è il procedimento di ogni vaccino. Il mercurio che entra in circolo è tossico perché si lega allo zolfo che fa parte delle proteine con cui i batteri intestinali fabbricano i loro enzimi. A quel punto, gli enzimi – deputati a far funzionare le cellule anche cerebrali – vanno in tilt. Morale: l’effetto dannoso non è dato dalla somma di uno più uno ma da una concatenazione di effetti negativi. È importante sapere che gli enzimi sono dei catalizzatori, cioè delle sostanze che, in quantità piccolissime, rendono possibile lo svolgersi velocissimo di miliardi di reazioni chimiche essenziali per l’organismo. Dunque, di mercurio ne basta davvero poco, ma non è solo quell’elemento a disturbare i batteri del cosiddetto microbiota, cioè quella popolazione di batteri che un tempo chiamavamo flora intestinale, che soffrono della presenza di non pochi inquinanti.”
Un’altra critica: il suo lavoro è carente di confronti. Lei ha analizzato i vaccini ma non altre fiale di soluzione iniettabile, pertanto non si può sapere se le nanoparticelle sono presenti anche in altri preparati. E soprattutto non si può escludere che l’inquinamento dei vaccini dipenda dai suoi strumenti di indagine.
“Sono 44 anni che faccio analisi e di confronti ce ne sono a iosa. A parte il fatto che il vaccino per i gatti esaminato non contiene le particelle riscontrate nei campioni pediatrici e se le trovo o non le trovo in una fiala di vitamina B12 questo non sposterebbe di una virgola il risultato del lavoro. Nascondersi dietro eventuali inquinamenti di altri farmaci assomiglia molto all’atteggiamento dei bambini che hanno commesso una marachella e che si difendono dicendo “l’ha fatto anche lui.” Insomma, un atteggiamento ingenuamente infantile.”
Perché?
“Perchè in ogni campione che ho analizzato ho trovato inquinanti diversi. In uno piombo e silicio, in un altro tungsteno e acciaio. In un vaccino arrivatomi dalla Francia ho trovato le stesse nanoparticelle presenti in quello prodotto in Italia.
Il confronto si fa col pulito. Se fossi io a inquinare, troverei sempre la stessa sporcizia. Non ho analizzato solo vaccini. Nel 2009 ho pubblicato i risultati di un’indagine sui prodotti da forno: su 135 tipi di pane e biscotti il 40% aveva nanoparticelle di metalli, il 60% è risultato pulito. Chi dice queste cose non ha idea di come funzioni il microscopio né di come si fanno le analisi.”
Come funziona ?
“È uno strumento sofisticatissimo (oggi costa quasi 500mila euro) ma concettualmente molto semplice: prendo la fiale del vaccino e ne faccio cadere una goccia su un filtro e lo osservo. Il risultato è di un’evidenza cristallina”.
Vi accusano di aver usato vaccini scaduti.
“Non cambia il risultato sulle particelle inorganiche che sono eterne. Scade la materia organica, il principio attivo, in questo caso l’antigene, non i metalli. Sono proprio obiezioni del genere che indicano con chiarezza la totale incompetenza di questi personaggi.”
Dicono che non si presenta una ricerca cominciata 15 anni fa.
“Dove è scritto? Pubblicare risultati che dispiacciono a chi mantiene economicamente le riviste è quasi impossibile e 15 anni possono essere un tempo del tutto normale di attesa prima di trovare qualcuno disposto a rischiare. Comunque, per quello che può valere, moltissimi vaccini sono stati analizzati molto recentemente.”
Un’obiezione è preoccupante: qualcuno ha detto che anche la lama del frullatore può rilasciare particelle metalliche nella farina e che un qualsiasi coltello contamina con particelle ciò che taglia. In altre parole, se lei analizzasse al microscopio una torta fatta in casa, ci troverebbe ferro o tracce di metalli degli utensili.
“(Risata) Non mi prenda in giro, lei conosce la scala di Mohs, delle durezze? Le pare che la farina possa scalfire una lama? Nessun formaggio o salame affetta l’acciaio”.
Per dimostrarle che in qualsiasi ambiente ci sono nanoparticelle è stato detto che le molecole di idrogeno ‘contaminano’ il vuoto assoluto.
“Ehh???. Se è assoluto come può contenere l’ idrogeno che oltrettutto non è un inquinante?”
Parliamo di quantità. Qualcuno sostiene che le concentrazioni di inquinanti sono infinitesimali, si paragona la più grande a un miliardesimo di milionesimo di mole…una piccolezza simile non può nuocere.
“Ma un’ignoranza così grande sì. La mole è l’unità di misura delle molecole non delle particelle che contengono a loro volta centinaia di molecole. Non ho mai parlato di ‘sali precipitati’ se non quando ho precisato di aver trovato i sali di sodio e di alluminio dichiarati dal produttore. Noi abbiamo riscontrato particelle, cioè pezzi di materia inorganica spesso metallica che sono ben diversi dai precipitati di alluminio (ciò che resta quando il liquido evapora). I pezzi di metallo non precipitano come fa un sale. Aggiungo: con le nanoparticelle non si può applicare la regola di Paracelso secondo cui è la dose a fare il veleno. Perché può bastare una sola particella che danneggia una cellula a scatenare un danno irreversibile. Con le particelle ciò che conta è dove finiscono la loro corsa, quanto sono grandi, che forma hanno e che composizione chimica. La quantità è un fattore decisamente secondario che può solo influenzare statisticamente la possibilità di colpire bersagli più o meno sensibili. Fino a che i tossicologi non avranno digerito questa nozione fondamentale di nanotossicologia, resteremo ancorati al tardo Medioevo. Comunque l’Oms ha catalogato queste particelle come cancerogene di classe 1, vuol dire che sono certamente cancerogene”.
Si fa riferimento a studiosi francesi che hanno replicato i suoi esperimenti e che hanno concluso che “la presenza di tracce di metalli rispecchia la realtà ambientale e non deve essere considerata un rischio sanitario”.
“Ho risposto diverse volte. Non è stato usato il mio strumento. La mia e la loro sono due analisi che non si possono comparare, uno viaggia in nave, l’altro sull’auto da corsa. Purtroppo o per fortuna, per esprimersi è sempre opportuno conoscere la materia. Quel gruppo francese non conosce la nanopatologia e, dunque, esprime concetti grottescamente errati. Alla loro obiezione ho avuto modo di rispondere mesi fa e la reazione è stata il silenzio”.
Anche l’Agenzia del farmaco francese è stata informata.
“Sì, dopo che ho analizzato campioni di vaccino anti meningite contaminati, prodotti da diverse aziende. Sono stati visti gli inquinanti. L’agenzia dei farmaci ha riconosciuto gli elementi, ne ha preso atto senza, però, capirne il significato.”.
E non è successo niente?
“Al momento no. È successo pochi mesi fa”.
Circola una foto tratta dai suoi esperimenti che mostra i globuli rossi rintracciati in un vaccino anti-papilloma. Si mette in dubbio che quella foto ritragga globuli rossi.
“(Risata) Quello scatto è di una chiarezza disarmante. L’immagine parla da sè. Risulta immediata anche a uno studente del primo anno, di medicina o di biologia. Forse non a chi guarda cartoni animati in 3D…”
Circola una seconda foto che mostra un rettangolo sullo sfondo. E si dice che è stata artefatta.
“È il segno dell’inquadratura col raggio elettronico ad alto ingrandimento. È l’effetto del riscaldamento del raggio, una cosa normale. Noto che si continua a discorrere di quello che non c’è e non del contenuto…”
Infatti è stata molto criticata anche la rivista su cui ha pubblicato. A proposito qual è l’Impact factor?
“Avevo telefonato e mi avevano detto 2,3. E se invece è più basso cosa cambia? L’Impact factor è un indice dato dal numero di volte che una rivista viene citata. Se devo dire la verità mi sono stupito anch’io che avessero accettato il lavoro. Non era accaduto in tanti anni. Posso dire che la bibliografia è completa e soddisfa le curiosità, basta consultarla”.
Qualcuno ha avuto da ridire anche su questa. Quando lei ha citato il vaccino trivalente ricordando che è sospettato di causare l’autismo, ha inserito due studi che smentiscono la sua affermazione.
“Sì, perché l’unico studio che parlava della necessità di verificare se vi fosse un legame – tra vaccino trivalente e autismo – è stato ritirato. Era quello di Lancet, scritto da Wakefield. Quando si scrive qualcosa che non fa comodo alle industrie (che pagano le riviste) nessuno pubblica”.
Cosa è successo con l’agenzia europea Ema?
“Mia moglie aveva cercato di comunicare con l’agenzia ed è stata richiamata. Ha proposto che la ricerca venga replicata in diverse università”.
Che farete ora?
“Non ci occuperemo più di vaccini. L’abbiamo fatto per anni, per anni abbiamo comunicato i risultati nella più totale indifferenza, e ora, a bomba scoppiata, ci è stato fatto chiaramente intendere che, se continueremo a interessarci di vaccini, anche le altre ricerche, per esempio quelle sulle leucemie, potranno avere problemi. Nessuna minaccia scritta ma solo “consigli” come si fa in certe tradizioni. Se si pensa che le nostre indagini possono essere utili, ci si deve rendere del tutto indipendenti, fornendoci un microscopio e i mezzi economici per mantenere apparecchio e ricerche. La cifra è altissima, equivalendo a un paio di settimane di stipendio di un calciatore di primo livello e per questo nessuno sborserà mai una cifra tanto esorbitante. Dunque, non c’è bisogno di noi.”
Vedremo quel che succederà. Grazie delle spiegazioni a Stefano Montanari e a Antonietta Gatti.
Leggete qui l’ottima critica della critica di Fabio Franchi.
I goal di Medbunker-3  Fonte articolo  http://blog.ilgiornale.it/locati/2017/02/11/vaccini-sporchi-minacce-ai-ricercatori-2/-    Medic Bunker La Verità: Vorrei ricordare per l'occasione chi è il medicastro di (Medbunker "Le Scomode Verità")  

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Vitamina B6: a cosa serve e in quali alimenti si trova

DI MARTINA BRUSINI
La Vitamina B6 (o Piridossina) è una sostanza estremamente importante per la salute dell’intero organismo. Essa è infatti coinvolta nella sintesi di serotonina e norepinefrina, neurotrasmettitori che permettono la formazione della mielina, ovvero la guaina che ricopre i neuroni, ma contribuisce anche alla sintesi metabolica e alla formazione di globuli rossi e bianchi. La vitamina B6 si occupa inoltre di regolare diverse funzioni biologiche fondamentali, come il metabolismo di grassi e proteine; è in grado di proteggere le funzioni cerebrali e di prevenire disturbi quali depressione, irritabilità, difficoltà di concentrazione, insonnia, sindrome premestruale, mal di testa cronico e osteoporosi. Gravi carenze di questa vitamina, possono al contrario predisporre all’insorgenza di malattie neurologiche quali Parkinson e l’Alzheimer, ma anche problemi alla pelle, alle unghie e ai capelli, squilibri ormonali, disturbi al sangue e a un indebolimento del sistema immunitario.
L’apporto giornaliero consigliato di Vitamina B6 varia a seconda dell’età (circa 0,5 mg nei bambini; 1,3 mg negli adulti e 2mg in adolescenti e donne incinte), ma a differenza di quanto accade per altri minerali e vitamine, assicurare il corretto apporto di questa vitamina è piuttosto semplice, sia per chi segue un’alimentazione ‘onnivora’, che per vegetariani e vegani, poiché disponibile in una vasta gamma di alimenti. La Vitamina B6 si trova infatti nei cereali (specie nella farina di grano integrale, nella crusca e nel germe di grano), nei legumi (lenticchie, soia e i piselli), in numerose verdure (carote, spinaci, piselli, cavoli), nelle patate, nel latte, nelle uova e nel pesce, ma anche nella frutta fresca (soprattutto banane, meloni e avocado) e in quella secca (nocciole, mandorle e pistacchi), e ancora in carne, erbe aromatiche (alloro e menta), spezie (peperoncino e paprika), cioccolato, lievito di birra e olio di germe di grano.
Vista la sua larga disponibilità, nell’uomo non esiste una vera e propria malattia da carenza di vitamina B6, tanto è vero che le conseguenza di un apporto inadeguato sono state studiate attraverso sperimentazione su volontari o sui ratti. Esistono tuttavia alcuni fattori predisponenti alla sua veloce eliminazione dall’organismo. Tra questi:
  • alcolismo
  • tabagismo
  • ipertiroidismo
  • diabete
  • consumo eccessivo di bevande che contengono caffeina
  • uso di contraccettivi ormonali o determinati farmaci
  • scarso assorbimento intestinale
  • assunzione eccessiva di proteine
In tutti questi casi, dietro consulto medico, è possibile ricorrere a specifici integratori.

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State molto attenti all'acqua che bevete!

acqua e qrsenico
Acqua:
già nella seconda metà del 1800, il grande chimico – biologo e microbiologo francese Louis Pasteur, affermava che l’uomo si ammala per il 90% grazie all’acqua che beve……..visto il drammatico peggioramento delle condizioni del  nostro pianeta grazie all’uso indiscriminato di insetticidi, pesticidi, antibiotici ecc……cosa direbbe oggi ?
Oggi l’acqua rischia di essere uno dei peggiori nemici della nostra salute vista la quantità di sostanze tossiche che contiene e viste le pubblicità ingannevoli delle acque in bottiglia……
Singolare tra l’altro che i valori limite stabiliti per gli acquedotti non siano valevoli anche per le acque in bottiglia………….per i quali la normativa Italiana prevede molta più generosità…….
Nella tabella sopra riportata ad esempio i valori dell’arsenico a seconda delle aziende imbottigliatrici……ma l’arsenico è altamente nocivo e tossico…….già si può scegliere tra le etichette……ma le acque in bottiglia non sono la soluzione migliore per la salute dell’organismo umano e animale in genere…….
Partendo dal presupposto che dobbiamo scegliere la giusta acqua che ci aiuta a non ammalarci, vediamo innanzitutto perchè l’alimento acqua nel suo insieme è fondamentalmente vitale !
L’acqua è il principale elemento che sta alla base della vita di tutti gli esseri viventi presenti sulla terra, siano essi animali o vegetali. Il corpo umano è composto all’incirca per il 70% di acqua. Questa percentuale fa comprendere come sia possibile sopravvivere senza cibo anche per parecchi giorni, ma non sia possibile senza acqua causa la disidratazione e la cessazione delle funzioni fisiologiche. Abbiamo detto che l’acqua costituisce il 70% circa dell’organismo umano: varia in rapporto all’età con un massimo alla nascita che va diminuendo progressivamente con l’invecchiamento. Gli uomini presentano una percentuale maggiore delle donne in rapporto alla minor massa grassa, così come gli atleti rispetto ai sedentari. Possiamo dividere l’acqua in esogena ovvero quella introdotta con le bevande e gli alimenti oppure endogena cioè quella prodotta dal metabolismo. Nei processi metabolici infatti, si formano anidride carbonica e acqua, detta acqua di ossidazione che copre circa il 25% del fabbisogno giornaliero pari a 350 ml. Con un’alimentazione corretta e bilanciata, l’acqua viene mediamente introdotta tra gli 800 e i 1500ml con le bevande e tra i 500 ed i 900ml con gli alimenti. Ovviamente l’acqua si distribuisce in maniera differente nei vari distretti dell’organismo ma esiste un dato fondamentale: l’acqua costituisce il 65-70% della massa muscolare. Se si considera che nei maschi la massa muscolare equivale mediamente al 50% della massa corporea, si determina che la metà del contenuto di acqua è nei muscoli. Ecco quindi perché la corretta idratazione consente il corretto funzionamento di tutti i principali metabolismi dell’organismo ed una ottimale prestazione muscolare. La considerazione che quindi ne deriva è che va sempre mantenuta la corretta idratazione nell’arco della giornata per essere sempre nelle migliori condizioni muscolari e per ottimizzare tutti i processi metabolici e fisiologici dell’organismo. Si tenga conto che quando si avverte il senso di sete l’organismo vive già una condizione di disidratazione pari al 2%, dato apparentemente minimo. Questo 2% assume una valenza decisamente più significativa se si considera il fatto che una disidratazione pari al 5% può dare origine a problemi quali crampi e disidratazione importante, mentre una disidratazione pari al 7% può portare alcuni soggetti in alcune condizioni a malori, fenomeni di allucinazione fino alla morte. La sudorazione regola la temperatura corporea che sale fino a valori di 40 gradi nelle parti più interne dell’organismo: più si è correttamente idratati meno si incorre in problematiche anche severe, soprattutto nei periodi più caldi dell’anno.
Ecco quindi perché è fondamentale idratarsi costantemente, anche in inverno, bevendo quei 2 litri di acqua al giorno che vengono considerati come la quantità idonea a mantenere l’equilibrio idrico del nostro organismo. Si è fatto cenno ai processi metabolici e fisiologici dell’organismo umano: l’acqua che per definizione svolge innanzitutto un’attività di diluizione, svolge quindi funzione di discioglimento e trasporto dei nutrienti nelle cellule promuovendone e sostenendo i processi digestivi. Il nostro organismo attraverso l’acqua ha inoltre la possibilità di convogliare tutte le scorie ossidate (ossidazione cellulare) verso gli organi che hanno il compito di eliminarle, detti organi emuntori, ovvero reni, fegato, polmoni, vasi linfatici e pelle. Questo meccanismo ha come obiettivo quello di mantenere anche un valore fondamentale quale quello del ph, che per definizione deve assestarsi a 7.Si consideri che il ph del sangue non deve mai variare il proprio range 7.35-7.45, pena il rischio della vita dell’individuo. Ne consegue che andrebbero pertanto evitate fluttuazioni del ph sotto il 7 con il rischio di acidosi tissutale piuttosto che innalzamenti sopra il 7,5 con la possibilità di alcalosi. Acidosi ed alcalosi tissutale, entrambe condizioni che potrebbero esporre l’individuo a problematiche di origine organico-funzionale. L’acidosi tissutale può condurre ad uno stato di infiammazione cronica dei tessuti con conseguente possibile sviluppo di malattie a carico innanzitutto degli organi emuntori sopra descritti con conseguenti problematiche estese a livello generale fino a condizioni severe con compromissione degli stessi organi e delle relative funzioni. L’alcalosi può portare a problematiche metaboliche, respiratorie, muscolari e di contrattilità, variazioni significative di potassio e cloro con conseguente alterazione di svariate funzioni con esiti potenzialmente letali. Pertanto, oltre alla giusta quantità di acqua da introdurre quotidianamente, bisogna tenere in seria considerazione la sua qualità e le sue caratteristiche. Viviamo in un mondo sempre più inquinato da un’innumerevole quantità di sostanze che contaminano aria ed acqua: sostanze radioattive, fluoruri, cloruri, nitriti, nitrati, ammoni, idrocarburi, pesticidi ed antiparassitari, metalli pesanti quali mercurio, arsenico, piombo, cadmio, cromo e nichel giusto per citarne alcuni. Da non sottovalutare inoltre la presenza sempre più significativa di batteri e virus, senza dimenticare un incremento costante degli antibiotici. Va da se che quanto appena citato viene veicolato nel nostro organismo attraverso ogni singolo bicchiere di acqua che noi assumiamo quanto più la stessa acqua ne è carica.
Ma quali sono quindi le caratteristiche di una buona acqua ?
Alcuni riferimenti:
·Durezza totale valori consigliati 15-50°F corrispondenti a 8-28°D
·Residuo fisso a 180° valore consigliato inferiore a 30 mg per litro
·Conducibilità valore consigliato 40-80 us/cm
·Ph valore consigliato 6,8 – 7,5
Un discorso importante riguarda i minerali presenti nell’acqua.
Molte acque vengono pubblicizzate come ricche di minerali utili alla salute, ma bisogna assolutamente considerare come le evidenze scientifiche dimostrino che tali minerali siano inorganici e quindi non possono essere assorbiti correttamente dal nostro organismo.
Noi assumiamo minerali utili al nostro organismo dalla frutta, dalla verdura, dalla carne e dai derivati animali: infatti, solo attraverso la metabolizzazione degli stessi da parte dei vegetali e degli animali i minerali si modificano da inorganici in organici divenendo pertanto biodisponibili e quindi utili alle funzioni del nostro organismo. Pertanto, acque troppo ricche di minerali non solo non sono funzionali al nostro organismo, ma addirittura potrebbero risultare nocive sovraccaricando ad esempio la funzionalità renale o causando l’insorgenza ad esempio di calcoli. Il concetto fondamentale è che l’acqua minerale imbottigliata e venduta nei supermercati non è di per se un’acqua di qualità.
L’analisi
·Microbiotica per determinare la presenza di batteri, virus, funghi.
·Organica per determinare la presenza di erbicidi, insetticidi.
·Chimico-fisica per determinare le sostanze inorganiche e i metalli pesanti.
·Radioattiva per determinare l’eventule presenza di radioattivita’
·Bioelettronica per determinare la quantificazione energetica
può aiutare a stabilire la qualità generale dell’acqua: più bassi saranno i parametri riscontrati, più alta sarà la qualità dell’acqua. Va pertanto ribadito quanto scritto sopra: l’acqua minerale imbottigliata e venduta nei supermercati non è di per se un’acqua di qualità. Da tempo esistono in commercio strumenti come le caraffe filtranti per l’acqua di rete, l’acqua del rubinetto, ma purtroppo all’atto pratico non sono riuscite a dimostrare un’azione ottimale in termini di purificazione dell’acqua.
Ad oggi, lo strumento che si è dimostrato più efficiente ed efficace nella purificazione dell’acqua è il sistema ad osmosi inversa, tempo fa criticato perché produceva, si diceva, acqua morta priva di minerali.
Alla luce delle acquisizioni sopra riportate sull’inorganicità dei minerali contenuti nell’acqua, questa considerazione ha perso di ogni fondamento.
L’osmosi inversa è una tecnica di filtraggio che consente di purificare l’acqua e di renderla più sana per l’uso alimentare. E’ ad oggi il sistema di filtraggio dell’acqua più conosciuto e sicuro, tant’è vero che è il più diffuso nel mondo. Il processo di filtraggio non utilizza sostanze chimiche bensì un meccanismo fisico, ovvero una membrana che separa l’acqua dalle sostanze negative in essa contenute. Il risultato è un’acqua oligominerale priva di calcio, fosfati, metalli pesanti, pesticidi e altre sostanze rilasciate dalle tubature o disciolte negli acquedotti. Anche virus, batteri e sostanze organiche vengono trattenute lasciando passare soltanto l’acqua pura priva pertanto di ogni contaminante. Non da ultima la considerazione che l’uso degli impianti ad osmosi inversa permette di ridurre i costi e l’inquinamento dovuto al trasporto ed allo smaltimento delle bottiglie di plastica.
Ad oggi il fra i dispositivi ad osmosi inversa i più recenti ed evoluti consentono di modulare il ph e la durezza dell’acqua attraverso una mineralizzazione finale con calcio e magnesio, quindi, oltre a depurare l’acqua, sono in grado di regolare i parametri di riferimento più opportuni per ogni singola necessità sia essa preventiva che terapeutica.
Per concludere, è fondamentale idratarsi quotidianamente con 2 litri di acqua in modo da permettere il corretto funzionamento dell’organismo: l’attenzione alla qualità dell’acqua che si decide di bere può ottimizzare il corretto funzionamento fino ad arrivare a prevenire e ritardare l’insorgenza delle malattie favorendo una maggiore longevità ed un migliore stato di benessere generale. Fonte: http://www.naturopatasavini.it/2017/01/16/attenzione-allacqua-che-si-beve/

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