domenica 18 novembre 2018

Uno studio pionieristico rivela che la cardiopatia è un indicatore precoce della carenza di vitamina C

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Traduzione a cura di Vivereinmodonaturale.com
Tratto da: Naturalnews.com

Le malattie cardiache sono solitamente collegate a problemi di colesterolo, ma i ricercatori stanno scoprendo sempre più che la vitamina C gioca un ruolo fuori misura nella salute del cuore
Questo nutriente antiossidante, che il corpo usa per produrre tessuto connettivo, ha già suscitato un certo interesse per la sua utilità nel trattamento del cancro, ma i suoi effetti sul cuore possono essere anche maggiori.

I ricercatori del Dr. Rath Research Institute of California hanno scoperto che una carenza di vitamina C può causare malattia coronarica. 
Nel loro studio, hanno usato topi transgenici che imitano il metabolismo umano in due modi principali: 
non producono vitamina C internamente e generano lipoproteine ​​per compensare questo. Dopo aver nutrito i topi con una dieta che mancava di vitamina C, i loro corpi hanno agito come previsto e creato la propria lipoproteina per fissare le pareti vascolari. Ciò li ha portati a sviluppare problemi cardiaci e aterosclerosi.

Fondamentalmente, hanno scoperto che il grado e il livello della malattia cardiaca sviluppata dai topi era direttamente correlata all'apporto di vitamina C e ai livelli ematici. Quei topi che avevano consumato la più alta quantità di vitamina C, e producevano naturalmente meno lipoproteina per riparare le loro arterie e, per estensione, avevano i cuori più forti  poche lesioni aterosclerotiche.

Pertanto, i ricercatori ritengono che un'adeguata assunzione di vitamina C possa essere il segreto per prevenire le malattie cardiache e altri problemi cardiovascolari. Ciò non significa che il colesterolo non sia importante; 
mantenere sani i livelli di colesterolo HDL e LDL è ancora un potente componente della salute generale, ma potrebbe non svolgere un ruolo importante come una volta creduto.

Assunzione di vitamina C più elevata legata al rischio più basso di malattie cardiache

Questo è supportato da uno studio che è stato recentemente pubblicato sul Journal of American College of Nutrition . 
Questo studio ha esaminato 108 uomini e li ha divisi in tre gruppi in base al loro apporto di vitamina C.

Hanno scoperto che gli uomini nella fascia più alta dell'assunzione di vitamina C avevano un rischio inferiore del 66% di malattie cardiache rispetto a quelli che avevano l'assunzione più bassa. 
I ricercatori non sono sicuri di come la vitamina C apporti benefici così significativi alla salute del cuore. Essi teorizzano che potrebbe essere correlato alla sua capacità di prevenire e facilitare l'irrigidimento delle pareti delle arterie che possono bloccare il flusso di sangue. Infatti, hanno scoperto che la vitamina è particolarmente efficace nel fare questo nelle persone che fumano.

Ulteriori studi forniscono ulteriori prove dei benefici cardiaci della vitamina C. Ad esempio, uno studio condotto dall'Università di Copenaghen che ha coinvolto più di 100.000 persone ha scoperto che concentrazioni più elevate di vitamina C nel sangue erano associate a un minor rischio non solo di malattie cardiovascolari ma anche di morte. È importante tenere a mente, tuttavia, che hanno visto questo beneficio in coloro i cui alti livelli di vitamina C provengono dal consumo di molte verdure e frutta.

È preferibile assumere vitamina C dal cibo

I ricercatori hanno detto che sebbene gli integratori di vitamina C possano aiutare ad aumentare i livelli di questa importante sostanza nutritiva, è preferibile ottenerla da una dieta sana. Ciò contribuirà anche a sviluppare uno stile di vita sano a lungo termine, che porterà molti altri benefici per la salute nel tempo.

Essendo la malattia cardiaca la principale causa di morte in tutto il mondo , siamo fortunati ad avere un modo così conveniente per prevenirlo che ha pochissimi effetti collaterali. Alcune delle migliori fonti alimentari di vitamina C includono agrumi, ciliegie acerola, cavoli, broccoli, kiwi, fragole, patate dolci e peperoni
Meglio di tutti, mangiare questi alimenti non solo migliorerà la salute del tuo cuore; la tua immunità avrà anche una bella spinta!

Le fonti per questo articolo includono:



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https://www.vivereinmodonaturale.com/2018/11/uno-studio-pionieristico-rivela-che-la.html

domenica 11 novembre 2018

Morbillo, a Bari il procurato allarme…a mezzo stampa

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Il TG2 (delle ore 13) e il TG1 Rai (delle ore 13:30) ma anche altri organi di stampa, hanno diffuso con grande risalto la notizia pubblicata oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno“di una “epidemia di morbillo“, comunicando che ci sarebbero 8 casi già accertati nell’ospedale pediatrico “Giovanni XXIII” di Bari. Il “contagio”, viene ribadito nei vari servizi, potrebbe essere stato innescato dal figlio di genitori “no-vax“.

“Il focolaio epidemico – si legge nell’articolo – sarebbe scoppiato, a quanto pare, anche per via della tardiva applicazione dei protocolli previsti dalla legge”. Insomma: una bambina di 10 anni, figlia di genitori anti-vaccinisti, potrebbe aver innescato una catena di contagi. Che ha riguardato anche un bimbo di 11 mesi, ricoverato nello stesso reparto del nosocomio barese per otite e ora alle prese con una malattia molto grave.
A stretto giro è arrivata la precisazione di Cinzia Germinario, responsabile dell’Osservatorio epidemiologico della Regione Puglia, secondo la quale non ci sarebbe “nessun allarme epidemia di morbillo in Puglia”. “Basta il ricovero di un bambino, come accaduto in questo caso, per innescare una normale catena di contagio tra i non vaccinati perché il morbillo è una patologia altamente contagiosa” ha proseguito assicurando che “la situazione non è preoccupante”. Ma proviamo a fare chiarezza. Con il termine epidemia, dal greco epi dêmos, letteralmente “sopra il popolo”, s’intende una malattia che colpisce un numero di individui significativamente superiore rispetto all’atteso, in una determinata popolazione e in un determinato lasso di tempo. L’endemia è la condizione di una malattia costantemente presente nelle condizioni di cui sopra. Il morbillo (dal latino medievale morbillus, vale a dire piccola malattia) è una patologia infettiva assai comune, normalmente benigna, superabile senza alcuna conseguenza deleteria e, anzi, conseguendone un’immunità a vita. L’Istituto Superiore di Sanità è chiaro in proposito: “Una volta contratto, il morbillo dà un’immunizzazione teoricamente definitiva, quindi non ci si ammalerà più per l’intera durata della vita”. La sua presenza costante nella popolazione rientra a buon diritto nella condizione di endemia. La sua morbilità segue l’andamento comune delle malattie infettive (vedi grafico relativo alla morbilità e alla mortalità per morbillo in USA) e, dunque, è estremamente altalenante.

Nel 2017 i casi registrati in Italia sono stati circa 4.000, cioè, in maniera approssimativa, un caso ogni 150.000 abitanti. Negli anni Novanta si sono raggiunti anche i 30.000 casi/anno (considerando la popolazione di allora, un caso oltre meno di 20.000 abitanti) senza che questo costituisse allarme e, anzi, rientrando nella più assoluta normalità. L’articolo Il MORBALLO ovvero l’epidemiologia del morbillo in Italia del prof. Paolo Bellavite(Università di Verona) è documentato ed esplicativo in tal senso.

Insomma, è fin troppo evidente, numeri alla mano, che è impossibile parlare di “epidemia”, non essendo stato rilevato alcun numero di casi che esorbiti dalla più assoluta normalità per una malattia che, comunque, è endemica. È altrettanto evidente che non esiste la minima prova che il “focolaio” sia stato originato da una bambina ammalata, non fosse altro perché in una città che conta 323.370 abitanti (dati ISTAT del 1° gennaio 2018), capoluogo di una provincia con 1.264.000 abitanti e di una regione con oltre 4 milioni di abitanti, un “untore” è quanto meno difficile da individuare. Il fatto, poi, che la famiglia della bambina accusata sia “no-vax” non ha la minima rilevanza, se non come indice di una modalità d’informazione volutamente insinuante. 
La recente epidemia di morbillo che ha colpito la Mongolia (97% di copertura vaccinale) ha interessato quasi esclusivamente i vaccinati. Potrà essere interessante consultare i dati OMS relativi al morbillo in Ucraina: nel 2010 i casi furono 39 con una copertura del 56%, e furono 12.744 due anni dopo quando la copertura era salita al 79%. Nel 2016 i casi furono 90 con il 42% di copertura e l’anno seguente, con una copertura dell’86%, i casi toccarono i 4.782. Ma tutti i dati sono concordi a mostrare come la copertura vaccinale non abbia mai comportato una diminuzione della morbilità, dimostrando, anzi, il contrario.
Le fonti d’informazione citate hanno omesso di comunicare, comunque, se i casi registrati a Bari siano stati a carico di soggetti trattati da vaccino, se i soggetti colpiti fossero affetti da altre patologie e, soprattutto nel caso del TG2, hanno fatto passare l’idea che il morbillo comporti necessariamente effetti gravissimi, quando l’Istituto Superiore di Sanità pubblica “Il morbillo non ha sintomi gravi” e “Le complicazioni sono relativamente rare”.  Insomma, se ciò che comunica l’Istituto di Sanità è credibile, è impossibile non domandarsi quali e quanti effetti gravi ci si possano attendere da 8 casi. In definitiva, appare evidente come sia gli articoli dei quotidiani sia i servizi della televisione di stato tendano a procurare un allarme presso la popolazione a dir poco privo di un qualunque fondamento.

Fonte: www.onb.it/2018/11/11/morbillo-a-bari-il-procurato-allarme-a-mezzo-stampa/?

martedì 6 novembre 2018

Morbillo trasmesso dai vaccinati, I ricercatori del governo confermano!

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La ricerca rivela che un individuo vaccinato non solo può essere infettato dal morbillo, ma può anche diffonderlo ad altri che sono anch’essi vaccinati contro di questo – ma cercando di usare ciò per confutare che la somministrazione di due dosi di vaccino anti-MPR sia “efficace al 97%”, come ampiamente affermano.

Uno degli errori fondamentali nel considerare l’efficacia del vaccino contro il morbillo sta nel pensare che il ricevere il vaccino anti-morbillo-parotite-rosolia (MPR) equivalga all’immunità contro tali virus. Infatti, è comunemente richiesto dalle organizzazioni sanitarie, come i CDC, di inoculare due dosi del vaccino anti-MPR poiché solo così “efficace nel prevenire il morbillo nel 97% dei casi”, nonostante un corpo voluminoso di prove contraddittorie da epidemiologia ed esperienza clinica.
Questo pensiero erroneo ha indotto l’opinione pubblica, i media e il governo ad attribuire l’origine dei focolai di morbillo, come quello riportato a Disney nel 2015(e che ha portato alla SB277 quello stesso anno, spogliando lo Stato della California del diritto alle esenzioni vaccinali, tranne quelle ‘mediche’), ai non vaccinati, anche se il 18% dei casi di morbillo si è verificato in coloro che erano stati vaccinati contro di esso e difficilmente la doppia dose del vaccino ha confermato questa “efficacia del 97%”. L’ovvia fallibilità del vaccino è anche indicata dal fatto che ora il CDC richiede due dosi.
Ma i problemi relativi al fallito vaccino MPR sono molto più profondi. Innanzitutto, comportano profondi rischi per la salute (oltre 25 dei quali li abbiamo indicati qui: pericoli del vaccino MPR), incluso un aumento del rischio di autismo, che uno scienziato senior del CDC ha confessato alla sua agenzia, che non giustifica il rischio, dato che il morbillo non è solo non mortale ma conferisce benefici per la salute significativi che sono stati convalidati nella letteratura biomedicaIn secondo luogo, non solo il vaccino MPR non riesce a conferire coerentemente l’immunità, ma coloro che sono stati “immunizzati” con due dosi di vaccino MPR possono ancora trasmettere l’infezione ad altri – un fenomeno di cui nessuno sta segnalando la fretta di dare la colpa al non vaccinati o minimamente vaccinati per l’epidemia.

I vaccinati per MPR possono ancora diffondere il morbillo:

Tre anni fa uno studio pionieristico pubblicato sulla rivista Clinical Infectious Diseases, la cui paternità comprendeva scienziati che lavoravano per il Bureau of Immunization, il Dipartimento di salute e igiene mentale di New York, il Centro nazionale per l’immunizzazione e le malattie respiratorie e i Centri per il Controllo e la Prevenzione delle malattie (CDC), Atlanta, GA, ha esaminato le prove del focolaio di morbillo di New York del 2011 secondo cui le persone vaccinate contro il morbillo e con ‘immunità’ conseguente alla vaccinazione erano comunque in grado di essere infettate dal morbillo e di infettare altri con esso (trasmissione secondaria).
Questa constatazione ha anche destato l’attenzione delle notizie mainstream, come l’articolo di Sciencemag.org dell’aprile 2014 intitolato “Per la prima volta tracciata epidemia di morbillo partita da paziente completamente vaccinato“.
Lo studio innovativo intitolato “Scoppio di morbillo tra persone con precedenti prove di immunità, New York City, 2011” ha riconosciuto che “il morbillo può verificarsi in individui vaccinati, ma la trasmissione secondaria da tali individui non è stata documentata”.
Al fine di scoprire se i soggetti vaccinati contro il morbillo sono in grado di essere infetti e trasmettere l’infezione ad altri, hanno valutato casi sospetti e contatti scoperti durante un’epidemia di morbillo nel 2011 a New York.
Si sono concentrati su un paziente che aveva ricevuto due dosi di vaccino contenente il morbillo e hanno scoperto che,
“Di 88 contatti, sono stati confermati quattro casi secondari che avevano o due dosi di vaccino contenente il morbillo oppure un anticorpo IgG, per passato morbillo, positivo.Tutti i casi avevano conferma di laboratorio dell’infezione da morbillo, sintomi clinici coerenti con il morbillo e un’alta risposta immunitaria secondaria.”
La loro notevole conclusione:
“Questo è il primo rapporto di trasmissione del morbillo da un individuo vaccinato due volte:
la presentazione clinica e i dati di laboratorio dell’indice erano tipici del morbillo in un individuo ‘naïve’. I casi secondari presentavano robuste risposte anticorpali anamnestiche.
Non si sono verificati casi terziari nonostante numerosi contatti. L’epidemia sottolinea la necessità di un’accurata indagine epidemiologica e di laboratorio sui casi sospetti di morbillo indipendentemente dallo stato di vaccinazione.”
Perciò, un individuo vaccinato due volte, in un’epidemia di morbillo di New York, è stato trovato avesse trasmesso il morbillo a quattro dei suoi contatti, due dei quali avevano ricevuto due dosi di vaccino MPR e avevano risultati anticorpali presumibilmente protettivi contro l’IgG del morbillo.
Questo fenomeno – il vaccino contro MPR rilevato all’origine dell’infezione di altri casi di vaccinati con MPR – è stato ignorato dalle agenzie sanitarie e dai media.
I dati corroborano la possibilità che, durante l’epidemia di morbillo a Disney, i vaccinati precedentemente (non noto di quel 18%) possano essere stati infettati o già stavano eliminando il morbillo da un vaccino e trasmesso il morbillo sia ai vaccinati che ai non-vaccinati.
Inoltre, questi scienziati dei CDC e del NYC Bureau of Immunization hanno identificato la “necessità” di “un’indagine approfondita epidemiologica e di laboratorio sui casi sospetti di morbillo indipendentemente dallo stato di vaccinazione”, cioè che si dovrebbe poter escludere il fallimento vaccinale e l’infezione sparsa da parte di.
Invece, quello che sta accadendo ora è che, nel momento in cui si verifica un’epidemia di morbillo, l’atteggiamento è quello di “incolpare la vittima” e che i media e/o le agenzie sanitarie riferiscano circa tale epidemia come se fosse provato che gli afflitti siano sotto- o non- vaccinati, spesso senza prove sufficienti per sostenere queste affermazioni.
Chiaramente le parti interessate nel dibattito circa vaccini/non vaccini avrebbero bisogno di guardare la situazione attraverso la lente delle prove stesse e non quella data da una scienza che agisce solo mediante proclami facendo richieste alle autorità.
Sorprendentemente la verità è stata soppressa per decenni.
Venti anni fa è stato constatato che il vaccino per MPR possa infettare praticamente tutti i suoi destinatari con il morbillo.
Gli scienziati che lavorano al Centro Nazionale per le Malattie Infettive dei CDC, finanziato dall’OMS e dal Programma Nazionale per i Vaccini, hanno scoperto qualcosa di veramente inquietante sul vaccino MPR: porta a un’infezione rilevabile da morbillo nella stragrande maggioranza di coloro che la ricevono.
Il foglietto illustrativo del vaccino anti-MPR prodotto da Merck riporta che esso possa causare l’encefalite da morbillo (MIBE), una forma rara ma potenzialmente letale di infezione del cervello, per morbillo.
Per saperne di più, leggi il mio articolo sull’argomento “Il morbillo diffuso dai vaccinati: conferma di documenti dell’OMS, della Merck e del CDC“.

Smetti di incolpare il vaccinato quando fallisce il vaccino

La morale della storia è che non si può incolpare i genitori di non vaccinati per la morbilità e la mortalità delle malattie infettive quando la vaccinazione, anche nella sua pseudo immunizzazione, non impedisce a quelli che vengono vaccinati di infettare altri.
In effetti, le epidemie secondarie al fallimento del vaccino contro il morbillo e lo spargimento in popolazioni conformi alle vaccinazioni fino al 99% sono avvenute per decenni. Ecco alcuni esempi riportati nella letteratura medica:
  • 1985, Texas, USA: secondo un articolo pubblicato nel New England Journal of Medicine nel 1987, “Un focolaio di morbillo si è verificato tra gli adolescenti a Corpus Christi, in Texas, nella primavera del 1985, anche se i requisiti di vaccinazione per la frequenza scolastica erano stati completamente applicato “. Hanno concluso: “Concludiamo che focolai di morbillo possono verificarsi nelle scuole secondarie, anche quando più del 99% degli studenti sono stati vaccinati e oltre il 95% sono immuni”. 1
  • 1985, Montana, USA: secondo un articolo pubblicato sull’American Journal of Epidemiology dal titolo “Persistente focolaio di morbillo, nonostante misure preventive e di controllo adeguate”, nel Montana si è verificato un focolaio di 137 casi di morbillo. I registri delle scuole hanno indicato che il 98,7% degli studenti era stato adeguatamente vaccinato, portando i ricercatori a concludere che: “Questo focolaio suggerisce che la trasmissione del morbillo possa persistere in alcuni contesti, nonostante l’adeguata attuazione dell’odierna strategia di eliminazione del morbillo”. 2
  • 1988, Colorado, USA: secondo un articolo pubblicato sull’American Journal of Public Health nel 1991, “All’inizio del 1988 un focolaio di 84 casi di morbillo si è verificato in un college in Colorado in cui oltre il 98% degli studenti aveva documentazione di un’adeguata immunizzazione del morbillo… a causa di un requisito di vaccinazione in vigore dal 1986. Hanno concluso: “… epidemie di morbillo possono verificarsi tra le popolazioni di college altamente vaccinate” 3
  • 1989, Quebec, Canada: secondo un articolo pubblicato sul Canadian Journal of Public Health nel 1991, un focolaio di morbillo del 1989 è stato “in gran parte attribuito a una copertura vaccinale incompleta”, ma a seguito di un’ampia revisione i ricercatori hanno concluso “La copertura vaccinale incompleta non è una spiegazione valida per l’epidemia di morbillo a Quebec City”. 4
  • 1991-1992, Rio de Janeiro, Brasile: secondo un articolo pubblicato sulla rivista Revista da Sociedade Brasileira de Medicina Tropical, in un focolaio di morbillo dal marzo 1991 all’aprile 1992 a Rio de Janeiro, il 76,4% di quelli sospettati di essere infetti avevano ricevuto il vaccino per il morbillo prima dell’età del loro primo compleanno. 5
  • 1992, Città del Capo, Sudafrica: secondo un articolo pubblicato sul South African Medical Journa nel 1994, “[In] Agosto 1992 si verificò un’epidemia, con casi segnalati in molte scuole in bambini presumibilmente immunizzati”. La percentuale di immunizzazione per il morbillo è risultata del 91% e l’efficacia del vaccino è risultata essere solo del 79%, portandoli a concludere che il fallimento del vaccino primario e secondario fosse una possibile spiegazione dell’epidemia. 6
Ci sono molti altri esempi del fallimento abissale del vaccino contro il morbillo, incluso uno studio pubblicato su PLoS intitolato “Difficoltà nell’eliminare il morbillo e controllare la rosolia e la parotite: uno studio trasversale di una prima vaccinazione contro il morbillo e la rosolia e una secondo dose per morbillo, parotite e la rosolia” che ha messo in luce la lampante inefficacia dei due vaccini [contro il morbillo (morbillo-rosolia (MR) o morbillo-parotite-rosolia (MPR)] nel soddisfare la loro promessa ampiamente diffusa di prevenire epidemie in popolazioni altamente vaccine.
Ci siamo immersi profondamente nelle implicazioni di questo studio nel nostro articolo intitolato “Perché la Cina sta avendo epidemie di morbillo quando il 99% è vaccinato?“.
L’esempio più recente è stato pubblicato oggi sul sito Web del CDC in un rapporto intitolato “Morbillo epidemico in una popolazione altamente vaccinata – Israele, luglio-agosto 2017“, in cui si descrive di un paziente zero che aveva ricevuto tre dosi di MPR.
Non sorprende che il CDC non tragga la conclusione ovvia che il vaccino MPR ha fallito e che, piuttosto, dovrebbero considerare il morbillo una possibilità quando esaminano un paziente con febbre e un’eruzione cutanea anche quando il paziente è vaccinato.
Questi sette focolai appena elencati non sono affatto esaustivi della letteratura biomedica, ma illustrano quanto sia fuorviante l’opinione pubblica sull’efficacia dei vaccini contro il morbillo e come lo sia in generale l’agenda di vaccinazione proposta dai CDC. Nessuna quantità di ignoranza storica cancellerà il fatto che la vaccinazione non è innanzitutto uguale all’avvenuta immunizzazione; l’antigenicità non equivale all’immunogenicità, né sono rappresentati in modo accurato gli effetti collaterali non intenzionali del vaccino anti-MPR e di altri vaccini del programma dei CDC, precludendo l’accesso al principio etico medico del consenso informato.
Traduzione a cura di Manuela Prascevic & Luigi Quintavalle

RIFERIMENTI

1T L Gustafson, A W Lievens, P A Brunell, R G Moellenberg, C M Buttery, L M Sehulster. Measles outbreak in a fully immunized secondary-school population. N Engl J Med. 1987 Mar 26 ;316(13):771-4. PMID: 3821823
2R M Davis, E D Whitman, W A Orenstein, S R Preblud, L E Markowitz, A R Hinman. A persistent outbreak of measles despite appropriate prevention and control measures. Am J Epidemiol. 1987 Sep ;126(3):438-49. PMID: 3618578
3B S Hersh, L E Markowitz, R E Hoffman, D R Hoff, M J Doran, J C Fleishman, S R Preblud, W A Orenstein. A measles outbreak at a college with a prematriculation immunization requirement. Am J Public Health. 1991 Mar ;81(3):360-4. PMID: 1994745
4N Boulianne, G De Serres, B Duval, J R Joly, F Meyer, P Déry, M Alary, D Le Hénaff, N Thériault.[Major measles epidemic in the region of Quebec despite a 99% vaccine coverage]. Can J Public Health. 1991 May-Jun;82(3):189-90. PMID: 1884314
5S A de Oliveira, W N Soares, M O Dalston, M T de Almeida, A J Costa. Clinical and epidemiological findings during a measles outbreak occurring in a population with a high vaccination coverage. Rev Soc Bras Med Trop. 1995 Oct-Dec;28(4):339-43. PMID: 866883
6N Coetzee, G D Hussey, G Visser, P Barron, A Keen. The 1992 measles epidemic in Cape Town–a changing epidemiological pattern. S Afr Med J. 1994 Mar ;84(3):145-9. PMID: 7740350

E’ UFFICIALE: LA MENINGITE È DA OGGI TRA LE REAZIONI AVVERSE AL VACCINO CONTRO LA VARICELLA.

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L’FDA ha aggiunto in data 19 ottobre 2018, la “meningite” come effetto collaterale del vaccino VARIVAX (varicella singolo) a seguito delle segnalazioni di reazioni avverse post marketing.

Da Auretitalia.org