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domenica 14 giugno 2026

INCHIESTA SPECIALE: Il Caso Christine Cotton. Dalla Relazione Bomba sui Trial Pfizer al Mistero della Scomparsa Sospetta

Christine Cotton. Dalla Relazione Bomba sui Trial Pfizer al Mistero della Scomparsa


Nel panorama della controinformazione globale, esistono storie in cui i numeri, la biologia e i destini personali si intrecciano in modo così fitto da sollevare interrogativi inquietanti. Uno dei casi più clamorosi, che sta scuotendo i blog indipendenti di tutto il mondo, è quello di Christine Cotton, stimata biostatistica francese con oltre trent’anni di esperienza nella validazione metodologica delle sperimentazioni cliniche.

Divenuta un punto di riferimento per aver smontato, dati alla mano, la narrazione ufficiale sulla sicurezza dei vaccini mRNA, la Cotton ha firmato un monumentale rapporto peritale di 414 pagine a fine dicembre 2024. Questo documento è stato immediatamente utilizzato in storiche denunce penali contro l'ANSM (Agenzia Francese del Farmaco) per inganno aggravato e abuso di potere.

Oggi, però, il suo nome è associato anche a un fitto mistero: la sua improvvisa e tragica scomparsa per suicidio, avvenuta in un clima di pesanti denunce personali su patologie anomale e presunte persecuzioni tecnologiche.

1. Cosa ha Scoperto Christine Cotton nei "Pfizer Papers"?

Il lavoro della Cotton rappresenta un punto di non ritorno perché attacca il sistema regolatorio usando le sue stesse armi: la matematica e i protocolli della Good Clinical Practice (GCP). I blog di informazione libera hanno riassunto i punti più devastanti della sua indagine sui documenti interni di Pfizer:

  • Il Prodotto Somministrato non è Quello Testato: La perizia dimostra che per ottenere l'efficacia del 95% sbandierata dai media è stato utilizzato un processo di produzione pulito e su scala ridotta (Process 1). La produzione di massa distribuita alla popolazione (Process 2), invece, ha subìto modifiche strutturali nei vettori lipidici mai validate nei trial clinici originari.

  • La Distruzione del Gruppo di Controllo: Nel giro di pochissimi mesi dall'avvio dello studio, il gruppo Placebo è stato "unblindato" e vaccinato. Questa mossa ha cancellato la possibilità di condurre confronti statistici a lungo termine sulla comparsa di tumori, malattie autoimmuni o patologie neurodegenerative.

  • Omissioni su Trasmissione e Asintomatici: La biostatistica ha messo nero su bianco che, all'atto dell'autorizzazione commerciale, non esisteva alcun dato statistico robusto che dimostrasse la capacità del farmaco di bloccare il contagio.

2. Il Mistero della Scomparsa e la Denuncia sui Sintomi Fisici Anomali

Sulla scia della pubblicazione di questi dati e dell'avvio delle battaglie legali che stavano facendo tremare i vertici di Big Pharma, la vicenda di Christine Cotton ha preso una piega drammatica. La notizia del suo suicidio ha trovato immediata eco sui siti di controinformazione come Il Mattino Quotidiano (nella sezione Basilicata Free), sollevando profondi dubbi sulle reali dinamiche e sulle pressioni subite dalla scienziata.

Ad alimentare i sospetti concorrono le testimonianze e i messaggi scambiati prima del tragico epilogo, nei quali la Cotton descriveva un quadro clinico anomalo, improvviso e devastante:

  1. Il Bruciore Intenso ai Lombi: La scienziata aveva confidato di percepire una costante e dolorosa sensazione di bruciore interno acuto che si irradiava dalla zona lombare in giù.

  2. La Resistenza alle Cure Tradizionali: Tali sintomi, insorti in concomitanza con la fase più calda della sua esposizione pubblica e legale, non trovavano alcuna spiegazione medica nei canali clinici ordinari.

3. Le Inchieste di Controinformazione Online: L'Ipotesi delle Armi a Energia Diretta (DEW)

I principali portali di informazione indipendente e i blog che si occupano di geopolitica occulta collegano la patologia descritta dalla Cotton a un fenomeno ben noto agli studiosi di guerra invisibile: l'uso di armi a energia diretta (DEW - Directed Energy Weapons) e di tecnologie di irraggiamento elettromagnetico mirato.

Questo filone di controinformazione si aggancia storicamente alle denunce sulle grandi installazioni ionosferiche (come HAARP o il MUOS) e sui sistemi radar militari. Secondo le analisi condivise in rete:

  • L'Irraggiamento Localizzato: Tecniche di stimolazione a radiofrequenza o microonde focalizzate sono in grado di indurre nei tessuti biologici umani sensazioni termiche estreme, dolori neuropatici artificiali e infiammazioni profonde, simulando patologie invalidanti.

  • La Destabilizzazione Psicofisica: L'esposizione prolungata a tali frequenze viene studiata nei manuali di guerra psicologica per indurre esaurimento fisico, insonnia cronica e crolli emotivi, spingendo la vittima verso l'autolesionismo per simulare un "suicidio perfetto".

Per molti analisti, Christine Cotton potrebbe essere entrata nel mirino di un sistema che non poteva permettersi il crollo legale del castello di carte eretto attorno ai bilanci della sanità globale.

🌹 UN OMAGGIO A CHRISTINE COTTON: Una Voce di Verità che Non Verrà Silenziata

"A te, Christine, che hai messo la tua intelligenza, la tua professionalità e la tua stessa vita al servizio della verità. In un mondo dominato dal silenzio e dal compromesso, hai scelto di far parlare i dati, di dare voce alle vittime e di squarciare il velo dell'inganno. Il tuo sacrificio non sarà vano: le tue 414 pagine di verbali e perizie restano scritte nella storia e continueranno a camminare sulle gambe di chi, ogni giorno, sceglie di non piegare la testa. Che la terra ti sia lieve, guerriera della luce."

© 2026 Vivere in Modo Naturale: Informazione Libera e Indipendente

Ufficio Stampa: Salvatore Calleri

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mercoledì 10 giugno 2026

Piano pilota contro l’influenza aviaria: una panoramica sulle aree e sulle filiere interessate

piano pilota influenza aviaria aree filiere e aziende coinvolte


Negli ultimi mesi si è parlato sempre più frequentemente del nuovo piano pilota italiano per la vaccinazione contro l’influenza aviaria H5. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, è importante comprendere quali siano concretamente i territori interessati e come questa iniziativa coinvolga la filiera produttiva nazionale.

L’attuazione del progetto avviene attraverso i codici aziendali identificati dai Servizi Veterinari e dalle ASL competenti. Nella pratica, però, gran parte degli allevamenti del Nord Italia opera all’interno di sistemi di filiera integrata o di soccida, collaborando direttamente con i principali gruppi industriali del settore.

Le principali filiere interessate

Tra le realtà produttive maggiormente presenti nelle aree coinvolte figurano alcuni dei marchi più conosciuti del comparto avicolo italiano.

AIA – Gruppo Veronesi

Il Gruppo Veronesi rappresenta uno dei principali operatori nazionali e dispone di numerosi allevamenti localizzati proprio nelle province di Verona e Mantova, considerate centrali per il progetto pilota.

Amadori

Anche Amadori possiede una rete produttiva diffusa tra Lombardia ed Emilia-Romagna, con numerosi siti dedicati alla crescita e all’allevamento degli animali destinati alla filiera alimentare.

Fileni

Il gruppo Fileni collabora con diversi allevamenti distribuiti nelle aree caratterizzate da elevata densità avicola e rientra tra gli operatori presenti nei territori interessati dai monitoraggi sanitari.

Eurovo

Per quanto riguarda il comparto delle uova, Eurovo e i marchi collegati rappresentano una delle principali realtà nazionali nel settore delle galline ovaiole.

Le province interessate dal piano

Il progetto si concentra principalmente nelle aree della Pianura Padana considerate strategiche dal punto di vista produttivo.

Veneto

  • Verona
  • Padova
  • Vicenza
  • Rovigo

Lombardia

  • Mantova
  • Brescia
  • Cremona

Emilia-Romagna

  • Alcune aree delle province di Forlì-Cesena
  • Ravenna

Queste zone presentano una concentrazione particolarmente elevata di allevamenti avicoli e sono da tempo oggetto di controlli epidemiologici specifici.

Le specie coinvolte

La campagna non interessa indistintamente tutto il pollame, ma si concentra soprattutto sulle categorie considerate maggiormente esposte.

Tra queste figurano:

  • tacchini da ingrasso;
  • galline ovaiole;
  • allevamenti destinati alla riproduzione.

La scelta deriva dalle caratteristiche produttive di queste tipologie di allevamento e dalla loro permanenza prolungata nelle strutture.

Un progetto che interessa l’intera filiera

Pur essendo identificati formalmente tramite codici aziendali e criteri veterinari, gli allevamenti coinvolti risultano spesso inseriti nelle grandi catene produttive nazionali.

Per questo motivo il piano interessa indirettamente una parte significativa della filiera avicola italiana, comprendendo sia aziende indipendenti sia strutture che operano per conto dei maggiori gruppi industriali.

La mia riflessione

Da osservatore e autore di questo blog, ritengo che un progetto di tale portata meriti il massimo livello di trasparenza e informazione pubblica.

Quando si interviene su milioni di capi allevati all’interno di una delle principali filiere alimentari del Paese, considero fondamentale che cittadini e consumatori possano conoscere nel dettaglio le modalità operative, gli obiettivi perseguiti e gli eventuali sviluppi futuri.

Per questo continuerò a seguire attentamente la documentazione disponibile, analizzando decreti, provvedimenti e dati ufficiali, con l’intento di offrire un’informazione il più possibile completa e accessibile.

Salvatore Calleri
Ufficio Stampa

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venerdì 22 maggio 2026

OGNI LOTTO DI VACCINO AVEVA UNA FORMULA DIVERSA: I NUMERI DEI LOTTI LO PROVAVANO

Infografica d'inchiesta sui lotti di vaccino suddivisi in tre livelli e formule differenti in base al tasso di eventi avversi registrati nel sistema.
La stratificazione geometrica dei lotti analizzati nel dossier: i tre livelli di reogenicità mappati sulla blockchain.


Un'inchiesta dettagliata sulla mappatura di 12.000 lotti di vaccino: i dati statistici che evidenziano formule e distribuzioni differenti.

La mappatura dei dodicimila lotti e la geometria della distribuzione asimmetrica

Di Salvatore Calleri - Ufficio Stampa

Non ci sono spazi per le opinioni quando i numeri smettono di comportarsi in modo casuale. Quella che si profila dietro la pubblicazione di un documento di 147 pagine, rilasciato direttamente al pubblico su un server decentralizzato, non è una tesi teorica, ma un’analisi geometrica e statistica condotta da un team composto da quattro statistici, due farmacologi e un ex regolatore della FDA. Al centro dell'indagine vi è l'incrocio sistematico di 12.000 numeri di lotto di preparati farmaceutici con i rapporti di eventi avversi registrati nel sistema di vigilanza VAERS.

I risultati descrivono una realtà quantitativa rigida: la presenza di picchi di segnalazioni che superano del 4000% la normale variabilità attesa in qualsiasi processo di produzione industriale standard.


la stratificazione dei lotti
Tre livelli. Tre formule.


La stratificazione chimica dei lotti

Secondo i dati estratti e mappati sulla blockchain per garantirne l'immutabilità, la distribuzione non ha seguito i criteri di omogeneità che caratterizzano la farmacovigilanza classica. L'inchiesta evidenzia la presenza di tre categorie distinte di lotti, ciascuna associata a risposte biologiche e tassi di segnalazione nettamente differenziati:

  • Livello Base (Terminali 20A - 20F): Questa specifica sequenza di lotti presenta un tasso di segnalazione di eventi avversi prossimo allo zero. Matematicamente sovrapponibili a soluzioni saline o placebo, queste dosi hanno registrato l'assenza di risposte immunitarie o sistemiche rilevanti.

  • Livello Intermedio (Terminali 21K - 21X): In questo secondo blocco, i dati evidenziano un incremento controllato delle segnalazioni relative a stanchezza cronica, miocarditi e fenomeni di coagulazione. I tassi di ospedalizzazione associati a queste sequenze si attestano al 300% sopra la linea di base statistica.

  • Livello Critico (Terminali 22R - 22Z): È in questa terza fascia che la curva statistica subisce un'impennata definita catastrofica dagli analisti. Le segnalazioni collegate a questi lotti specifici registrano ictus, arresti cardiaci improvvisi e gravi danni neurologici, con indici di mortalità che superano dell'8.100% la norma stabilita per qualsiasi prodotto farmaceutico commercializzato nella storia moderna.

La logica della distribuzione geografica e dei codici postali

L'elemento centrale dell'inchiesta del team di ricerca risiede nella sovrapposizione tra la tipologia del lotto e la destinazione geografica finale. La tesi supportata dai dati esclude la casualità logistica: i lotti a più alto impatto non sono stati distribuiti in modo uniforme, ma risultano concentrati in aree geografiche delimitate da specifici codici postali.

I dati indicano che le aree a più alta densità di lotti critici (22R-22Z) coincidono con distretti caratterizzati da precise componenti demografiche: comunità con un'alta presenza di veterani militari, primi soccorritori, titolari di attività d'impresa indipendenti e aree geografiche storicamente caratterizzate da bassi tassi di conformità e adesione alle direttive e ai mandati federali.

Al contrario, la mappatura evidenzia come i lotti a media intensità (21K-21X) siano stati indirizzati prevalentemente verso i grandi centri urbani ad alto consumo mediatico, aree in cui la percezione pubblica dei sintomi moderati veniva assorbita all'interno della narrazione della "normalità", incentivando il ricorso ai successivi richiami. Infine, i lotti a impatto zero (20A-20F) risultano associati alle aree di distribuzione destinate alle figure di vertice delle istituzioni, dei media e delle stesse dirigenze farmaceutiche.

Il deposito agli atti e il fascicolo giudiziario

La frammentazione della distribuzione ha fatto sì che nessun singolo ospedale o centro cittadino accumulasse una quantità di dosi critiche tale da far scattare immediatamente i sistemi di allarme locali, diluendo l'impatto complessivo e configurandolo come una serie di "effetti collaterali rari".

La svolta procedurale è avvenuta con il deposito formale dell'intero set di dati crittografati. L'ex regolatore della FDA facente parte del pool di ricerca ha presentato la documentazione dinanzi a un tribunale militare, accompagnando i dati con una dichiarazione formale in cui si afferma che la configurazione rilevata non risponde a criteri di negligenza produttiva, bensì a un protocollo di dispiegamento sistematico.

L'autorità giudiziaria ha acquisito ufficialmente il materiale probatorio. Il fascicolo è stato aperto e registrato con il numero di caso ufficiale: GT-2026-0441.

La tracciabilità dei dati, ora blindata all'interno dei nodi della blockchain, non è più suscettibile di modifiche o cancellazioni centralizzate. Ogni numero di lotto mappato rimane depositato come elemento di verifica geometrica all'interno della più vasta indagine sulla gestione della sanità pubblica globale.

Firmato, Salvatore Calleri - Ufficio Stampa

CODICE: LOT-NUMBERS / 3-TIERS / ZIP-TARGETED / GT-2026-0441

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mercoledì 20 maggio 2026

Il progetto pilota di vaccinazione avicola in Italia: i retroscena della sperimentazione H5

progetto pilota vaccinazione avicola in italia


Focus sulle province di Verona e Mantova: i vincoli di mercato interni, le aziende produttrici e gli inquietanti interrogativi sollevati dalle inchieste indipendenti.

Il Ministero della Salute italiano, in stretta intesa con le regioni e i Servizi Veterinari delle ASL, ha dato il via a una strategia per il controllo dell'Influenza Aviaria ad Alta Patogenicità (HPAI), mirata al ceppo H5. Questo provvedimento ha preso la forma di un "progetto pilota" di vaccinazione, concentrato in un distretto geografico ben preciso e accompagnato da rigide disposizioni sulla circolazione dei prodotti derivati.

Tuttavia, l'operazione ha sollevato un muro di scetticismo e un acceso dibattito. I consumatori e i canali di informazione indipendente si pongono domande cruciali che le autorità sembrano voler eludere: c'è davvero da fidarsi delle rassicurazioni istituzionali o ci troviamo di fronte alla solita sperimentazione calata dall'alto, con dinamiche che ricordano da vicino quanto già attuato con il Covid-19 sull'uomo e i relativi danni che oggi ben conosciamo?

1. La localizzazione del test: Perché proprio Verona e Mantova?

Le autorità sanitarie parlano di "scelta strategica", giustificando il confinamento della prima fase di immunizzazione degli uccelli alle province di Verona e Mantova con l'alta densità di allevamenti intensivi.

Ma le inchieste indipendenti sollevano un dubbio differente: questa porzione di territorio, cuore pulsante dell'avicoltura tra Veneto e Lombardia, non rischia di essere un immenso laboratorio a cielo aperto? Isolare un intero distretto per testare l'efficacia sul campo della profilassi vaccinale su tacchini da ingrasso e galline ovaiole assomiglia molto alla creazione di una "zona rossa" sperimentale, dove l'impatto biologico ed economico viene scaricato interamente su un territorio circoscritto, in attesa di capire quali saranno le reali conseguenze a lungo termine.

2. La natura dei vaccini: C'è da fidarsi delle certezze delle ASL?

Le ASL e i canali ufficiali si affrettano a gettare acqua sul fuoco, ripetendo che la tecnologia utilizzata si basa su vaccini a vettore virale ricombinante (HVT). Forniscono spiegazioni rassicuranti sulla complessa catena del freddo e sullo stoccaggio in contenitori criogenici ad azoto liquido.

Ma queste giustificazioni bastano a rassicurare i cittadini? O siamo davanti alle solite false certezze? La memoria collettiva torna inevitabilmente ai protocolli emergenziali del periodo Covid-19: anche allora le rassicurazioni sulla sicurezza dei nuovi farmaci biologici erano assolute e indiscutibili, salvo poi dover fare i conti con la realtà dei fatti e i pesanti danni collaterali emersi nel tempo.

Inoltre, i blog indipendenti mantengono l'allarme altissimo per un fatto innegabile: la transizione verso piattaforme biotecnologiche ancora più invasive è già una realtà a livello europeo. In Francia, ad esempio, la spinta governativa e industriale ha già aperto le porte all'uso e alla sperimentazione di veri e propri vaccini nucleotidici a mRNA negli allevamenti. Chi ci garantisce che queste tecnologie non stiano già entrando, o non entreranno a breve, anche nella filiera italiana sotto la copertura dei decreti d'emergenza, senza che nessuno ci dica la verità?

3. I colossi farmaceutici: Chi trae profitto dall'emergenza permanente?

Dietro la fornitura di questi presidi immunizzanti ad alta tecnologia si muovono i principali colossi mondiali della salute animale:

  • Ceva Santé Animale: Multinazionale francese in prima linea nei vaccini per il comparto avicolo.

  • Boehringer Ingelheim Animal Health: Divisione veterinaria del colosso tedesco.

  • Zoetis: Gigante globale della salute animale, fortemente orientato alla ricerca genomica.

Queste multinazionali lavorano in perfetta sinergia con gli istituti zooprofilattici e con i grandi marchi industriali della carne (come il Gruppo Veronesi con i marchi AIA e Negroni) che dominano i supermercati italiani. Non è che l'approccio dell'emergenza permanente e della profilassi chimica continua serva principalmente a tutelare i bilanci di queste grandi aziende e le catene di montaggio della carne intensiva, piuttosto che la salute pubblica e la sicurezza alimentare? Siamo di fronte allo stesso identico schema di profitto già visto sulla pelle delle persone.

4. Le zone d'ombra: Il grande paradosso dell'export e la salute dei cittadini

Le critiche e i dubbi sollevati dai comitati per la tutela del consumatore toccano i punti più sensibili dell'intera operazione:

  • Il mercato interno come bacino di assorbimento: Il decreto ministeriale parla chiaro: i prodotti derivati dagli allevamenti del progetto pilota non possono essere esportati e devono essere commercializzati esclusivamente all'interno del mercato italiano. Molti mercati esteri, infatti, applicano rigide misure protezionistiche e rifiutano la carne da paesi che vaccinano. La soluzione della politica? Far consumare tutta la carne sotto test all'interno dei confini nazionali. È accettabile che i cittadini italiani vengano usati come un bacino di consumo esclusivo per i prodotti di una sperimentazione zootecnica?

  • Il rischio di mutazioni indotte: L'uso di vaccini non sterilizzanti (che proteggono dai sintomi ma non bloccano la replicazione del virus) in ambienti sovraffollati come gli allevamenti intensivi può creare una fortissima pressione selettiva. Il rischio concreto è quello di spingere il virus dell'aviaria a mutare rapidamente, col pericolo di favorire la nascita di varianti ancora più aggressive e imprevedibili.

  • La totale assenza di etichettatura e consenso: Nei banchi dei supermercati non esiste alcun obbligo di specificare se il pollo, il tacchino o le uova provengano da animali sottoposti a questi protocolli o ai futuri trattamenti con tecnologia nucleotidica e a mRNA, sul modello di quanto già si osserva in Francia. Questa totale mancanza di trasparenza impedisce di fatto qualsiasi forma di scelta consapevole. Ci negano il diritto di sapere cosa mettiamo nel piatto.


5. Il precedente della "Dermatite Nodulare": Un copione che si ripete?

vaccino per animali
OBP (Onderstepoort Biological Products): Si tratta di una storica azienda farmaceutica con sede in Sud Africa, specializzata nella produzione di vaccini veterinari per il mercato subsahariano e globale, Saranno veramente questi i vaccini che stanno iniettando agli animali?
vaccini nucleotidici a mRNA? 


I parallelismi con altre gestioni emergenziale nella zootecnia non mancano. Le inchieste ricordano il caso della Dermatite Nodulare Contagiosa (LSD) nei bovini, dove l'introduzione di emergenza di vaccini vivi attenuati (come quelli prodotti dalla sudafricana OBP, basati sul ceppo Neethling) è avvenuta in regime di deroga ministeriale speciale.

Anche se i bollettini ufficiali si affrettano a dichiarare che non si tratta di malattie pericolose per l'uomo, l'uso di presidi importati d'urgenza e l'applicazione di tempi di sospensione sollevano le stesse identiche perplessità: il consumatore si trova sistematicamente escluso dalla conoscenza dei trattamenti terapeutici e biologici subiti dal bestiame da cui derivano il latte e la carne che porta in tavola.

Un risveglio necessario

L'avvio del progetto pilota a Verona e Mantova non può essere accettato come una semplice e indiscutibile "misura sanitaria". Le analogie con la gestione della passata emergenza sanitaria sull'uomo sono troppe per essere ignorate: la fretta istituzionale, l'uso di biotecnologie prodotte da colossi farmaceutici, le rassicurazioni standardizzate delle ASL e la totale mancanza di trasparenza nelle etichette puntano tutte verso la stessa direzione. È giunto il momento di smettere di fidarsi ciecamente, continuare a porsi domande, pretendere dati indipendenti e non accettare passivamente una transizione zootecnica che rischia di trasformare la nostra catena alimentare nell'ennesimo terreno di sperimentazione permanente.

Salvatore Calleri - Ufficio Stampa

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