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mercoledì 20 maggio 2026

Il progetto pilota di vaccinazione avicola in Italia: i retroscena della sperimentazione H5

progetto pilota vaccinazione sperimentale avicola


Focus sulle province di Verona e Mantova: i vincoli di mercato interni, le aziende produttrici e gli inquietanti interrogativi sollevati dalle inchieste indipendenti.

Il Ministero della Salute italiano, in stretta intesa con le regioni e i Servizi Veterinari delle ASL, ha dato il via a una strategia per il controllo dell'Influenza Aviaria ad Alta Patogenicità (HPAI), mirata al ceppo H5. Questo provvedimento ha preso la forma di un "progetto pilota" di vaccinazione, concentrato in un distretto geografico ben preciso e accompagnato da rigide disposizioni sulla circolazione dei prodotti derivati.

Tuttavia, l'operazione ha sollevato un muro di scetticismo e un acceso dibattito. I consumatori e i canali di informazione indipendente si pongono domande cruciali che le autorità sembrano voler eludere: c'è davvero da fidarsi delle rassicurazioni istituzionali o ci troviamo di fronte alla solita sperimentazione calata dall'alto, con dinamiche che ricordano da vicino quanto già attuato con il Covid-19 sull'uomo e i relativi danni che oggi ben conosciamo?

1. La localizzazione del test: Perché proprio Verona e Mantova?

Le autorità sanitarie parlano di "scelta strategica", giustificando il confinamento della prima fase di immunizzazione degli uccelli alle province di Verona e Mantova con l'alta densità di allevamenti intensivi.

Ma le inchieste indipendenti sollevano un dubbio differente: questa porzione di territorio, cuore pulsante dell'avicoltura tra Veneto e Lombardia, non rischia di essere un immenso laboratorio a cielo aperto? Isolare un intero distretto per testare l'efficacia sul campo della profilassi vaccinale su tacchini da ingrasso e galline ovaiole assomiglia molto alla creazione di una "zona rossa" sperimentale, dove l'impatto biologico ed economico viene scaricato interamente su un territorio circoscritto, in attesa di capire quali saranno le reali conseguenze a lungo termine.

2. La natura dei vaccini: C'è da fidarsi delle certezze delle ASL?

Le ASL e i canali ufficiali si affrettano a gettare acqua sul fuoco, ripetendo che la tecnologia utilizzata si basa su vaccini a vettore virale ricombinante (HVT). Forniscono spiegazioni rassicuranti sulla complessa catena del freddo e sullo stoccaggio in contenitori criogenici ad azoto liquido.

Ma queste giustificazioni bastano a rassicurare i cittadini? O siamo davanti alle solite false certezze? La memoria collettiva torna inevitabilmente ai protocolli emergenziali del periodo Covid-19: anche allora le rassicurazioni sulla sicurezza dei nuovi farmaci biologici erano assolute e indiscutibili, salvo poi dover fare i conti con la realtà dei fatti e i pesanti danni collaterali emersi nel tempo.

Inoltre, i blog indipendenti mantengono l'allarme altissimo per un fatto innegabile: la transizione verso piattaforme biotecnologiche ancora più invasive è già una realtà a livello europeo. In Francia, ad esempio, la spinta governativa e industriale ha già aperto le porte all'uso e alla sperimentazione di veri e propri vaccini nucleotidici a mRNA negli allevamenti. Chi ci garantisce che queste tecnologie non stiano già entrando, o non entreranno a breve, anche nella filiera italiana sotto la copertura dei decreti d'emergenza, senza che nessuno ci dica la verità?

3. I colossi farmaceutici: Chi trae profitto dall'emergenza permanente?

Dietro la fornitura di questi presidi immunizzanti ad alta tecnologia si muovono i principali colossi mondiali della salute animale:

  • Ceva Santé Animale: Multinazionale francese in prima linea nei vaccini per il comparto avicolo.

  • Boehringer Ingelheim Animal Health: Divisione veterinaria del colosso tedesco.

  • Zoetis: Gigante globale della salute animale, fortemente orientato alla ricerca genomica.

Queste multinazionali lavorano in perfetta sinergia con gli istituti zooprofilattici e con i grandi marchi industriali della carne (come il Gruppo Veronesi con i marchi AIA e Negroni) che dominano i supermercati italiani. Non è che l'approccio dell'emergenza permanente e della profilassi chimica continua serva principalmente a tutelare i bilanci di queste grandi aziende e le catene di montaggio della carne intensiva, piuttosto che la salute pubblica e la sicurezza alimentare? Siamo di fronte allo stesso identico schema di profitto già visto sulla pelle delle persone.

4. Le zone d'ombra: Il grande paradosso dell'export e la salute dei cittadini

Le critiche e i dubbi sollevati dai comitati per la tutela del consumatore toccano i punti più sensibili dell'intera operazione:

  • Il mercato interno come bacino di assorbimento: Il decreto ministeriale parla chiaro: i prodotti derivati dagli allevamenti del progetto pilota non possono essere esportati e devono essere commercializzati esclusivamente all'interno del mercato italiano. Molti mercati esteri, infatti, applicano rigide misure protezionistiche e rifiutano la carne da paesi che vaccinano. La soluzione della politica? Far consumare tutta la carne sotto test all'interno dei confini nazionali. È accettabile che i cittadini italiani vengano usati come un bacino di consumo esclusivo per i prodotti di una sperimentazione zootecnica?

  • Il rischio di mutazioni indotte: L'uso di vaccini non sterilizzanti (che proteggono dai sintomi ma non bloccano la replicazione del virus) in ambienti sovraffollati come gli allevamenti intensivi può creare una fortissima pressione selettiva. Il rischio concreto è quello di spingere il virus dell'aviaria a mutare rapidamente, col pericolo di favorire la nascita di varianti ancora più aggressive e imprevedibili.

  • La totale assenza di etichettatura e consenso: Nei banchi dei supermercati non esiste alcun obbligo di specificare se il pollo, il tacchino o le uova provengano da animali sottoposti a questi protocolli o ai futuri trattamenti con tecnologia nucleotidica e a mRNA, sul modello di quanto già si osserva in Francia. Questa totale mancanza di trasparenza impedisce di fatto qualsiasi forma di scelta consapevole. Ci negano il diritto di sapere cosa mettiamo nel piatto.


5. Il precedente della "Dermatite Nodulare": Un copione che si ripete?

vaccino per animali
OBP (Onderstepoort Biological Products): Si tratta di una storica azienda farmaceutica con sede in Sud Africa, specializzata nella produzione di vaccini veterinari per il mercato subsahariano e globale, Saranno veramente questi i vaccini che stanno iniettando agli animali?
vaccini nucleotidici a mRNA? 


I parallelismi con altre gestioni emergenziale nella zootecnia non mancano. Le inchieste ricordano il caso della Dermatite Nodulare Contagiosa (LSD) nei bovini, dove l'introduzione di emergenza di vaccini vivi attenuati (come quelli prodotti dalla sudafricana OBP, basati sul ceppo Neethling) è avvenuta in regime di deroga ministeriale speciale.

Anche se i bollettini ufficiali si affrettano a dichiarare che non si tratta di malattie pericolose per l'uomo, l'uso di presidi importati d'urgenza e l'applicazione di tempi di sospensione sollevano le stesse identiche perplessità: il consumatore si trova sistematicamente escluso dalla conoscenza dei trattamenti terapeutici e biologici subiti dal bestiame da cui derivano il latte e la carne che porta in tavola.

Un risveglio necessario

L'avvio del progetto pilota a Verona e Mantova non può essere accettato come una semplice e indiscutibile "misura sanitaria". Le analogie con la gestione della passata emergenza sanitaria sull'uomo sono troppe per essere ignorate: la fretta istituzionale, l'uso di biotecnologie prodotte da colossi farmaceutici, le rassicurazioni standardizzate delle ASL e la totale mancanza di trasparenza nelle etichette puntano tutte verso la stessa direzione. È giunto il momento di smettere di fidarsi ciecamente, continuare a porsi domande, pretendere dati indipendenti e non accettare passivamente una transizione zootecnica che rischia di trasformare la nostra catena alimentare nell'ennesimo terreno di sperimentazione permanente.

Salvatore Calleri - Ufficio Stampa

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martedì 12 maggio 2026

6G e Big Pharma: Evoluzione Tecnologica o Protocollo di Biosorveglianza e Malattia Programmata?

6G e Big Pharma: inchiesta su onde Terahertz, biosorveglianza e rischi per la salute molecolare



Mentre l'opinione pubblica è distratta da crisi geopolitiche e rincari energetici, nei laboratori di ricerca delle Big Tech si sta ultimando il passaggio alla sesta generazione tecnologica. Ma se pensate che il 6G sia solo "il 5G più veloce", siete fuori strada. Questa non è evoluzione: è un cambio di paradigma che tocca la materia, lo spazio e la nostra stessa biologia.

1. La ragnatela Terahertz: Frequenze che "vedono" la materia

Il cuore pulsante del 6G risiede nelle frequenze sub-millimetriche (Terahertz). Queste onde si posizionano in una zona grigia tra le microonde e l'infrarosso.

  • Il punto critico: A differenza delle frequenze precedenti, queste interagiscono direttamente con le risonanze molecolari. Cosa significa? Che la rete non si limiterà a trasmettere dati, ma diventerà un gigantesco sensore ambientale.

  • L’implicazione: Una rete 6G è in grado di "vedere" la forma degli oggetti in una stanza e di rilevare la presenza umana senza l'uso di telecamere, analizzando semplicemente come le onde rimbalzano sui corpi. È la fine definitiva del concetto di spazio privato.

2. Sincronizzazione Biologica: Il corpo come parte della rete

Uno dei pilastri del 6G è la cosiddetta "Comunicazione Human-Centric". Nei documenti tecnici si parla apertamente di "Body Area Networks" (BAN).

  • L’indagine: Si sta studiando come utilizzare il corpo umano stesso come conduttore per il segnale. Non si parla più di dispositivi "indossabili", ma di una fusione dove la pelle e il sistema nervoso diventano interfacce per la rete.

  • La perplessità: Quali sono gli effetti a lungo termine di segnali ad alta frequenza che utilizzano la nostra conduttività salina e biologica per trasmettere pacchetti dati? Il silenzio della medicina ufficiale su questo punto è assordante.

3. Il Lato Oscuro: Frequenze, Tumori e il Business di Big Pharma

Qui l'inchiesta si fa scottante. Le onde Terahertz operano a livelli energetici che possono interferire con i processi di riparazione del DNA e causare stress ossidativo cellulare.

  • Il sospetto: In un mondo dove il cancro e le malattie croniche sono diventate un'industria miliardaria, sorge il dubbio più atroce: il 6G diventerà il catalizzatore di una nuova emergenza sanitaria?

  • Il connubio criminale: Esiste un patto non scritto tra chi elettrifica l'aria e chi gestisce le terapie farmaceutiche? Il rischio è la creazione di un "ciclo infinito": la tecnologia ci ammala silenziosamente attraverso il bombardamento elettromagnetico e le multinazionali del farmaco ci vendono la "cura" per tenerci in vita in uno stato di cronicità perenne. Un profitto doppio sulla pelle della popolazione.

4. La "Digital Twin" della Terra

L'obiettivo finale del 6G è la creazione di un Gemello Digitale (Digital Twin) del mondo reale in tempo reale. Ogni centimetro quadrato del pianeta verrà mappato, digitalizzato e monitorato.

  • Il sospetto: Perché abbiamo bisogno di una copia digitale del mondo? La risposta ufficiale è la "gestione intelligente delle risorse". La risposta investigativa è il controllo predittivo. Se puoi mappare ogni movimento, ogni variazione termica e ogni interazione in tempo reale, puoi prevedere (e influenzare) il comportamento delle masse prima ancora che avvenga.

5. Il buco nero della sicurezza: Chi detiene le chiavi?

Con una densità di antenne che dovrà essere superiore di dieci volte a quella del 5G (si parla di celle integrate persino nei materiali da costruzione e negli abiti), la superficie di attacco per un controllo centralizzato diventa infinita.

  • La domanda: In un mondo 6G, esisterà ancora un interruttore per "spegnersi"? O saremo costretti a vivere in un ambiente costantemente elettrificato, dove il diritto all'oblio e alla disconnessione sarà considerato un crimine contro il sistema?


Nota del divulgatore

Il progresso non si ferma, ma il progresso senza etica e senza trasparenza somiglia molto a una prigione invisibile. Le specifiche del 6G vengono scritte oggi, ma il dibattito pubblico è pari a zero.

Non si tratta di essere contrari alla tecnologia, ma di pretendere di conoscere il prezzo reale che pagheremo in termini di salute e sovranità individuale. Le frequenze Terahertz stanno arrivando: siamo pronti a diventare noi stessi parte della rete e del bilancio delle case farmaceutiche?


Salvatore Calleri - Ufficio Stampa

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domenica 10 maggio 2026

DOGMA INFRANTO: IL “SISTEMA COVID” SOTTO IL BISTURI DELLA COMMISSIONE COVID 2026

Commissione covid dogma infranto


Mentre per anni ogni dubbio veniva liquidato come “disinformazione”, oggi molte delle questioni più controverse sulla gestione pandemica stanno entrando ufficialmente nelle sedi istituzionali. Le audizioni parlamentari, i documenti interni e le testimonianze raccolte nelle ultime settimane stanno alimentando un clima sempre più teso attorno alle decisioni prese durante l’emergenza sanitaria.

  1. L’Ammissione sui Vaccini: “Non fermavano l’epidemia”

Uno dei punti più delicati riguarda il ruolo attribuito ai vaccini Covid nella trasmissione del virus. Durante le recenti audizioni di maggio 2026, alcuni ex dirigenti di AIFA e membri del CTS avrebbero riconosciuto che l’efficacia sulla trasmissione non sarebbe stata verificata in modo completo prima dell’introduzione del Green Pass.

Secondo quanto emerso, la Commissione starebbe ora acquisendo documentazione interna e verbali tecnici per comprendere quali informazioni fossero realmente disponibili al momento delle decisioni politiche.

Il nodo centrale è semplice: se il vaccino non impediva in modo certo il contagio, su quali basi è stato costruito un sistema che limitava lavoro, spostamenti e vita sociale?

  1. Il “Dossier Pfizer” e gli AESI

Al centro dell’inchiesta compare anche il cosiddetto report Pfizer 5.3.6, documento già discusso a livello internazionale per la presenza degli AESI (“Adverse Events of Special Interest”), cioè eventi avversi di particolare interesse clinico.

Tra gli eventi monitorati figuravano problematiche cardiache, neurologiche e respiratorie rare.

La domanda che ora viene posta da diversi osservatori è la seguente: tali informazioni furono comunicate in maniera sufficientemente chiara nei consensi informati del 2021?

La Commissione starebbe valutando se vi siano stati limiti nella trasparenza comunicativa verso la popolazione, soprattutto nei confronti delle fasce più giovani.

  1. “Morti con” o “Morti per” Covid?

Un altro fronte estremamente delicato riguarda la classificazione dei decessi.

Le audizioni che coinvolgono figure come Giuseppe Ippolito stanno riaprendo il dibattito sui criteri utilizzati durante l’emergenza.

Secondo alcune ricostruzioni discusse in Commissione, i parametri adottati avrebbero mantenuto una classificazione molto ampia dei decessi Covid-correlati, contribuendo a rafforzare la percezione della gravità generale della pandemia.

Per i critici della gestione emergenziale, questo avrebbe avuto un impatto diretto sulla giustificazione di lockdown, restrizioni e misure straordinarie.

  1. Comunicazioni interne e gestione del dissenso

Uno degli aspetti più controversi riguarda le comunicazioni interne tra apparati istituzionali e vertici sanitari.

Secondo indiscrezioni emerse nelle ultime settimane, la Commissione starebbe esaminando chat e scambi nei quali emergerebbero preoccupazioni legate alla gestione dell’opinione pubblica e al contenimento del dissenso.

In particolare, si parlerebbe di strategie comunicative finalizzate a evitare la crescita dell’“esitazione vaccinale” e a isolare mediaticamente posizioni considerate scomode.

Se confermate integralmente, queste rivelazioni potrebbero aprire un enorme dibattito sul rapporto tra informazione, politica e libertà di espressione durante l’emergenza.

  1. Contratti secretati e miliardi spesi

Dopo le anticipazioni della trasmissione Report, anche la Commissione starebbe approfondendo il tema dei contratti segreti Pfizer.

L’attenzione è rivolta in particolare alle clausole di riservatezza, alle penali e agli accordi per l’acquisto di milioni di dosi poi inutilizzate.

Secondo quanto discusso nelle audizioni, parte delle forniture opzionate fino al 2026 verrebbero ancora pagate pur essendo destinate alla distruzione.

Nel mirino ci sono anche le clausole di limitazione della responsabilità civile delle aziende produttrici, considerate da alcuni osservatori un precedente senza eguali.

  1. Il Caso Lombardia e il Piano Pandemico

Infine, le indagini stanno affrontando una questione strutturale: perché il piano pandemico italiano non sarebbe stato aggiornato per anni?

Diversi funzionari ascoltati in Commissione avrebbero riconosciuto che l’Italia si trovò impreparata sul piano organizzativo e logistico.

Secondo alcune interpretazioni emerse durante le audizioni, invece di investire sulla preparazione sanitaria preventiva, si sarebbe scelto di intervenire principalmente attraverso restrizioni sociali e limitazioni dei diritti individuali.

STATO DELL’INCHIESTA – MAGGIO 2026

La Commissione starebbe ora incrociando contratti, verbali interni, comunicazioni istituzionali e testimonianze raccolte nelle ultime settimane. Tra i nomi ascoltati figura anche Giuseppe Di Salvo, convocato per affrontare il tema della legittimità delle sospensioni lavorative durante il periodo emergenziale.

I prossimi passaggi potrebbero concentrarsi sui rapporti tra Ministero, EMA e aziende farmaceutiche, oltre che sulla catena decisionale che portò all’introduzione delle misure più controverse.

La richiesta di trasparenza continua a crescere, mentre documenti, verbali e comunicazioni interne stanno riportando sotto i riflettori una delle fasi più controverse della storia recente italiana.


Ufficio Stampa - 

Corrado Cianchino PhD



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giovedì 7 maggio 2026

PIANO PANDEMICO 2025-2029: Il Governo Meloni riapre la porta a lockdown, restrizioni e controllo sanitario?

piano pandemico 2025 2029 del governo meloni riapre le porte a lockdown restrizioni e controllo


Vaccini, quarantene, identità sanitaria digitale e nuove misure emergenziali: analisi del nuovo Piano Pandemico Nazionale 2025-2029

Mentre l’opinione pubblica è distratta dai teatrini della politica e dalle polemiche costruite a tavolino, il Governo Meloni ha ufficialmente dato il via libera al nuovo Piano Pandemico Nazionale 2025-2029.

E qui la domanda è inevitabile:

se davvero doveva esserci una “discontinuità” rispetto agli anni di Speranza, perché questo documento mantiene aperta la porta agli stessi strumenti che hanno segnato il periodo più controverso della recente storia italiana?

Perché leggendo le righe del piano, i fantasmi del passato riemergono tutti.


Vaccini Covid e Piano Pandemico: ancora considerati lo “strumento principale”

Il cuore del piano non cambia.

I vaccini vengono ancora indicati come una delle principali misure preventive nelle future emergenze pandemiche.

Eppure milioni di cittadini continuano a chiedere trasparenza su:

  • effetti avversi

  • farmacovigilanza

  • contratti farmaceutici

  • dati reali sulla sicurezza

  • responsabilità delle aziende produttrici

Nonostante questo, il nuovo piano insiste sul rafforzamento:

  • delle campagne vaccinali

  • della gestione centralizzata delle dosi

  • dei sistemi di monitoraggio sanitario

La domanda che molti si pongono è semplice:

torneranno forme indirette di obbligo sanitario mascherate da “responsabilità collettiva”?


Lockdown, quarantene e restrizioni: la struttura emergenziale è ancora attiva

Uno degli aspetti più inquietanti del documento riguarda il fatto che gli strumenti usati durante il Covid non vengono archiviati.

Restano nel piano.

Pronti.

Tra le misure previste troviamo ancora:

  • quarantene

  • isolamento sanitario

  • limitazioni agli spostamenti

  • smart working obbligatorio

  • chiusura delle scuole

  • restrizioni operative

In pratica, tutta l’architettura emergenziale costruita durante gli anni Covid continua a esistere.

E questo significa una cosa sola:

potrebbe essere riattivata rapidamente in caso di nuova emergenza sanitaria.


Mascherine e misure non farmacologiche: cosa significa davvero “NPI”

Nel documento si parla anche delle cosiddette misure non farmacologiche (NPI).

Tradotto dal linguaggio burocratico:

  • mascherine

  • distanziamento sociale

  • riduzione degli assembramenti

  • limitazioni sociali

Il piano specifica che queste misure dovrebbero essere “proporzionate”.

Ma chi stabilisce cosa sia proporzionato?

Gli stessi apparati tecnici che negli anni scorsi hanno imposto restrizioni senza precedenti?


Identità sanitaria digitale e Green Pass: il sistema è pronto a tornare?

Altro punto delicatissimo è il rafforzamento dei sistemi sanitari digitali.

Nel piano si parla apertamente di:

  • interoperabilità dei dati sanitari

  • sistemi digitali integrati

  • sorveglianza epidemiologica

  • cooperazione sanitaria internazionale

Molti leggono in questi passaggi il consolidamento dell’infrastruttura tecnica che potrebbe consentire il ritorno di strumenti simili al Green Pass.

Perché quando si costruiscono piattaforme di controllo sanitario digitale, il rischio è che possano essere riattivate molto più facilmente in futuro.


OMS e Trattato Pandemico: aumenta il peso della governance sanitaria globale?

Il nuovo Piano Pandemico segue inoltre le linee guida internazionali dell’OMS.

Ed è proprio qui che si riaccende il dibattito sul futuro del Trattato Pandemico internazionale, che secondo molti critici rischierebbe di trasferire quote sempre maggiori di potere decisionale verso organismi sovranazionali.

Per molti cittadini il problema non è la cooperazione sanitaria internazionale.

Il problema è capire fino a che punto gli Stati manterranno autonomia decisionale nelle prossime emergenze.


Centinaia di milioni per la nuova macchina pandemica

Il piano prevede anche investimenti economici enormi.

Parliamo di fondi destinati a:

  • laboratori

  • prevenzione

  • infrastrutture digitali

  • sistemi di monitoraggio

  • comunicazione istituzionale del rischio

Tradotto?

La macchina emergenziale non è stata smantellata.

È stata aggiornata.


Cosa è cambiato davvero?

Hanno cambiato i governi.

Hanno cambiato i volti.

Ma il modello emergenziale costruito durante il Covid sembra essere rimasto perfettamente operativo.

Per alcuni questo significa preparazione sanitaria.

Per altri significa il rischio concreto di una normalizzazione permanente dello stato d’emergenza.

La vera domanda è questa:

siamo davvero usciti dall’era delle restrizioni… oppure è stata semplicemente messa in pausa?


Salvatore Calleri - Ufficio Stampa
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