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giovedì 27 agosto 2026

OMBRE SU PALERMO: IL GIALLO DELLA PICCOLA ANNA ROSA E IL TEATRO MEDIA-SANITA

ombre su palermo, il giallo della piccola anna rosa


Una corsa contro il tempo finita in tragedia, tre ospedali finiti sotto la lente della Procura e un impianto mediatico pronto a emettere sentenze immediate. Sulla morte della piccola Anna Rosa Bartolotta, 4 anni e mezzo, il confine tra presunta malasanità e narrazione di regime appare sempre più sottile.

La catena dei soccorsi sotto indagine I fatti documentati tracciano un percorso clinico tormentato, ricostruito nell'esposto presentato dai familiari ai magistrati di Palermo.

  • 13 agosto – Il primo intervento: La bambina viene trasportata d'urgenza al pronto soccorso dell'ospedale "Cervello" con febbre alta e gravi difficoltà nel deglutire. La diagnosi con cui viene dimessa è di banale tonsillite.

  • 15-19 agosto – Il tracollo: Di fronte all'aggravarsi del quadro clinico, la piccola passa dall'ospedale "Di Cristina" (dove viene intubata) al "Civico".

  • 20 agosto – L'esito nefasto: Alle 2:30 della notte il cuore di Anna Rosa smette di battere per insufficienza multiorgano.

Il nodo diagnostico e il ruolo dei sieri salvavita A far esplodere la polemica d'inchiesta è l'aspetto terapeutico. Medici d'opposizione ed esperti indipendenti come Mariano Amici e Giovanni Moscarella hanno evidenziato la criticità dei tempi di reazione: la tossina difterica, se riconosciuta tempestivamente, viene neutralizzata con la pronta somministrazione dell'antitossina (siero specifico) affiancata da antibiotici mirati (penicillina o eritromicina).

La nomina del consulente medico legale di parte, il prof. Maurizio Municinò, punta a chiarire il quesito centrale: le prime dimissioni per tonsillite hanno sottratto ore decisive per l'avvio della terapia specifica?

Le smentite della famiglia e il battage mediatico Mentre le principali testate nazionali hanno concentrato l'attenzione sulla presunta caccia al "paziente zero" e sui tamponi effettuati nella zona dello Zen, la madre Marika Bartolotta ha affidato ai social una dura presa di posizione per respingere la ricostruzione dei grandi media, denunciando il tentativo di attribuire le responsabilità al nucleo familiare invece di verificare l'operato delle strutture ospedaliere coinvolte.

Parallelamente, il mondo della virologia di palazzo è intervenuto a tamburo battente:

  • Roberto Burioni ha spinto sull'assenza di copertura vaccinale come unica causa del decesso.

  • Fabrizio Pregliasco ha chiamato in causa i vertici di Governo denunciando il silenzio istituzionale sulla prevenzione.

  • Walter Ricciardi ha ventilato scenari di rischio esteso a patogeni ritenuti sotto controllo.

In attesa del verbale autoptico Con il sequestro della salma e il conferimento dell'incarico per gli accertamenti autoptici irripetibili guidati dalla Procura, la risposta spetta ora alle cartelle cliniche e ai rilievi peritali. Spetterà alla magistratura distinguere le eventuali omissioni diagnostiche di corsia dalla montatura mediatica orchestrata a favore di telecamera.


caccia ai non vaccinati a palermo in stile santa inquisizione


L'inquisizione mediatica dei sani e l'omertà sui malori Il cortocircuito informativo appare evidente nella spinta con cui i cronisti setacciano la vita privata della famiglia, trasformando la ricerca sui non vaccinati in una vera e propria caccia alle streghe di moderna memoria. C'è una foga quasi inquisitoria nel voler additare chiunque non si adegui ai diktat sanitari, esponendo i cittadini al pubblico gogna con una perizia quasi maniacale.

Questa ossessiva ricerca della notizia, tuttavia, sfuma prodigiosamente nel silenzio quando la cronaca registra l'ondata di "malori improvvisi" che stroncano vite sane da un giorno all'altro: in quei casi il fervore d'indagine tace, la correlazione viene bollata come taboo e il giornalismo rinuncia a fare domande.

Non stupisce, allora, ritrovare l'Italia relegata soltanto al 56° posto nella classifica mondiale della libertà di stampa del 2026 redatta da Reporters Sans Frontières (RSF). Quando la stampa abbandona il ruolo di cane da guardia del potere per farsi braccio secolare di una narrazione a senso unico, la verità sulla tragedia di Anna Rosa rischia di diventare l'ennesima vittima del conformismo di rete.


Salvatore Calleri

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