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sabato 17 gennaio 2026

IL TENTATIVO DI SILENZIARE REPORT E IL TERREMOTO AL GARANTE DELLA PRIVACY: CORRUZIONE E PRIVILEGI

tentativo di silenziamento a report da parte di fratelli d'italia tramite garante privacy


 Il disegno appariva chiaro sin dall'inizio: tappare la bocca a Report e a Sigfrido Ranucci attraverso una strategia mirata di pressione economica e amministrativa. Un attacco frontale alla libertà di informazione che è iniziato con una multa da 150.000 euro, seguita da una diffida ufficiale firmata da Agostino Ghiglia, membro del collegio del Garante della Privacy. È opportuno ricordare che lo stesso Ghiglia era stato avvistato nella sede di Fratelli d'Italia proprio a ridosso del voto su quella sanzione, un dettaglio che oggi assume contorni ancora più inquietanti.

Oggi, però, lo scenario si è ribaltato drasticamente. La Guardia di Finanza ha fatto il suo ingresso negli uffici del Garante della Privacy, segnando l'inizio di un vero e proprio terremoto giudiziario. L’intero collegio, compreso il presidente Pasquale Stanzione, risulta ufficialmente indagato. Le accuse descrivono un quadro di una gravità inaudita: corruzione, peculato e uso privato di beni pubblici.

L'elenco delle presunte irregolarità emerse dalle indagini delle Fiamme Gialle è una carrellata di privilegi inaccettabili, finanziati interamente a spese dei cittadini:

  • Auto blu utilizzate come taxi privati;

  • Viaggi in business class e soggiorni in hotel di lusso;

  • Spese personali rendicontate come istituzionali, dal parrucchiere alla macelleria;

  • Fondi pubblici destinati persino ai B&B riconducibili alle figlie del Presidente.

A completare questo scenario di malaffare, spunta un capitolo ancora più oscuro: la gestione della sanzione da 44 milioni di euro inizialmente inflitta a Meta. Un importo enorme che è stato progressivamente ridotto attraverso passaggi sospetti, fino ad arrivare al totale annullamento. Un favore miliardario ai colossi del web che solleva dubbi pesantissimi sull'imparzialità dell'organo che dovrebbe tutelare i dati degli italiani.

È ora evidente il reale motivo di tanto accanimento contro la redazione di Report. Le inchieste di Ranucci avevano scoperchiato un sistema di potere marcio, accendendo quella "luce rossa" che ha permesso alla magistratura di intervenire. Quello che emerge è un quadro desolante delle istituzioni, che si può riassumere in una sola, amara parola: vergogna.

Salvatore Calleri Ufficio Stampa

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lunedì 19 marzo 2018

Super servizio di Report: "Vaccini al mercurio", ma anche all'alluminio.

report_vaccini_mercurio_alluminio


Report. Vaccini al mercurio  ma anche all'alluminio viste le recentissimi ricerche attuate dal dott Exley e del dott Gherardi.


In Italia la mafia medica mette oggigiorno le inchieste a tacere, sarebbero molto scomode ovviamente per tutte quelle persone coinvolte, tutti i complici foraggiati dalle mazzette della Glaxo, di Gates e di altri folli individui adibiti a piani di depopolazioni mondiali.

Le inchieste vengono quasi ridicolizzate da siti nati apposta per farlo, come gli antibufale, siti che vanno a parare il sedere anche a certi medicastri incoscienti come il Burioni Roberto che si adopera con ogni mezzo a parlare solo bene di questi pericolosissimi medicinali, aiutato ovviamente da tutta la mafia medica, o non si spiegherebbero tutti i seguaci che ha su facebook, non li ha di certo per merito, ma semmai solo perché aiuta il foraggiamento alla classe (mafia) medica attuale, una classe di idioti che fascisti che viaggino con il passo dell'oca e con il timore di dire qualcosa contro i vaccini, pena mortale? La radiazione!
Il posticino di lavoro quindi vale molto di più della vita dei nascituri per questi?
Raccolgo, allego, e spero che la magistratura almeno abbia il coraggio per l'ardua sentenza contro tutti questi falsi ideologici e tutti questi complici criminali mazzettati.


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venerdì 21 aprile 2017

Viale Vaccini


DI MARCO TRAVAGLIO
ilfattoquotidiano.it
Ma vi rendete conto che un quivis de populo, un passante, un signor nessuno che non ha neppure un mestiere e che l’ultima volta che fu eletto fu al Comune di Firenze e poi basta, che non è più premier e neppure segretario del suo partito, tiene in ostaggio un intero Paese, che incidentalmente è il nostro? Vi rendete conto che questo noto frequentatore di se stesso ha appena nominato i vertici delle aziende di Stato, controlla militarmente le tre reti e i tre tg della Rai, dà ordini al governo e le pagelle ai ministri, pretende una punizione esemplare o meglio la chiusura dell’unico programma di giornalismo investigativo rimasto (Report) e – siccome l’unica qualifica che gli è rimasta è quella di figlio di papà Tiziano – fa il diavolo a quattro affinché il Csm o il ministro della Giustizia o magari i caschi blu dell’Onu radano al suolo la Procura di Napoli e il Noe che hanno osato scoperchiare le tangenti e i traffici alla Consip per truccare il più grande appalto d’Europa? Ieri abbiamo scritto che B. non sa più che dire e fare perché i renziani gli rubano le parole, le leggi e le malefatte di bocca. Ma c’è una differenza: pur con tutti i conflitti d’interessi, B. era un premier e un leader eletto dal popolo. Renzi non ha mai sottoposto se stesso né il suo programma (lo stesso di B.) agli elettori ed è improbabile che, se l’avesse fatto, avrebbe avuto la maggioranza.
Figurarsi quanti voti prenderebbe nel popolo del centrosinistra se li chiedesse per attaccare i pm e gl’investigatori che indagano su suo padre e i giornalisti che non gli chiedono il permesso. La canea scatenata dall’inchiesta di Report sul vaccino contro il papilloma virus fa dubitare della legge Basaglia. Prima di trasmetterla, il direttore Sigfrido Ranucci ha premesso che “il servizio non è contro l’utilità dei vaccini. Parliamo di farmaco-vigilanza. Di cosa succede quando ti inietti il vaccino e hai una reazione avversa. La legge prevede che il medico informi l’ufficio di farmaco-vigilanza entro 36 ore. Ma in quanti lo fanno?”. Poi il racconto di alcune ragazze affette da Hpv che, dopo il vaccino, hanno subìto reazioni avverse e faticato a segnalarle ai medici e alla vigilanza. Anche perché i dati sugli effetti negativi sono discordanti, inattendibili, sottostimati per la carenza di studi e istituti davvero indipendenti: forse per non creare allarmismi fra la gente poco informata, più probabilmente per compiacere le case farmaceutiche, che muovono capitali spaventosi, si comprano i media e spesso la ricerca, la medicina e la vigilanza. Di che altro dovrebbe occuparsi il “servizio pubblico”, se non della nostra salute?
Lo spiega bene al Fatto il farmacologo Silvio Garattini, interpellato da Report con altri esperti internazionali: “Nessuno scandalo, occorrono più trasparenza, più studi e più controlli indipendenti sugli effetti di tutti i farmaci, non solo dei vaccini”. Quanto al papilloma, “non esistono prove certe della sua correlazione col tumore alla cervice uterina”. Ma noi conosciamo solo “il 10% di quel che dovremmo sapere sulle sostanze che assumiamo” perché la gran parte degli studi sono “presentati dalle industrie farmaceutiche”: come chiedere all’oste se il vino è buono. Ma salta su tale Beatrice Lorenzin, del cui curriculum medico-scientifico nessuno può dubitare: maturità classica, stage al Giornale di Ostia, dirigente di FI ed Ncd, dunque ministra della Salute. Dall’alto di cotanta cattedra, spiega a Report (e dunque pure a Garattini e agli altri esperti intervistati) che chi non ha i titoli scientifici non deve parlare di vaccini, altrimenti “diffonde paura con tesi antiscientifiche”. Ha parlato Marie Curie. Poi c’è il novello Albert Einstein, al secolo Guelfo Guelfi, che sta nel Cda Rai perché scriveva i discorsi a Renzi, quindi ha la laurea ad honorem in farmacologia. Infatti discetta di vaccini e, già che c’è, chiede la testa di Ranucci e Berlinguer, e pure di Campo Dall’Orto che non li ha ancora decapitati. Il resto lo fanno i telegiornaloni e i giornaloni aggreppiati alla lobby del farmaco, che non ammette discussioni sui medicinali (ripetiamo: dibattiti tra scienziati sui pro e i contro, non inviti di ciarlatani a non vaccinarsi), e alla politica mainstream, che s’è autoproclamata Partito dei Vaccini contro il fantomatico Partito dei Virus, cioè – nella narrazione fumettistica della banda del buco – i 5Stelle.
Dopo 20 anni di difesa strenua, Repubblica unisce i suoi fuciletti a quelli del Pd contro Report. Il tutore dell’ordine Sebastiano Messina disperde con gl’idranti l’ultimo fiore all’occhiello della Rai perché nomina Benigni invano e, “anziché smascherare il grande imbroglio di chi vuole impedire agli italiani di vaccinarsi, sostiene la tesi opposta”. In attesa di svelarci chi vuole impedire agli italiani di vaccinarsi (la Papilloma Spectre? le Forze Oscure della Scarlattina in Agguato? la Morbillobby?), il gendarme chiede la cacciata di Ranucci che avrebbe tradito la lezione di Milena Gabanelli (peccato che fosse il suo braccio destro, che lei l’abbia scelto come suo successore e l’abbia difeso ancora ieri). Il tutto, beninteso, per “salvare Report da se stesso, allontanandolo velocemente dal sinistro latrato degli spacciatori di bufale”. Dunque Ranucci, nella prosa stilnovista di questo fuochista della macchina del fango, sarebbe un cane che latra bufale (e quali? Messina si scorda di indicarne una). Nasce così un nuovo reato: il leso vaccino. E un nuovo dogma di fede: l’Immacolata Vaccinazione. Il tutto, quando si dice la combinazione, pochi giorni dopo che Report ha smascherato i conflitti d’interessi fra l’Unità del figlio di Tiziano e il costruttore Pessina. Ma davvero questi impuniti pensano di farci credere che sparano su Report per difendere i vaccini? Ma pensano che siamo tutti fessi?
Marco Travaglio

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