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| Nella foto il virologo molecolare premio Nobel Luc Montagnier |
Luc Montagnier
La morte di un Premio Nobel non è quasi mai un evento che passa inosservato, eppure il decesso di Luc Montagnier ha seguito un protocollo mediatico senza precedenti.
Mentre il mondo si aspettava tributi solenni e copertine immediate, la scomparsa dello scienziato che scoprì il virus dell’HIV è stata avvolta da un insolito e pesante silenzio istituzionale per oltre 48 ore.
Cronologia degli ultimi giorni: dalla piazza al mistero
Per comprendere l'entità del caso, è necessario ricostruire i movimenti finali dello scienziato, segnati da un attivismo politico che lo aveva reso una figura polarizzante.
15 gennaio 2022 – L’ultima apparizione pubblica
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| Luc Montagnier in una manifestazione a Milano contro il Green Pass e i sieri genici sperimentali |
L’ultima apparizione pubblica avviene a Milano, in Piazza Duomo.
Nonostante i suoi 89 anni, Montagnier sale sul palco davanti a migliaia di persone, schierandosi apertamente contro l’obbligo vaccinale.
Una presa di posizione netta, pubblica, politicamente rilevante.
Fine gennaio 2022 – Il ricovero
Lo scienziato viene ricoverato presso l’Ospedale Americano di Neuilly-sur-Seine, nei pressi di Parigi.
Il riserbo sulle sue condizioni è massimo. Filtrano soltanto notizie generiche su un progressivo decadimento fisico legato all’età.
5 febbraio 2022 – L’attesa del “Grand Jury”
Circolano indiscrezioni su una sua imminente partecipazione al “Grand Jury” promosso da Reiner Fuellmich, dove Montagnier avrebbe dovuto depositare una dichiarazione scientifica di rilievo.
La data prevista: 11 febbraio 2022.
8 febbraio 2022 – Il decesso
Luc Montagnier muore in ospedale.
Incredibilmente, nessun grande media francese o internazionale riporta immediatamente la notizia.
9 febbraio 2022 – La prima pubblicazione
È il sito indipendente FranceSoir ad annunciare il decesso citando fonti vicine alla famiglia.
Il silenzio persistente dell’Agence France-Presse e del governo francese alimenta immediatamente il sospetto e le teorie sui social media.
10 febbraio 2022 – La conferma ufficiale
Solo dopo due giorni di pressioni mediatiche e verifiche indipendenti, il quotidiano Libération e successivamente l’AFP confermano la morte, citando il certificato depositato in municipio.
I punti d’ombra: perché questo ritardo?
L’inchiesta sulla scomparsa di Montagnier non mette in discussione la biologia, quanto la gestione burocratica e mediatica dell’evento, che presenta tre nodi critici.
1. Il vuoto informativo della stampa ufficiale
Perché, per un Premio Nobel, la stampa ufficiale ha atteso due giorni per confermare una notizia già di dominio pubblico?
Questo hiatus comunicativo ha suggerito a molti osservatori un imbarazzo istituzionale o il tentativo di coordinare una narrazione che minimizzasse la figura dello scienziato.
2. La coincidenza del “Grand Jury”
L’11 febbraio 2022, appena tre giorni dopo la morte, era prevista una sessione cruciale di un tribunale d’opinione internazionale sui vaccini.
La tempistica della sua scomparsa ha portato molti a ipotizzare che sia servita a zittire un testimone scomodo proprio nel momento di massima visibilità delle sue tesi critiche.
3. L’assenza di onori di Stato
In Francia, i grandi scienziati vengono solitamente congedati con cerimonie solenni.
Nel caso Montagnier, l’Eliseo ha mantenuto un profilo estremamente basso.
La disparità di trattamento rispetto ad altri colleghi ha evidenziato una frattura insanabile tra il merito scientifico passato e le posizioni politiche recenti.
In sintesi
Sebbene il decesso a 89 anni sia biologicamente spiegabile, è il ritardo tra l’8 e il 10 febbraio ad aver trasformato un evento naturale in un “giallo” mediatico che, a distanza di anni, continua a sollevare interrogativi sulla gestione del dissenso scientifico.
Corrado Cianchino PhD
Redazione Io Vaccino. No. Non vaccino
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