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venerdì 9 gennaio 2026

CODICE ONCO-REPRESSIVO: La Strategia d'Attacco di Ivermectina e Fenbendazolo

difendere il genoma, il ruolo di ivermectina e fenbendazolo



Dalla Medicina Veterinaria all’Oncosoppressione: Analisi Biochimica di una Nuova Frontiera Terapeutica

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica indipendente e numerosi studi preclinici hanno acceso i riflettori su molecole storicamente utilizzate in ambito parassitologico, rivelandone proprietà farmacologiche inaspettate. Ivermectina e Fenbendazolo non sono più considerati solo semplici antielmintici, ma vengono studiati come potenti modulatori metabolici e potenziali agenti oncosoppressori.


1. Ivermectina: Il Modulatore del Microambiente Cellulare


Ivermectina e Fenbendazolo TABELLA DEI DOSAGGI
Ivermectina e Fenbendazolo non sono più considerati solo semplici antielmintici, ma vengono studiati come potenti modulatori metabolici e potenziali agenti oncosoppressori.

L'Ivermectina agisce attraverso una rete complessa di segnali intracellulari, agendo come uno "scudo" che destabilizza l'omeostasi delle cellule maligne:

  • Inibizione del segnale WNT-TCF: Frena attivamente la proliferazione delle cellule staminali tumorali.

  • Blocco del Trasporto Nucleare: Inibendo il complesso importina α/β, impedisce alle proteine vitali di entrare nel nucleo della cellula danneggiata, bloccandone la comunicazione.

  • Risveglio Immunitario: Agisce sui recettori P2X4 e P2X7, facilitando il riconoscimento delle cellule anomale da parte del sistema immunitario dell'ospite.

  • Inibizione Mitocondriale: Sopprime la respirazione delle cellule maligne, portandole a uno stato di crisi energetica che culmina nell'apoptosi (morte programmata) e nell'autofagia.


2. Fenbendazolo: L'Inibitore Metabolico di Precisione

Il Fenbendazolo esprime un'azione citotossica selettiva che ricorda da vicino i meccanismi di alcuni chemioterapici di sintesi, ma con un profilo di target differente:

  • Disruzione dei Microtubuli: Interferisce con la polimerizzazione della tubulina, impedendo la divisione cellulare delle cellule a rapida crescita.

  • Blocco del Nutrimento (Effetto Warburg): Inibisce l'assorbimento del glucosio e la glicolisi, togliendo al tumore la sua fonte primaria di energia.

  • Attivazione della p53: Stimola il cosiddetto "guardiano del genoma", il gene oncosoppressore p53, che identifica e distrugge le cellule con DNA instabile.

  • Induzione di ROS: Aumenta lo stress ossidativo intracellulare, portando alla sottoregolazione delle proteine anti-apoptotiche come la Bcl-2.


3. Protocolli e Dosaggi: Una Guida Tecnica


Ivermectina e Fenbendazolo i dosaggi ottimali
Tabella dei Dosaggi: Ivermectina (IVM) e Fenbendazolo (FBZ)


La letteratura scientifica e le esperienze cliniche emergenti suggeriscono che l'efficacia di queste molecole sia strettamente legata al peso corporeo e alla frequenza di somministrazione.

Come evidenziato dalle tabelle di riferimento, il dosaggio viene modulato tra livelli "Low", "Mid" e "High" per adattarsi alla risposta individuale, spesso supportato da nutrienti sinergici come:

  • Curcumina e Quercetina (per l'azione antinfiammatoria).

  • Vitamina E e CBD (per la protezione cellulare e la gestione dello stress ossidativo).


La Sovranità Biologica come Scelta Attiva

La comprensione di questi meccanismi non rappresenta solo un avanzamento biochimico, ma un invito alla sovranità biologica. Uscire dai protocolli standardizzati per esplorare molecole dal potenziale inespresso significa riprendere il controllo della propria salute attraverso la conoscenza e l'evidenza scientifica.

Coordinamento editoriale: Salvatore Calleri – Ufficio Stampa - Analisi scientifica: Dr. Corrado Cianchino Ph.D


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lunedì 17 novembre 2025

L’Arma Naturale Contro il Cancro: Il Tarassaco che Elimina il 95% delle Cellule Malate

Nella foto il divulgatore scientifico Salvatore Calleri
Nella foto il divulgatore scientifico Salvatore Calleri con un fiore di Tarassaco in mano.




di Salvatore Calleri NatMed

C’è un’erbaccia che cresciamo spesso nel giardino, tra prati e aiuole: il soffione, o Taraxacum officinale, noto anche come tarassaco. Quella che per molti è solo una pianta da diserbo, per la scienza moderna potrebbe essere un potente alleato nella lotta contro il cancro.

🔬 Le evidenze: cosa dicono gli studi

Negli ultimi anni, numerosi studi hanno esplorato le proprietà dell’estratto di radice di tarassaco (DRE) su modelli cellulari e animali, mostrando risultati promettenti:

  • In uno studio pubblicato su Oncotarget / PubMed, un estratto acquoso di radice di tarassaco ha scatenato l’apoptosi programmata in oltre il 95% delle cellule di cancro del colon (linee HT-29 e HCT116) entro 48 ore, senza danneggiare le cellule sane. PubMed+1

  • Nei modelli animali (topi con xenotrapianti umani), la somministrazione orale dell’estratto ha rallentato la crescita tumorale di oltre il 90%. PubMed

  • In cellule di cancro gastrico, il DRE ha inibito proliferazione e migrazione controllando l’espressione di una lncRNA chiamata CCAT1. PubMed

  • In cellule di cancro al pancreas, l’estratto ha indotto sia apoptosi che autofagia (un processo di auto-distruzione controllata), attivando percorsi legati al collasso della membrana mitocondriale. PubMed+1

  • In carcinoma squamoso esofageo (ESCC), un lavoro del 2021 ha mostrato che l’estratto colpisce vie di segnalazione come PI3K/Akt e Ras/Raf/ERK, oltre a modificare l’equilibrio tra proteine pro- e anti-apoptotiche (BAX / BCL-2), e blocca un sistema interno legato all’idrogeno solforato (CBS/H₂S). RSC Publishing

  • In modelli di cancro colorettale con infiammazione indotta (LPS), l'estratto e il suo componente taraxasterolo hanno inibito il percorso TLR4-NFκB, abbassando l'espressione di ACE2 e TMPRSS2 (fattori coinvolti nella proliferazione tumorale) PubMed

Infine, la tesi di dottorato della University of Windsor (Ovadje, 2014) ha studiato attentamente la modalità d’azione dell’estratto, dimostrando apoptosi e autofagia selettive su vari modelli di tumore, senza tossicità evidente sugli animali. scholar.uwindsor.ca+1


🌱 Perché è una speranza concreta – non solo un sogno

I dati preclinici indicano che l’estratto di tarassaco non agisce come una singola sostanza chimica, ma come un cocktail naturale multicomponente: amirine, lupeolo, taraxasterolo e altri principi sembrano lavorare in sinergia per attivare diversi percorsi di morte nelle cellule cancerose. PubMed

Questo multimeccanismo è significativo: può ridurre il rischio che le cellule tumorali sviluppino resistenza, un problema frequente nella chemioterapia tradizionale.

Inoltre, l’estratto appare selettivo: colpisce le cellule malate ma risparmia quelle sane. Nei modelli animali, la somministrazione orale non ha mostrato effetti tossici evidenti. PubMed+1


⚠️ Limiti attuali e il cammino che resta

Va detto con chiarezza: non siamo ancora in presenza di terapie approvate per l’uomo a base di DRE. La maggior parte delle evidenze proviene da studi in vitro (cellule in provetta) o da modelli animali. Non ci sono ancora dati clinici su larga scala che confermino efficacia o sicurezza nel paziente oncologico umano.

Tuttavia, il lavoro dei ricercatori non si ferma. L’interesse è reale, il potenziale è concreto, e gli studi preclinici forniscono un fondamento scientifico robusto su cui costruire.


🔭 Quali passi serve compiere

Per trasformare il tarassaco da rimedio erboristico a possibile terapia antitumorale servono:

  1. Studi clinici sull’uomo: trial di fase I per valutare sicurezza, dosaggio e biodisponibilità.

  2. Standardizzazione dell’estratto: definire quali componenti siano attivi e in che proporzioni, per ottenere preparazioni riproducibili.

  3. Combinazioni terapeutiche: indagare se il DRE può affiancare trattamenti standard (chemioterapia, immunoterapia) in modo sinergico o come adiuvante.

  4. Ricerca regolatoria: sviluppare forme farmaceutiche, studi di tossicità a lungo termine e modalità somministrative efficaci.


✨ Il messaggio per medici, ricercatori e pazienti

Quello che stiamo osservando con il tarassaco è la conferma che a volte le soluzioni più potenti sono nascoste nelle piante che trascuriamo, nel verde che ci circonda. Non è fuffa alternativa, ma scienza vera, con dati biologici solidi, che merita di essere esplorata con rigore.

A medici e ricercatori: questa pianta merita un posto nello spazio della novità terapeutica, come possibile fonte di molecole che agiscono su più bersagli.
Ai pazienti: la speranza esiste, ma va coltivata con cautela, consapevolezza e collaborazione con professionisti seri.


Il tarassaco — un fiore giallo che vediamo tutti i giorni — potrebbe diventare un alleato nella battaglia contro il cancro. Ma non ancora da solo: serve una ricerca rigorosa, trial clinici e una visione che unisca la medicina moderna con l’antica saggezza della natura.

Salvatore Calleri NatMed


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