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martedì 27 ottobre 2026

STUDIO SCIENTIFICO SU PUBMED: CON L'AUMENTO DELLE VACCINAZIONI AUMENTATI PARADOSSIALMENTE I DECESSI GLOBALI PER COVID-19 (DATI OMS 2020-2023)

 

Più copertura vaccinale, più mortalità? I dati ufficiali dell'OMS nel mirino (2020-2023)

Un'analisi implacabile che va oltre la narrazione ufficiale. I numeri elaborati nello studio smontano i dogmi della propaganda: la correlazione tra le strategie sanitarie globali e l'incremento anomalo della mortalità emerge nero su bianco dai database ufficiali.

L'INCHIESTA SUI DATI UFFICIALI

Una pubblicazione scientifica apparsa sul database medico governativo PubMed (PMID: 40265700) e sulla rivista International Journal of Risk & Safety in Medicine fa crollare il muro del silenzio sulla reale efficacia delle campagne sanitarie di massa.

Lo studio, firmato dai ricercatori Emmanuel O. Okoro, Neemia A. Ikoba, Boluwatife E. Okoro, Azibanigha S. Akpila e Mumeen O. Salihu, analizza in modo rigoroso i dati forniti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel periodo compreso tra il 2020 e il 2023.


COSA EMERGE DALLA RICERCA

Pubblicato su PubMed (PMID: 40265700): l'aumento paradossale dei decessi legato ai dati OMS (2020-2023)

Non sono opinioni, ma dati depositati sugli archivi della National Library of Medicine. Lo studio analizza il paradosso dei decessi globali in rapporto alla copertura vaccinale. La verità documentata non può più essere nascosta.



  • L'effetto paradossale: Analizzando la correlazione tra la copertura vaccinale globale e l'andamento della mortalità, i ricercatori hanno registrato un aumento paradossale dei decessi attribuiti al COVID-19 man mano che aumentavano le somministrazioni.

  • Fonte istituzionale ed esplicita: L'analisi non si basa su supposizioni, ma sui numeri e sulle stime ufficiali diffuse dall'OMS. Il lavoro è stato sottoposto a revisione paritaria (peer review) ed è ora registrato ufficialmente negli archivi della National Library of Medicine statunitense con DOI 10.1177/09246479251336610.

  • La smentita dei dogmi: Per anni l'opinione pubblica è stata bombardata dallo slogan secondo cui una maggiore copertura vaccinale avrebbe azzerato la mortalità. I dati reali elaborati in questo studio dimostrano una realtà opposta e impongono una revisione totale delle politiche adottate.

LE DOMANDE CHE PRETENDONO RISPOSTA

Di fronte a un documento di questa portata, presente nella principale banca dati scientifica mondiale, il silenzio dei media mainstream e delle istituzioni sanitarie non è più tollerabile.

Per quale motivo si continua a ignorare la letteratura scientifica indipendente che analizza i dati reali? Perché le autorità non aprono un'indagine immediata su questi dati dell'OMS?

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lunedì 17 agosto 2026

L’Eredità del COVID e le Ammissioni della Scienza: Cosa Rivelano i Verbali e i Diari di Anthony Fauci

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A distanza di anni dall'inizio della crisi pandemica, la gestione dell'emergenza COVID-19 continua a essere oggetto di analisi, contestazioni e revisione critica.

La pubblicazione delle memorie di Anthony Fauci, le audizioni davanti al Congresso degli Stati Uniti, la documentazione relativa alle politiche di distanziamento e mascheramento, i contratti europei per l'acquisto dei vaccini e i successivi dati sulla sicurezza e sull'efficacia dei prodotti hanno contribuito a riportare sotto esame alcune decisioni assunte durante gli anni più drammatici della pandemia.

Non si tratta necessariamente di sostenere che ogni misura adottata fosse priva di fondamento. Il punto centrale è un altro: distinguere ciò che era realmente dimostrato scientificamente al momento della decisione da ciò che fu invece adottato sulla base di modelli, valutazioni prudenziali, evidenze preliminari o decisioni amministrative successivamente sottoposte a revisione.

È proprio questa distinzione che oggi consente di rileggere alcuni degli episodi più controversi della gestione pandemica.

1. Anthony Fauci e le audizioni del Congresso americano

Nel 2024 Anthony Fauci è stato ascoltato dalla Select Subcommittee on the Coronavirus Pandemic della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti.

Le trascrizioni ufficiali delle audizioni sono oggi disponibili pubblicamente.

Il passaggio più discusso riguarda certamente la distanza dei sei piedi, corrispondenti a circa 1,8 metri.

Durante l'intervista trascritta del 2024, Fauci dichiarò di non ricordare una specifica discussione scientifica che avesse stabilito perché dovessero essere sei piedi anziché cinque, tre o dieci.

Alla domanda sulla presenza di studi a sostegno della distanza di sei piedi, rispose di non essere a conoscenza di studi che la dimostrassero direttamente attraverso una sperimentazione controllata. Nella trascrizione compare la sua espressione secondo cui la regola "sort of just appeared".

Il punto merita però una precisazione.

Nella successiva audizione pubblica, Fauci spiegò che con quella frase non intendeva affermare che la distanza fosse stata inventata senza alcuna motivazione epidemiologica. Precisò che la raccomandazione proveniva dal CDC e che si basava, secondo la ricostruzione fornita, sulle conoscenze allora disponibili sulla trasmissione attraverso le droplets. Aggiunse inoltre che successivamente era emerso un ruolo importante della trasmissione tramite aerosol.

Questa precisazione è fondamentale: ciò che emerge dalle audizioni non è necessariamente che il distanziamento fosse "privo di qualsiasi fondamento", ma che la specifica soglia dei sei piedi non derivava da uno studio clinico controllato che avesse confrontato direttamente sei piedi con altre distanze.

È una differenza scientificamente importante.

2. Le mascherine e il problema dell'evidenza disponibile

Un altro punto affrontato durante le audizioni riguarda l'utilizzo delle mascherine nei bambini.

Fauci dichiarò di non ricordare specificamente quali studi avesse esaminato prima dell'introduzione delle raccomandazioni relative al mascheramento dei bambini.

Anche in questo caso occorre distinguere due questioni differenti:

l'efficacia teorica o biologica delle mascherine;

l'efficacia concreta di una politica di mascheramento generalizzato nella popolazione pediatrica.

Sono infatti domande scientifiche differenti.

Una misura può avere una plausibilità biologica senza che ogni sua modalità concreta di applicazione sia stata precedentemente verificata attraverso studi randomizzati.

Il dibattito successivo ha inoltre riguardato gli effetti indiretti del mascheramento prolungato sui bambini, compresi comunicazione, apprendimento e interazione sociale.

Questo non significa automaticamente che il mascheramento abbia causato danni generalizzati alla popolazione pediatrica, ma dimostra perché l'analisi retrospettiva delle politiche adottate durante l'emergenza rimane scientificamente e politicamente rilevante.

3. Il problema della comunicazione scientifica durante l'emergenza

Uno degli aspetti più interessanti della vicenda Fauci riguarda la differenza tra "ciò che la scienza sapeva" e "ciò che veniva comunicato al pubblico".

La scienza procede normalmente attraverso ipotesi, dati preliminari, revisioni, errori, correzioni e aggiornamenti.

Durante una pandemia, tuttavia, le autorità devono prendere decisioni prima che siano disponibili dati definitivi.

Questo crea un problema inevitabile: una decisione presa nel 2020 sulla base delle informazioni disponibili nel 2020 non può essere valutata soltanto utilizzando le conoscenze acquisite nel 2022 o nel 2024.

Ma esiste anche il problema opposto.

Quando un'ipotesi viene comunicata al pubblico come certezza assoluta, diventa molto più difficile correggerla successivamente senza perdere credibilità.

È questo uno degli insegnamenti più importanti che emergono dalla rilettura della pandemia.

4. Vaccini: prevenzione della malattia grave e trasmissione non sono la stessa cosa

Un'altra questione centrale riguarda la funzione dei vaccini contro COVID-19.

Durante la prima fase della campagna vaccinale, l'efficacia dei vaccini nel prevenire COVID-19 sintomatico e, soprattutto, la malattia grave rappresentò uno degli elementi fondamentali delle strategie sanitarie.

Successivamente divenne evidente che la protezione contro l'infezione e la trasmissione non era assoluta e poteva diminuire nel tempo e cambiare significativamente con l'emergere di nuove varianti.

Già nel 2021 il CDC documentava la presenza di breakthrough infections e sottolineava che la trasmissione di SARS-CoV-2 continuava anche in presenza di una significativa copertura vaccinale.

Questo non significa che i vaccini fossero inefficaci.

Significa che bisogna distinguere almeno tre obiettivi diversi:

prevenire l'infezione;

ridurre la trasmissione;

ridurre la malattia grave, l'ospedalizzazione e il decesso.

Confondere questi tre obiettivi ha contribuito a rendere particolarmente acceso il dibattito pubblico.


5. Il Green Pass e il rapporto tra vaccinazione e vita sociale

Questa distinzione assume particolare importanza quando si passa dalla medicina alla politica sanitaria.

In Italia il certificato verde COVID-19 venne utilizzato come strumento per regolare l'accesso a determinate attività, luoghi e contesti lavorativi.

Il dibattito giuridico sulla legittimità delle misure è stato molto intenso.

La Corte costituzionale, nelle sentenze del 2023 relative agli obblighi vaccinali, ha ritenuto non irragionevoli e non sproporzionate determinate misure adottate dal legislatore alla luce della situazione sanitaria e delle conoscenze scientifiche disponibili all'epoca.

Questo punto va riportato integralmente perché è importante anche per una critica seria: il fatto che oggi si possano mettere in discussione alcune scelte scientifiche o politiche non significa che quelle misure siano state automaticamente dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale.

La questione, quindi, rimane aperta soprattutto sul piano della valutazione politica, scientifica e storica delle proporzionalità delle singole misure.


6. Gli effetti avversi: il caso della miocardite


vaccini e pericardite


Uno degli aspetti che oggi è impossibile negare è l'esistenza di alcuni eventi avversi rari associati ai vaccini anti-COVID.

Il CDC riconosce un'associazione causale tra vaccini mRNA e miocardite/pericardite, soprattutto negli adolescenti e nei giovani adulti di sesso maschile, con maggiore frequenza nei giorni successivi alla seconda dose.

Anche l'EMA riconosce miocardite e pericardite come eventi molto rari associati a Comirnaty e Spikevax, osservati più frequentemente dopo la seconda dose e nei giovani maschi.

Questo rappresenta un esempio particolarmente interessante di come la farmacovigilanza funzioni nel tempo.

Un rischio può essere molto raro e contemporaneamente essere reale.

Riconoscere l'esistenza di un evento avverso non significa sostenere che il vaccino sia complessivamente inefficace o pericoloso per tutti.

Significa riconoscere che ogni trattamento medico deve essere valutato attraverso il rapporto rischio-beneficio individuale e di popolazione.

7. Contratti europei e trasparenza

Anche sul fronte economico e amministrativo esistono documenti ufficiali che meritano attenzione.

La Commissione europea ha stipulato accordi per un portafoglio complessivo che arrivava fino a circa 4,2 miliardi di dosi di vaccino. Per BioNTech-Pfizer, gli accordi arrivarono a 2,4 miliardi di dosi.

La stessa Commissione ha ammesso che i contratti contenevano informazioni mantenute riservate per ragioni commerciali e che al pubblico erano stati messi a disposizione contratti con parti oscurate.

La questione della trasparenza non è quindi una teoria.

È documentato ufficialmente che alcuni elementi dei contratti non siano stati resi pubblici integralmente.

Nel 2024 il Tribunale dell'Unione europea si è occupato proprio dell'accesso ai documenti relativi ai contratti per i vaccini. La controversia riguardava, tra le altre cose, l'accesso a informazioni non oscurate relative agli accordi con Pfizer-BioNTech, Moderna e Janssen.

Il problema della trasparenza istituzionale rimane pertanto una questione concreta e documentata.

8. Quanti vaccini furono acquistati?

I numeri sono impressionanti.

La Commissione europea aveva costruito un portafoglio di vaccini potenzialmente superiore alle necessità immediate della popolazione europea, proprio per garantire disponibilità durante una situazione epidemiologica estremamente incerta.

La strategia può essere interpretata come una forma di assicurazione contro il rischio: acquistare più candidati e più dosi per evitare di trovarsi senza vaccini efficaci.

Ma questa strategia produce inevitabilmente una seconda domanda:

quanto è costata questa assicurazione?

E soprattutto:

quanto efficacemente è stata gestita quando la situazione epidemiologica è cambiata?

Nel 2023 la Commissione e BioNTech-Pfizer modificarono il contratto esistente proprio per ridurre le quantità originariamente previste, trasformando parte delle dosi in ordini opzionali e prolungando il periodo di consegna fino a quattro anni.

Questa modifica rappresenta un elemento concreto della revisione della strategia iniziale.

9. Le osservazioni della Corte dei conti europea

La Corte dei conti europea ha esaminato il sistema di approvvigionamento dei vaccini COVID-19.

Nel rapporto speciale 19/2022 ha concluso che l'UE era riuscita a garantire un numero sufficiente di dosi dopo le difficoltà iniziali, ma ha evidenziato che il processo non era stato valutato sufficientemente sotto il profilo delle prestazioni e della gestione dei rischi.

Tra le criticità individuate vi erano le difficoltà della produzione e della catena di approvvigionamento e il fatto che la Commissione non avesse pienamente analizzato tali problematiche prima della firma della maggior parte dei contratti.

Questo elemento è particolarmente interessante perché proviene da un organismo ufficiale di controllo finanziario dell'Unione europea e non da una fonte politica o da un movimento di opposizione.

10. La questione dei conflitti di interesse

La pandemia ha inoltre riportato al centro dell'attenzione il rapporto tra istituzioni pubbliche, ricercatori e industria farmaceutica.

Quando miliardi di euro di risorse pubbliche vengono utilizzati per acquistare medicinali e vaccini, la trasparenza sulle procedure decisionali, sui rapporti finanziari, sulle negoziazioni e sulle eventuali incompatibilità diventa essenziale.

La stessa Commissione europea indica tra i criteri utilizzati nelle negoziazioni anche la responsabilità legale, i costi e gli aspetti relativi alla produzione.

Il problema, quindi, non consiste semplicemente nel chiedersi se "Big Pharma" abbia guadagnato.

È evidente che le aziende produttrici abbiano avuto enormi interessi economici.

La domanda scientificamente e istituzionalmente più seria è invece un'altra:

quali meccanismi di controllo sono stati utilizzati per garantire che l'interesse commerciale non influenzasse impropriamente le decisioni di sanità pubblica?

11. Fauci, la ricerca e il laboratorio di Wuhan

Un altro capitolo fondamentale riguarda le origini del SARS-CoV-2 e i finanziamenti alla ricerca sui coronavirus.

La questione è stata oggetto di audizioni, inchieste parlamentari e documenti scientifici per anni.

È importante però non trasformare una controversia documentata in una certezza che le prove disponibili non consentono di stabilire definitivamente.

Esistono diverse ipotesi sull'origine della pandemia, inclusa l'origine zoonotica e l'ipotesi di incidente di laboratorio.

Il punto fondamentale è che la discussione sulle origini non dovrebbe essere impedita da considerazioni politiche.

Se esistono finanziamenti, collaborazioni internazionali, protocolli di ricerca e rapporti istituzionali, questi devono poter essere esaminati pubblicamente.

12. La pandemia ha dimostrato che la scienza non è un'autorità infallibile

Questo è forse il punto più importante.

La scienza non è un dogma.

La scienza è un metodo.

Una raccomandazione può essere corretta sulla base delle informazioni disponibili in un determinato momento e successivamente modificata quando emergono nuove evidenze.

Il problema nasce quando una decisione politica viene presentata come se fosse una verità scientifica definitiva.

Le audizioni di Fauci mostrano esattamente quanto sia importante separare:

evidenza sperimentale;

modello matematico;

ipotesi epidemiologica;

valutazione prudenziale;

decisione amministrativa;

decisione politica.

Sono categorie differenti.

13. Che cosa ci insegnano oggi i documenti?

A distanza di anni, una revisione seria della gestione COVID dovrebbe evitare sia il negazionismo sia l'apologia.

Non è scientificamente corretto affermare che tutto ciò che è stato fatto durante la pandemia fosse falso.

Ma non è neppure scientificamente corretto sostenere che ogni decisione fosse necessariamente supportata da prove definitive.

Le stesse fonti ufficiali mostrano che alcune decisioni furono prese in condizioni di forte incertezza, che determinate raccomandazioni non disponevano di sperimentazioni controllate specifiche, che i contratti europei contenevano parti riservate, che la strategia di approvvigionamento è stata successivamente modificata e che alcuni eventi avversi dei vaccini sono stati riconosciuti dagli organismi regolatori.

Questi sono fatti documentati.

Il compito dell'informazione è metterli insieme e permettere ai cittadini di trarre le proprie conclusioni.


AGGIORNAMENTO 2026: I DIARI DI FAUCI, LE NUOVE CARTE E L'AUDIZIONE AL SENATO




La vicenda di Anthony Fauci non si è conclusa con le audizioni del 2024.

Nel luglio 2026 il caso è tornato al centro dell'attenzione negli Stati Uniti dopo la pubblicazione di nuovo materiale documentale relativo al periodo della pandemia e la successiva convocazione di Fauci davanti alla Commissione del Senato degli Stati Uniti.

Le nuove carte di Fauci: i diari, le nuove domande e l'audizione al Senato del 2026

I diari e le prime valutazioni sull'origine del virus
Il significato delle annotazioni private
L'audizione del 29 luglio 2026
Il finanziamento della ricerca e la questione Wuhan
Ciò che i documenti dimostrano e ciò che ancora non dimostrano
La vera questione: perché continuare a indagare?

La vicenda di Anthony Fauci non si è conclusa con le audizioni del 2024.

Nel luglio 2026 il caso è tornato al centro dell'attenzione negli Stati Uniti dopo la pubblicazione di oltre 1.100 pagine di materiale diaristico attribuito a Fauci e la sua successiva convocazione davanti alla Commissione Homeland Security and Governmental Affairs del Senato degli Stati Uniti.

Il materiale è particolarmente interessante perché permette di osservare, attraverso annotazioni personali, e-mail e documenti dell'epoca, alcuni dei ragionamenti che accompagnarono le decisioni prese nei primi mesi della pandemia.

Uno degli aspetti maggiormente discussi riguarda le annotazioni dei primi mesi del 2020 sull'origine di SARS-CoV-2.

Dai documenti emerge che Fauci e altri scienziati stavano prendendo in considerazione diverse ipotesi già nelle prime settimane dell'emergenza. Le annotazioni mostrano discussioni sull'origine naturale del virus, ma anche sulla possibilità di un'origine collegata a un laboratorio.

Questo elemento è importante soprattutto dal punto di vista storico: dimostra che l'ipotesi di un possibile incidente di laboratorio faceva parte del dibattito interno fin dalle prime fasi della pandemia e non è comparsa soltanto anni dopo come teoria nata sui social network.

Tuttavia, è altrettanto importante non confondere la discussione di un'ipotesi con la dimostrazione della sua veridicità. I documenti pubblicati non costituiscono, da soli, una prova conclusiva dell'origine di SARS-CoV-2.

I diari assumono particolare rilevanza perché permettono di confrontare le riflessioni private con le dichiarazioni pubbliche effettuate durante l'emergenza.

In alcune annotazioni Fauci descrive il rapporto con la Casa Bianca, le discussioni con altri scienziati, le pressioni mediatiche e le difficoltà nel comunicare informazioni che erano ancora in evoluzione. Emergono inoltre numerose riflessioni personali sulla gestione della pandemia e sul crescente ruolo pubblico assunto dallo stesso Fauci.

Questo non significa automaticamente che ogni differenza tra una riflessione privata e una dichiarazione pubblica rappresenti una contraddizione o una prova di malafede. Ma significa che oggi esiste una quantità maggiore di documentazione primaria attraverso la quale è possibile ricostruire quei processi decisionali.

Ed è proprio questo il punto centrale: la storia della pandemia non dovrebbe essere ricostruita soltanto attraverso le dichiarazioni ufficiali pronunciate durante l'emergenza, ma anche attraverso i documenti prodotti internamente nello stesso periodo.

Il passaggio più clamoroso della nuova fase dell'inchiesta è arrivato il 29 luglio 2026.

Fauci è comparso davanti alla Commissione del Senato presieduta dal senatore Rand Paul, suo storico critico sulla gestione della pandemia e sulle questioni relative ai finanziamenti alla ricerca sui coronavirus.

Durante l'audizione Fauci ha invocato ripetutamente il Quinto Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, rifiutandosi di rispondere a più di cento domande.

Il fatto ha immediatamente alimentato il confronto politico.

I sostenitori dell'indagine hanno interpretato il ricorso al Quinto Emendamento come un elemento che richiede ulteriori approfondimenti. Fauci e i suoi legali, invece, hanno sostenuto che l'audizione fosse diventata uno strumento di pressione politica e che le accuse nei suoi confronti fossero prive di fondamento.

È quindi fondamentale distinguere un dato oggettivo dall'interpretazione: Fauci ha effettivamente invocato il Quinto Emendamento numerose volte; questo, da solo, non dimostra però che abbia commesso un reato.

Una delle questioni più controverse rimane quella relativa ai finanziamenti statunitensi destinati alla ricerca sui coronavirus e ai rapporti con istituzioni scientifiche cinesi.

Nel corso degli anni, il senatore Rand Paul ha sostenuto che Fauci abbia fornito informazioni fuorvianti sul coinvolgimento dei finanziamenti americani nella ricerca condotta attraverso collaborazioni internazionali.

Fauci ha sempre respinto queste accuse.

La nuova documentazione e la nuova audizione riportano quindi al centro dell'attenzione una domanda fondamentale: quali ricerche venivano effettivamente finanziate, attraverso quali enti, con quali protocolli e con quale livello di supervisione?

Queste domande possono essere affrontate seriamente soltanto attraverso contratti, grant, e-mail, rapporti scientifici e documentazione amministrativa, evitando di trasformare automaticamente ogni elemento controverso in una prova di colpevolezza.

È proprio questo il punto sul quale dovrebbe concentrarsi una revisione seria della pandemia.

I documenti oggi disponibili permettono di affermare che:

• le autorità scientifiche discussero diverse ipotesi sull'origine del virus già nelle prime settimane del 2020;

• l'origine da laboratorio era una delle questioni prese in considerazione, anche se non ne deriva automaticamente che tale ipotesi sia dimostrata;

• le decisioni sulla pandemia furono prese in un contesto caratterizzato da enorme incertezza scientifica e politica;

• esistono oggi molti più documenti primari disponibili per ricostruire quelle decisioni;

• Fauci nel 2026 ha rifiutato di rispondere a numerose domande del Senato invocando il Quinto Emendamento.

Ma non è corretto trasformare questi elementi in conclusioni che i documenti non dimostrano.

Un diario personale, un'e-mail o il silenzio davanti a una domanda parlamentare possono aprire una questione; non costituiscono automaticamente la prova definitiva di un crimine o di un complotto.

La questione più importante non è stabilire preventivamente chi abbia ragione.

È stabilire se tutte le decisioni prese durante la più grande emergenza sanitaria degli ultimi decenni siano state realmente supportate dalle migliori evidenze disponibili in quel preciso momento e se le istituzioni abbiano comunicato correttamente il grado di incertezza esistente.

La pubblicazione dei diari di Fauci e la nuova audizione parlamentare dimostrano che il capitolo non è ancora definitivamente chiuso.

La documentazione continua ad aumentare e permette oggi di confrontare ciò che veniva detto pubblicamente con ciò che veniva discusso privatamente.

La conclusione più corretta, quindi, non è quella di sostituire un dogma con un altro.

È quella di continuare a esaminare i documenti, verificare le dichiarazioni, confrontare le evidenze e lasciare che siano i fatti documentati a determinare le conclusioni.

Perché una vera revisione della gestione del COVID-19 non dovrebbe servire a difendere Fauci né a condannarlo preventivamente.

Dovrebbe servire a capire, con il massimo livello possibile di trasparenza, che cosa è realmente accaduto, quali decisioni erano scientificamente giustificate, quali furono prese in condizioni di incertezza e quali eventuali errori dovranno essere riconosciuti per evitare che possano ripetersi.

Salvatore Calleri – Ufficio Stampa


Fonti e documenti utili

Trascrizione ufficiale dell'audizione di Anthony Fauci – Congresso USA

Trascrizione dell'intervista di Fauci del 2024

Select Subcommittee on the Coronavirus Pandemic – Fauci Transcript

European Court of Auditors – EU COVID-19 vaccine procurement

Commissione europea – contratti e acquisti dei vaccini COVID-19

Commissione europea – strategia vaccinale COVID-19

EMA – sicurezza dei vaccini COVID-19

CDC – miocardite e pericardite dopo vaccinazione COVID-19

Corte costituzionale italiana – sentenza n. 186/2023

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mercoledì 17 aprile 2024

Speranza Confessa: "20% di Effetti Gravissimi o Addirittura Mortali" - L'Ammissione Shock dell'Ex Ministro

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Nella foto l'ex ministro della salute Roberto Speranza


In un'improvvisa rivelazione che ha scosso il panorama politico italiano, l'ex ministro della salute, Roberto Speranza, ha ammesso di essere stato a conoscenza fin dai primi mesi della campagna vaccinale di una realtà sconcertante: il 20% degli effetti avversi poteva essere potenzialmente mortale. Questa ammissione solleva interrogativi significativi sulla gestione della "pandemia" e sulle decisioni prese durante il suo mandato.


Di Salvatore Calleri (NatMed) Blogger e Divulgatore Scientifico

Speranza ha confermato che l'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) lo aveva avvertito dei rischi fin dal principio, ma nonostante ciò ha proseguito con la campagna vaccinale, inclusi obblighi e Open Day, enfatizzando costantemente la sicurezza e l'efficacia dei vaccini (sieri genici). Questo, nonostante la consapevolezza di effetti collaterali potenzialmente fatali.


Questa rivelazione getta una luce sinistra sulle azioni dell'ex ministro, sollevando interrogativi fondamentali sulla trasparenza e sull'integrità delle informazioni fornite al pubblico. In un momento in cui la fiducia nelle istituzioni è già stata messa a dura prova dalla "pandemia", l'ammissione di Speranza potrebbe minare ulteriormente la fiducia dei cittadini nel governo e nei suoi leader.

È essenziale che venga condotta un'indagine approfondita su questa questione, al fine di chiarire le circostanze che hanno portato a questa situazione e per garantire che simili errori non si ripetano in futuro. La salute e la sicurezza dei cittadini devono sempre essere la massima priorità, e ciò richiede un'azione trasparente e responsabile da parte dei leader politici.

In questo momento critico, i cittadini hanno il diritto di sapere la verità e di poter contare sulla leadership che agisce nell'interesse pubblico.

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martedì 25 febbraio 2020

Agghiacciante! Falsa epidemia creata in Italia con falsi malati e con morti per altre patologie per avere il Virus Bond!


Agghiacciante! Falsa epidemia creata in Italia con falsi malati e con morti per altre patologie per avere il Virus Bond!!!


Badate bene come il Roberto Burioni usi sempre e comunque il termine "epidemia", su ogni cagata che dice parla sempre di epidemia in Italia, né ha parlato anche ieri sera a Tiki Taka, e com'era contento mentre che né parlava, gli brillavano gli occhi.


Io so molto bene il perché.. ed anche perché abbiano messo un'altro buono come Walter Ricciardi come consulente per le relazioni dell'Italia con gli organismi sanitari internazionali.Si sono studiati un'altro bel business, ma ad andarci di mezzo però saremo noi tutti con la nostra economia.. perché per colpa di questi signori! Di questi senza Dio e senza coscienza chiuderanno parecchie attività, e per cosa? Per la loro sporca sete di denaro.


Traduzione a cura di: -Vivereinmodonaturale.com-

Fonte: -Edition.cnn.com-

Tre anni fa, la Banca mondiale ha emesso nuove obbligazioni per raccogliere fondi che potrebbero essere utilizzati per aiutare i paesi poveri a combattere le pandemie. I soldi sono ancora seduti a margine.






La banca stava rispondendo a un focolaio di Ebola nel 2014 che ha ucciso oltre 11.000 persone. Ha venduto due serie di obbligazioni che, a determinate condizioni, avrebbero liberato capitali per combattere la diffusione della malattia.



Un bond da 225 milioni di dollari copre focolai di influenza e coronavirus e ora paga interessi di oltre l'8% all'anno. Una seconda obbligazione da 95 milioni di dollari copre disturbi come l'Ebola e la febbre di Lassa, nonché il coronavirus, pagando agli investitori un interesse di quasi il 13% annuo. Entrambi sono programmati per maturare il 15 luglio.
Gli investitori si stanno ora preparando per la possibilità che lo scoppio del nuovo coronavirus in Cina continuerà a diffondersi, innescando un pagamento al meccanismo di finanziamento di emergenza pandemica della Banca mondiale. Ciò lascerebbe ai proprietari di obbligazioni molto meno da mostrare per il loro investimento.


I critici delle obbligazioni affermano che non faranno molta differenza, anche se il denaro viene rilasciato. Sostengono che le condizioni onerose necessarie per liberare il denaro significano che arriverà troppo tardi per aiutare le persone nel percorso dell'epidemia di coronavirus.


Quando un'epidemia è un'emergenza?

La Banca Mondiale ha guidato lo sviluppo dei cosiddetti legami pandemici in risposta allo scoppio dell'Ebola che ha attraversato l'Africa occidentale e oltre tra il 2014 e il 2015.
L'idea era di incanalare rapidamente i finanziamenti verso i paesi più poveri del mondo che affrontano una grave epidemia con potenziale pandemico. Per qualificarsi, l'epidemia deve soddisfare le condizioni in base al numero di decessi, alla durata dell'epidemia, alla velocità con cui si diffonde la malattia e al numero di paesi colpiti.
Ma i critici sostengono che le condizioni necessarie per innescare i pagamenti sono troppo onerose, impedendo o ritardando l'arrivo dell'aiuto tanto necessario. Indicano lo scoppio dell'Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo come un esempio in cui le obbligazioni non hanno funzionato. Il coronavirus non ha ancora attivato un pagamento.

"I trigger specifici sono stati scelti in stretto coordinamento con l'Organizzazione mondiale della sanità e nessuno poteva prevedere che altri focolai si sarebbero comportati diversamente", ha detto un portavoce della Banca mondiale.

L'epidemia di Ebola, iniziata nel 2018, ha causato oltre 2.200 vittime - più di quella del coronavirus. Ma non sono stati ancora erogati pagamenti per combattere la seconda più grande epidemia di Ebola, perché non ci sono stati ancora 20 morti in un secondo paese, un requisito previsto in termini di obbligazioni. La Repubblica Democratica del Congo è il secondo paese dell'Africa per superficie terrestre.

Olga Jonas, membro anziano dell'Harvard Global Health Institute che ha trascorso 33 anni presso la Banca mondiale, ha descritto i legami pandemici come una "acrobazia pubblicitaria" che non aiuterà a fermare gli scoppi o prevenire le pandemie. I soldi, sostiene, non sarebbero mai arrivati ​​abbastanza in fretta da fare la differenza.
"Solo i riassicuratori e gli investitori sono usciti in vantaggio", ha dichiarato Jonas, che ha trascorso sette anni a coordinare la risposta della Banca mondiale alle pandemie.
L'ex capo economista della Banca mondiale Larry Summers, un altro critico di spicco, ha respinto pubblicamente l'iniziativa come "sciocco finanziario" e un "errore imbarazzante".
Secondo un portavoce della Banca mondiale, il meccanismo di finanziamento di emergenza pandemica ha pagato $ 61,4 milioni per combattere l'Ebola nella RDC.


Il coronavirus si diffonde
La situazione potrebbe essere diversa con il coronavirus. Il numero globale di casi è aumentato a oltre 67.000. Nel frattempo il bilancio delle vittime ha superato 1.525, di cui tre al di fuori della Cina continentale.

I pagamenti delle obbligazioni pandemiche della Banca mondiale verranno attivati ​​se, almeno 12 settimane dopo l'inizio dell'epidemia, il numero di casi confermati è ancora in crescita e il virus ha ucciso almeno 20 persone al di fuori della Cina, secondo Scott Lothian, un investimento manager di Baillie Gifford, uno degli investitori in obbligazioni.

Le obbligazioni sono attualmente negoziate con uno sconto sul loro prezzo originale, secondo Lothian. In altre parole, i mercati ritengono che vi sia una ragionevole probabilità che venga attivato un pagamento.
"Penso che sia sul coronavirus", ha detto Lothian alla CNN Business.

Il pagamento massimo per il coronavirus nell'ambito delle obbligazioni è di $ 196 milioni, da pagare in lotti in base al numero di decessi e alla diffusione geografica. Almeno 250 morti in almeno due paesi porterebbero a un pagamento di $ 56 milioni.
Lothian ha affermato che le obbligazioni non dovrebbero essere considerate vincenti solo se pagano, poiché hanno stabilito un precedente per il trasferimento di rischi che sono difficili da valutare sui mercati finanziari. Se le condizioni di pagamento vengono allentate sulle future obbligazioni pandemiche, tale debito sarà più costoso da emettere, ha aggiunto.
"I mercati dei capitali stanno contribuendo a fornire un'assicurazione per i rischi per la salute pubblica nei paesi in via di sviluppo che altrimenti non sarebbero coperti", ha aggiunto Andrew Cave, capo della governance e della sostenibilità di Baillie Gifford.

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lunedì 3 febbraio 2020

La Cina accusata di "cremare" un numero indicibile di vittime di Coronavirus mentre la malattia e il bilancio delle vittime aumentano a livello globale

#Coronavirus 


Tra le notizie secondo cui la Cina potrebbe sottostimare la gravità dell'attuale epidemia di coronavirus, un quotidiano neozelandese ha riportato un'accusa che indicherebbe che il bilancio delle vittime è molto più alto dei numeri "ufficiali".


Traduzione a cura di Vivereinmodonaturale.com

Secondo il New Zealand Herald , i funzionari cinesi sono stati accusati di cremare le vittime del virus, suggerendo che i morti siano molti di più di quanto Pechino abbia ammesso: 

I funzionari della sanità mondiale, tornati da una visita a Pechino, hanno espresso grande preoccupazione per il diffondersi di un nuovo virus pericoloso tra le persone al di fuori della Cina, anche se il numero di malattie continua a crescere drammaticamente all'interno di quella nazione asiatica.
Il nuovo virus ha ora infettato più persone in Cina di quanto se ne fossero ammalate durante l'epidemia di sindrome respiratoria acuta grave tra il (2002-2003). Mercoledì, il numero di casi è salito a 5974, superando le 5327 persone con diagnosi di SARS.

Ufficialmente a venerdì, il bilancio delle vittime in Cina era di 132, meno della metà delle 348 persone che sarebbero morte a causa del virus SARS.
Ma "sono stati sollevati dubbi sul bilancio ufficiale delle vittime", ha osservato il documento, "sostenendo che le autorità cinesi hanno cremato i corpi in segreto".

Un punto di informazione in lingua cinese, Initium, ha affermato di aver intervistato i lavoratori in un centro di cremazione locale a Wuhan, una città di 11 milioni nella Cina centrale da cui ha avuto origine l'epidemia di coronavirus. 
Secondo quanto riferito, i funzionari hanno riferito al punto vendita che i corpi vengono inviati al crematorio direttamente dagli ospedali senza una corretta identificazione e senza essere aggiunti al bilancio ufficiale delle vittime.


... seriousness of the spread in , but also the lack of facilities that can handle the rising number of patients.
Also, one thing that is hiding is the number of death caused by the virus. Credible Chinese media outlet @initiumnews interviewed people working at local cremation centers, confirming that many dead bodies were sent directly from the hospitals to the cremation centers...


"Quindi ci sono ragioni per rimanere scettici su ciò che la Cina ha condiviso con il mondo perché mentre sono stati più trasparenti su alcune cose legate al virus, continuano ad essere imprecisi e inaffidabili in altri aspetti", ha osservato il corrispondente di DW News East Asia William Yang.

I funzionari sanitari globali sono chiaramente preoccupati per la diffusione del virus

La possibilità che il governo cinese stia sottovalutando il bilancio delle vittime del virus è molto reale, considerando quanto siano strettamente controllate tutte le informazioni che arrivano e che escono dal paese. Il governo controlla letteralmente tutte le agenzie sanitarie, ovviamente, così come tutti i media che vengono trasmessi e i social media che vengono pubblicati.

Quindi non sarebbe difficile elaborare una narrazione secondo cui la malattia è sotto controllo e il bilancio delle vittime ufficiale finora è basso.
Ma gli esperti di salute di tutto il mondo sono già sempre più preoccupati semplicemente a causa della rapida diffusione del virus e dell'aumento del numero delle vittime in altri paesi.

Inoltre, i funzionari dell'OMS hanno notato giovedì che non erano così preoccupati per la gestione dell'epidemia da parte della Cina, ma piuttosto per la sua diffusione in altri paesi con meno risorse.
"La nostra più grande preoccupazione è il potenziale per il virus di diffondersi in paesi con sistemi sanitari più deboli e che non sono preparati ad affrontarlo", ha dichiarato il direttore generale dell'OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus.

“La stragrande maggioranza dei casi al di fuori della Cina ha una storia di viaggio a Wuhan o contatti con qualcuno con una storia di viaggio a Wuhan. Non sappiamo che tipo di danno potrebbe causare questo virus se si diffondesse in un paese con un sistema sanitario più debole. "

L'organizzazione ha dichiarato un'emergenza globale a causa del coronavirus all'inizio di questa settimana.
Giorni fa, la Cina ha iniziato a mettere in quarantena milioni di persone quando il virus ha iniziato a diffondersi rapidamente. Venerdì, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie negli Stati Uniti hanno anche messo in quarantena 195 sfollati americani che vivevano a Wuhan.

Il fondatore di Natural News, Mike Adams, Health Ranger, ha riferito che “il CDC non ha torto nel farlo. In effetti, sarebbe stato pericolosamente sbagliato se non ci fossero riusciti."
Ha anche osservato che il governo federale non ha fatto abbastanza per impedire alle persone potenzialmente infette di attraversare illegalmente il confine degli Stati Uniti, anche se a credito del presidente Trump, è riuscito più dei suoi predecessori.

Le fonti includono:



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