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sabato 7 aprile 2018

Medici e farmaci uccidono più delle guerre! Giornata Mondiale della Salute?

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Medici e farmaci uccidono più delle guerre!

Oggi nella ipocrita Giornata Mondiale della Salute dove ogni pretesto è buono per sponsorizzare criminosi e incontrollati sporchi vaccini, voglio ricordarvi che chi la festeggia,ovvero i medici, sono gli stessi che ve la tolgono! Vivere in modo naturale.

"I vaccini sono la spina dorsale di tutta l'industria farmaceutica. 
I bambini vaccinati diventano clienti a vita."

Dr. Sherri Tenpenny

La mafia medica DISTRUGGE il TUO sistema immunitario.

Articolo seguente di Marcello Pamio 


«Qual è la differenza tra attraversare la strada bendato

ed entrare in ospedale? 

Nessuna, in entrambi i casi rischi la vita».



M.P.

Lo scrittore latino Publiliu Syrus nato nell’85 a.C. era convinto che «dagli errori degli altri, un uomo saggio corregge i suoi». In teoria dovrebbe essere così, ma oggi soprattutto in ambito medico le cose sono un po’ diverse…

Mortalità in Italia

In Italia ogni anno a causa di una qualche malattia muoiono circa 600.000 persone.
Secondo l’Istat nel 2014 i decessi sono stati quasi 598.670 e nel 2015 hanno superato quota 646.000.
Le principali cause in ordine decrescente sono: malattie ischemiche del cuore (69.653), malattie cerebrovascolari (57.230) e altre malattie del cuore (49.554). Poi i tumori maligni (33.386), malattie ipertensive (30.690), demenza e Alzheimer (26.600), malattie respiratorie (20.234), diabete mellito (20.183), tumori di colon/retto (18.671), tumore seno (12.330), tumori al pancreas (11.186) e via via fino al suicidio (4.147) all’ultimo posto.


Raggruppando le prime tre voci sotto “malattie cardiovascolari”, visto che tutte interessano lo stesso apparato, si raggiunge la cifra di 184.737 morti all’anno, mentre i tumori uccidono all’circa 125.000 persone.
Da qui l’arcinota classificazione che vuole al primo posto per mortalità le malattie cardiovascolari, poi i tumori. Ma è proprio così?
Dall’elenco dell’immarcescibile Istat non esisterebbero infatti per esempio le «morti iatrogene», cioè tutte quelle morti dovute a errori medici o date dagli effetti collaterali dei farmaci.
Come mai? Mancanza alquanto anomala visto che si tratta di una delle prime cause di morte al mondo!

Errori medici

Mentre da noi le morti iatrogene sono un mistero, una delle riviste scientifiche più accreditate al mondo, il British Medical Journal, se ne esce denunciando l’impatto che queste hanno sulla salute pubblica e sulle casse dei sistemi sanitari.
Il 3 maggio 2016 con un titolo inequivocabile «Errori medici, terza causa di morte in USA» («Medical error – the third leading cause of death in the US»[1]) il B.M.J. pubblica uno studio che rimarrà nella storia.
Lo firmano l’oncologo Martin Makary e il suo allievo Michael Daniel del Dipartimento di chirurgia della Scuola di Medicina della Johns Hopkins University di Baltimora negli Stati Uniti. Secondo i ricercatori gli errori medici uccidono più di 250.000 persone ogni anno su un totale di circa 2,6 milioni di decessi.
Quindi negli States il 10% delle morti per malattia sono causate da errori umani o da farmaci.
Un problema enorme.

Classificazione internazionale 

Il problema però è ancora più serio di quello che si possa pensare.
A livello internazionale quando muore una persona in ospedale il medico compila un certificato assegnando un codice I.C.D. (International Classification of Disease).
Ogni malattia ha un corrispondente numero ben preciso. Se per assurdo una causa di morte NON è associata ad un codice I.C.D., cioè non è contemplata dal manuale in teoria non dovrebbe esistere.
Il punto cruciale è che «il fattore umano» sfugge a tale conteggio! Quindi tutte le cause di morte non associate a un codice semplicemente NON vengono registrate come “errori”, ma sotto un’altra voce...
Per l’O.M.S., l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono 117 i Paesi ad aver adottato la codifica I.C.D. tra cui ovviamente anche l’Italia!
Come allora codificare e misurare l’errore umano?
Stiamo parlando di numeri preoccupanti: negli USA l’impatto è quantificabile intorno ai 210 - 400.000 decessi ospedalieri ogni anno.
Hanno cercato di farlo gli autori dello studio del B.M.J. sopracitato analizzando gli studi dal 1999 in poi ed estrapolando il dato in base al numero di ricoveri ospedalieri.

Manuale ICD-9-CM

Nella versione italiana di 1120 pagine della ICD-9-CM (International Classification of Diseases - 9th revision - Clinical Modification) si parla solo di «Avvelenamento da farmaci, medicamenti e prodotti biologici» e i codici vanno da 960 a 979.[2]
Nella classificazione ufficiale si contemplano i danni dei medicinali solo nel contesto di un avvelenamento e non in merito agli effetti collaterali che questi inducono. Ecco perché alle voci «errore medico», «effetto collaterale farmaco», «effetto secondario farmaco», ecc. c’è il vuoto cosmico…

Quanto è grande il problema?

Il dato americano sembra catastrofico, ma come vedremo è sottostimato…
In America la fonte che riporta le stime dei decessi annuali causati da errori medici è un report datato 1999 molto limitato e obsoleto dell’Istituto di Medicina (I.O.M.). Questo report parla di una media che va da 44.000 a 98.000 decessi annuali.
Un altro rapporto del 2004 riguardante i decessi di pazienti ricoverati associati all’Agenzia per la Qualità nella Sanità e per la Verifica della Sicurezza del Paziente riferita alla popolazione con assistenza sanitaria, ha stimato che 575.000 decessi sono stati causati da errori medici in tre anni, tra il 2000 e il 2002. Il che rappresenta poco meno di 200.000 morti all’anno.
Il Ministero della Salute americano esaminando gli archivi dei ricoverati nel 2009 riportò che 180.000 decessi tra coloro aventi assicurazione sanitaria erano dovuti a errori medici.


Death by Medicine

Un documento illuminante del 2004 si intitola «Death by Medicine» ed è firmato da un gruppo di ricercatori quali Gary Null, PhD, Carolyn Dean MD, ND, Martin Feldman, MD, Debora Rasio, MD e Dorothy Smith, PhD.
Secondo questo inquietante e fastidioso rapporto, il numero delle persone che finiscono in ospedale ogni anno in America a seguito di reazioni avverse è di oltre 2,2 milioni; circa 20 milioni sono gli antibiotici non necessari prescritti annualmente e 7,5 milioni sono le persone che subiscono procedure mediche e chirurgiche non necessarie. Mentre le persone che vengono ospedalizzate inutilmente sarebbero quasi 9 milioni.
Le loro stime sono allucinanti: 783.936 gli americani che muoiono ogni anno a causa della medicina allopatica, cioè per malasanità. Una ecatombe ogni anno. Se questi dati sono veri, il podio delle morti sarebbe occupato dal caduceo con il serpente attorcigliato…
Di questi oltre 106.000 americani morirebbero SOLO per gli effetti collaterali dei farmaci!


Situazione italiana

Secondo il Rapporto sulle «Attività di ricovero ospedaliero» del Ministero della salute italiano nel 2016 vi sono stati 8.692.371 ricoveri ospedalieri, nel 2014 sono stati 9.526.832[3] .
Negli ultimi trent’anni l’Italia è rimasto uno degli ultimi paesi occidentali nel quale si esala l’ultimo respiro più spesso nella propria abitazione, poi vi è stata una inversione di tendenza nell’ospedalizzazione della morte. Oggi la percentuale media dei decessi in ospedale raggiunge il 42%,[4] con punte del 47% al Centro Nord e del 32% al Sud e isole.[5]
Quindi quasi la metà delle persone muore in ospedale.
Quante sono le persone che da noi muoiono per cause iatrogene?

I medici ammazzano 6 pazienti su 100

In Italia ogni anno tra i ricoverati in ospedale «i medici ammazzano 6 pazienti ogni 100».
«Una cifra impressionante, ma che non stupisce, per la quantità di casi di malasanità di cui si viene conoscenza».[6]
E’ uno dei dati più significativi e soprattutto inquietanti emersi dal Simposio Internazionale di salute pubblica organizzato dall’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Varese nel 2005 dal titolo: «La medicina centrata sulla sicurezza del paziente».[7]
Questo è il motivo per cui l’errore medico è diventato la preoccupazione maggiore dei sistemi sanitari odierni.
Se questo 6% è corretto e se lo applicassimo a tutti i ricoveri ospedalieri, tenendo conto che oggi sono oltre 9 milioni all’anno, i morti si aggirerebbero attorno ai 500.000! Ovviamente dai 9 milioni di ricoveri vanno tolti tutti i ricoveri non gravi, e questo è il motivo per cui è difficilissimo stabilire il numero esatto di decessi causati dai medici.
Qualche dato ufficiale in più arriva dalla rivista “Rischio Sanità” del 2001: «su 8 milioni di persone che ogni anno vengono ricoverate negli ospedali italiani, ben 320.000 ne escono con danni, menomazioni e malattie che non sono correlate con il motivo che le ha portate al ricovero, ma sono dovute agli errori nelle cure ed ai disservizi ospedalieri. Errori e disservizi che fanno sì che tra questi 320.000 danneggiati ben 50.000 (ossia quasi 10 volte i morti per incidente stradale) muoiono».[8]
Quindi gli errori commessi dai medici hanno una mortalità che supera il 15%.
Dati questi del 2001, per cui se venissero aggiornati tenendo conto degli attuali 9 milioni di ricoveri, le persone che ogni anno subiscono un danno più o meno grave dall’apparato medico sarebbero circa 360.000, con la conseguente crescita anche delle morti.
Quanti dei 50-60.000 morti all’anno per errori medici sono dovuti agli effetti collaterali dei farmaci?

Pharmakiller

«Il motivo principale per cui assumiamo così tanti farmaci 

è semplice: le aziende farmaceutiche non vendono farmaci, 

ma bugie sui farmaci»



Peter C. Gøtzsche[9]

Compreso che gli I.C.D., (casualmente) non contemplano le morti da farmaco per cui le registrazioni sono totalmente incomplete, si possono estrapolare dati statistici partendo dal presupposto che i vari sistemi sanitari compiano gli stessi errori nei vari paesi occidentali.
Se negli Stati Uniti ogni anno muoiono per farmaci/vaccini oltre 100.000 persone, tenuto conto che il rapporto tra la popolazione italiana è circa un quinto di quella americana, da noi ogni anno potrebberomorire a seguito di effetti avversi ai farmaci circa 20.000 persone.
La conferma di questa stima arriva da uno studio norvegese, condotto in modo accurato, che ha calcolato nel 9-10% la percentuale delle persone morte in ospedale per ragioni direttamente connesse ai farmaci.[10]


Siccome circa un terzo delle morti avviene in ospedale le percentuali portano ad una stima di circa 20.000 morti a causa dei soli farmaci.
Quindi su quelle 50.000 morti per cause iatrogene in Italia, quasi la metà, ben 20.000 potrebbero essere dovute alle molecole chimiche.
Numeri preoccupanti che nessuno ha il coraggio di denunciare, ma ancora ampiamente in difetto...



Le persone che ogni anno muoiono (a casa o in ospedale) per malattia cardiovascolare sono morte a causa della patologia o dei farmaci? Mix di droghe come antipertensivi, anticoagulanti, statine per il colesterolo, protettori gastrici, inibitori di pompa, antiacidi, ecc... Le persone che ogni anno muoiono (a casa o in ospedale) per tumore sono morte per la patologia o per i protocolli imposti dal Sistema sanitario: chemio e radioterapia?
Mentre nel primo caso i dati non ci sono, in ambito oncologico le conferme esistono.
La chemioterapia ha effetti molto negativi sul cuore al punto che 1 paziente su 3 muore non di cancro ma a causa delle terapie oncologiche. 

Lo studio pubblicato sul «Journal of the American College of Cardiology» ha analizzato le cause di decesso in 1807 pazienti sopravvissuti al cancro. A distanza di 7 anni circa il 33% muore per disturbi cardiaci e il 51% per la malattia per la quale era in cura, cioè di tumore. Vista questa altissima mortalità entro un settennio dall’inizio delle cure, sarebbe molto interessante conoscere i dati di sopravvivenza dopo 10 o 20 anni…

Detto questo, sapendo che in Italia sono oltre 170.000 le persone che ufficialmente muoiono “di cancro” ogni anno[11], si potrebbe dedurre che oltre 50.000 persone potrebbero essere uccise ogni anno dalla chemioterapia!
Non finisce qua perché c’è anche lo studio pubblicato firmato da Grame Morgan (professore associato di radiologia al Royal North Shore Hospital di Sidney), Robyn Ward (professore oncologo all’University of New South Wales), Michael Barton (radiologo e membro del Collaboration for Cancer Outcome Research and Evaluation del Liverpool Health Service di Sidney).

Tale ricerca epocale dal titolo: «The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5-year survival in adult malignancies» («Il contributo della chemioterapia citotossica alla sopravvivenza a cinque anni dei tumori in adulti») è stata pubblicata su una delle più prestigiose riviste di oncologia del mondo, la «Clinical Oncology», nel dicembre 2004.
Il loro meticoloso studio si è basato sulle analisi di tutti gli studi clinici randomizzati (RTC) condotti in Australia e negli Stati Uniti, nel periodo da gennaio 1990 a gennaio 2004. L’analisi ha interessato 225.000 persone malate nei 22 tipi di tumori più diffusi, e «curate» solo con chemioterapia. 

Quando i dati erano incerti, gli autori hanno deliberatamente stimato in eccesso i benefici della chemioterapia. Nonostante questo, lo studio ha concluso che la chemioterapia non contribuisce più del 2% alla sopravvivenza (Australia 2,3% e Stati Uniti 2,1%).

«Molti medici continuano a pensare ottimisticamente che la chemioterapia citotossica possa aumentare significativamente la sopravvivenza dal cancro», scrivono nell’introduzione gli autori. 

Gli autori hanno messo in evidenza che, per ragioni spiegate nello studio, i risultati raggiunti (circa il 2%) dovrebbero essere visti come il limite massimo di efficacia della chemio!
La domanda che sorge spontanea è la seguente: se la chemio contribuisce alla sopravvivenza a 5 anni solo in un miserrimo 2% dei malati tumorali, al rimanente 98% cos’è accaduto? Sono vivi oppure no?

A confermare ulteriormente la pericolosità della chemioterapia arriva uno studio recentissimo pubblicato il 31 agosto 2016 sulla prestigiosa rivista «Lancet Oncology» dal titolo: «Studio osservazionale sulla mortalità a trenta giorni dopo il trattamento antitumorale per il cancro al seno e al polmone in Inghilterra».
Secondo la ricerca la chemioterapia può nuocere gravemente fino al 50% dei pazienti.
Per la prima volta i ricercatori inglesi hanno esaminato il numero di malati deceduti entro trenta giorni dall’inizio della chemioterapia e il risultato conferma il rischio dei protocolli medici oncologici.
L’indagine ha rilevato che in Inghilterra circa l’8,4% dei pazienti con cancro del polmone e il 2,4% di quelli affetti da tumore del seno sono deceduti entro 30 giorni dall’avvio del trattamento, ma in alcuni ospedali si supera addirittura il 50%!
Quindi in Italia i morti causati dalla chemio superano sicuramente i morti causati dal cancro!

I FANS

Un esempio per tutti potrà far capire meglio quello che sta accadendo.
I FANS sono farmaci antinfiammatori non steroidei molto potenti, pericolosi e utilizzati da milioni di persone. Il più famoso e “banale” è l’aspirina!
Banalità a parte, ogni anno diverse migliaia di persone (limitandosi solo agli effetti collaterali più noti) vengono uccise da ulcere gastriche sanguinanti e da crisi cardiache provocate da questi medicinali.
Ovviamente all’atto della registrazione la causa di morte sarà «infarto» o «perforazione gastrica» e non certo «effetto collaterale del farmaco»!
Una stima fatta in Inghilterra sui morti per ulcere perforate tra gli utilizzatori di questi farmaci denunciava circa 3.700 morti all’anno. Applicando questa stima alla popolazione americana e italiana si possono attendere da noi circa 4.000 morti, mentre negli States circa 20.000 ogni anno.
Solo per un farmaco!

I 10 farmaci più prescritti nel 2015[12]

I primi dieci principi attivi per spesa convenzionata di classe A-SSN:
1° Pantoprazolo: inibitore pompa protonica (296 milioni di €)
2° Rosuvastatina: ipercolesterolemia (268 milioni di €)
3° Salmeterolo: broncodilatatore (247 milioni di €)
4° Lansoprazolo: inibitore pompa protonica (227milioni di €)
5° Atorvastatina: ipercolesterolemia (202 milioni di €)
6° Omeprazolo: inibitore pompa protonica (193 milioni di €)
7° Amoxicillina: antibiotico (178 milioni di €)
8° Simvastatina: ipercolesterolemia (165 milioni di €)
9° Esomeprazolo: inibitore pompa protonica (162 milioni di €)
10° Enoxaparina sodica: prevenzione coaguli (152 milioni di €)

Tra i primi dieci farmaci più venduti in Italia vi sono addirittura quattro inibitori di pompa protonica e tre statine!

Le statine servono per abbassare il colesterolo ematico, mentre gli inibitori vengono usati per svariate situazioni gastriche (iperacidità, gastrite, ulcere, reflussi, ecc.).
Questi dati sono illuminanti perché mettono in evidenza la situazione culturale e nutrizionale dell’italiano medio. Il suddito italiota invece di migliorare il proprio stile di vita con movimento, alimentazione, masticazione, ecc. s’imbottisce di droghe i cui effetti collaterali scateneranno altre patologie. Poi queste patologie saranno curate con altri farmaci, e via così fino alla morte prematura.


Prendiamo i due farmaci più utilizzati: il Pantoprazolo e la Rosuvastatina e vediamo cosa riportano i foglietti illustrativi.

Pantoprazolo:

Altre patologie gravi (frequenza non nota): ingiallimento della pelle o del bianco degli occhi (grave danno alle cellule epatiche, ittero) o febbre, ingrossamento dei reni talvolta con dolore ad urinare e dolore lombare (grave infiammazione dei reni che può portare anche ad insufficienza renale).[13]
- Alterazione o completa perdita del senso del gusto; dolore alle articolazioni; dolori muscolari; febbre alta; gonfiore delle estremità; reazioni allergiche; depressione…

Non Comune (può interessare fino a 1 persona su 100)
Aumento degli enzimi epatici.

Raro (può interessare fino a 1 persona su 1.000)
Aumento della bilirubinaaumento dei livelli di grasso nel sangue; drastica diminuzione dei granulociti circolanti... 

Rosuvastatina

Cardiovascolari: ipertensione, angina pectoris…
Sistema nervosopolineuropatia, neuropatia periferica...
Endocrini: diabete mellito, anomalie della tiroide.
Epaticiincremento delle transaminasi, ittero
Gastrointestinali: diarrea, nausea; costipazione, gastroenterite, vomito, gastrite...
Muscoloscheletricimialgia, dolore alla schiena; miopatia; artrite, artralgia...
Urogenitali: infezioni delle vie renali; proteinuria, ematuria…

Solo questi due farmaci sono in grado di provocare dolori vari, neuropatie e disturbi seri al fegato.
Tutto questo che impatto potrebbe avere sulla salute dei consumatori abituali?
La persona inizia a prendere una statina e/o inibitore di pompa e poco a poco si troverà ad avere problematiche e disfunzioni epatiche (con entrambi i farmaci), ipertensione (con le statine), ipercolesterolemia (con l’antiacido) e dolori alle articolazioni (con tutti e due).
Da un solo farmaco, passerà nell’arco di pochissimo tempo a prendere altre medicine per altre patologie, mettendosi di fatto in un terreno pericolosissimo che può franare in ictus, infarti, aneurismi, ischemie, ecc.

Sarà un caso che i primi tre principi attivi di automedicazione a maggiore spesa nel 2015[14] sono antinfiammatori e antidolorifici?

 Diclofenac: FANS antinfiammatorio
Ibuprofene: FANS antinfiammatorio
Paracetamolo: analgesico e antipiretico.

Sarà un caso che in Italia diversi milioni di persone soffrono di dolori e/o infiammazioni e per questo stanno ingollando pasticche ogni giorno? Questi dolori/infiammazioni non potrebbero essere causati da farmaci?
La medicina ufficiale, come sempre facendo acqua da tutte le parti, non è in grado di dare risposte concrete, figuriamoci nell’eziopatogenesi di queste problematiche, per cui la causa iatrogena non si può scartare a priori...

Conclusione

La situazione della salute pubblica è allarmante: centinaia di migliaia di persone ogni anno vengono letteralmente e fisicamente stecchite dai farmaci e nessuno lo dice!
Sentiamo continue idiozie sulla salute dell’uomo, sui progressi della scienza, ecc. da parte di esperti in trasmissioni televisive create ad arte, o da testimonial ben oliati dalle industrie chimiche.

La realtà è che l’uomo (bambini in primis) è sempre più ammalato. Come mai?
La condizione in Italia è pressoché sovrapponibile a quella degli altri paesi industrializzati e moderni. D’altronde non è così strano visto che le più importanti università, pubbliche e private, sono gestite e controllate dalle industrie che sfornano droghe.
I principi attivi di questi farmaci (quindi anche i loro danni) sono i medesimi in tutto il mondo e i camici bianchi si blindano nascondendosi dietro i protocolli ortodossi, decisi da gruppi di studio o panel pagati dalle stesse lobbies.
Per non parlare della ricerca scientifica che a livello globale è finanziata solo dai soliti capitali privati...

La medicina allopatica, ottusamente centrata sui protocolli, e completamente miope a tutto quello che di naturale esiste, è ormai allo stadio terminale, e prenderne coscienza è fondamentale e prioritario, se ci si vuole salvare la pelle.
Il fallimento dell’intero sistema è provocato da comportamenti criminali, da una profonda ignoranza e dalla corruzione e impotenza degli enti regolatori.
Risultato? Oggi farmaci e vaccini, prodotti di punta dalle industrie plurimiliardarie e autorizzati da enti totalmente “porosi”, uccidono più delle guerre e della malavita organizzata! 

[1] «Medical error-the third leading cause of death in the US», 3 may 2016, www.bmj.com/content/353/bmj.i2139
[4] Elaborazioni su dati archivio Istat cause di morte
[5] Idem
[6] «Il 6% dei pazienti muore per errore medico», Corriere della Sera, 24 settembre 2005 www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/09_Settembre/24/medici.html
[7] «I medici ammazzano 6 pazienti ogni 100», La Gazzetta del Mezzogiorno, 24 settembre 2005, www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/38978/i-medici-ammazzano-6-pazienti-ogni-100.html
[8] «Malpractice: costi e rimedi non sono solo assicurativi», editoriale “Rischio sanità”, giugno 2001
[9] Peter C. Gøtzsche, medico e chimico ha pubblicato più di 70 articoli scientifici nelle cinque riviste mediche più accreditate al mondo e uno dei responsabili del Cochrane Methodology Review Group
[10] «Drug-related deaths in a department of internal medicine», Ebbesen J, Buajorded I, Erikssen J, Arch Intern Med. 2001; 161:2317-23
[11] “I tumori come causa di morte”, I numeri del cancro, Italia 2016, AIOM Associazione italiana di Oncologia Medica, 
[12] Idem
[13] Foglietto illustrativo del Pantoprazolo Zentiva Italia 20 mmg, compresse gastroresistenti» della Sanofi Pasteur, 
[14] «L’uso dei farmaci in Italia», Rapporto nazionale anno 2015, AIFA
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Glaxo & i Padroni del mondo. (Le origini)

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Foto di No a Massoneria e Nwo Macerata

La storia del colosso multinazione GSK-Glaxo Smith Kline nel mondo! Le origini.


di Marcello Pamio – 5 aprile 2018

Le origini della «Glaxo»

La storia della Glaxo inizia nel lontanissimo 1715 quando Silvanus Bevan apre la farmacia Plough Court in centro a Londra. 

In quel periodo gli «speziali», cioè gli antesignani dei farmacisti, erano i più comuni medici che offrivano consulenze e vendevano prodotti medicinali, saponi, olio di fegato di merluzzo, ecc.
Il dottor William Allen fu assunto dalla farmacia nel 1792 e divenne socio tre anni dopo.
Allen era uno stimato medico professionista e divenne membro fondatore della «Pharmaceutical Society» nel 1841.
I fratelli Handbury, nipoti di Allen entrarono a Plough Court e nel 1856 la compagnia divenne nota come «Allen & Hanburys». L’azienda si espanse grazie alle vendite dell’olio di fegato di merluzzo, usato per il rachitismo e per la carenza di vitamina A.
Siamo proprio agli albori perché la «Allen & Hanburys Ltd.» sarà acquisita da «Glaxo Laboratories Ltd.», una società della GSK.
La «G» del brand «GSK» rappresenta la prima lettera della parola «Glaxo».

La «Smith Kline» 

Un'altra società che giocherà un ruolo centrale è la «Smith Kline».
Nel 1830 la casa farmaceutica «Smith & Gilbert» aprì la sua sede a Filadelfia.
Quando Gilbert si ritirò, George - il fratello minore di John K. Smith - entrò a far parte dell’azienda e costruì un impero grazie alla vendita all’ingrosso di farmaci.
Nel 1870 il nipote Mahlon Smith, che gestiva la società, fondò insieme al suo contabile Mahlon Kline la «Smith, Kline & Co».
Ecco spiegate le lettere finali dell’acronimo GSK, la «S» sta per «Smith» e la «K» per «Kline».
Nel 1880 altri due farmacisti, Henry S. Wellcome e Silas Burroughs, fondarono la «Burroughs Wellcome & Co.», una società per la vendita di farmaci a Londra.

Ricerca pioneristica di farmaci moderni


Nel 1894 furono aperti i «Wellcome Physiological Research Laboratories» con l’intento di effettuare la sperimentazione biologica, in particolare dei primi vaccini.


Origini del nome «Glaxo»


I caseifici di Joseph Nathan & Co. in Nuova Zelanda nel 1904 vendevano latte in polvere liofilizzato con il nome di «Defiance». 

Alec Nathan racconta come volevano «registrare la parola “Lacto” ma questa non venne accettata dall’Ufficio marchi e brevetti, così delle lettere furono messe davanti e dietro alla parola “Lacto” fino a quando non è arrivata la parola eufonica: il cui risultato fu “Glaxo”».

Il punto interessante è che la «Joseph Nathan & Co.» sarà acquisita sempre dalla «Glaxo Laboratories Ltd.» nel 1947.
La pubblicità dell’epoca, siamo nel 908, era abbastanza inquietante: «Glaxo costruisce i pargoletti». Questo perché il latte in polvere che producevano era considerato più sicuro del latte fresco non pastorizzato e questo ne fece schizzare la richiesta e le vendite per neonati e bambini. 
Nel 1921 l’insulina fu scoperta come farmaco per gestire il diabete. Le aziende «Burroughs Wellcome» e «Allen & Hanburys» furono le prime nel Regno Unito a riprodurre l’insulina per uso commerciale. Addirittura nel 1923, «Allen & Hanburys» produceva il 95% dell’intera insulina del paese.
Nel 1924 Harry Jephcott, il chimico della «Joseph Nathan & Co.», riuscì a produrre un integratore di vitamina D, il quale divenne il primo prodotto farmaceutico «Joseph Nathan & Co.». L’azienda controllata della «Glaxo Laboratories Ltd.».Nel 1947, Glaxo Labs comprò la «Joseph Nathan & Co Ltd.» e nel 1958 la «Allen & Hanburys Ltd.».
Infine nel 1989 la «SmithKline Corp.» si fuse con il «Beecham Group plc» per formare il colosso «SmithKline Beecham plc».
Nel 1986, il «Wellcome Trust» vendette pubblicamente le azioni della «Wellcome Foundation Ltd.» per formare «Wellcome plc». Nel 1995, il Trust cedette le sue restanti azioni a «Glaxo plc», formando la più grande azienda farmaceutica del mondo: la «Glaxo Wellcome plc».
Un intreccio di acquisizioni e fusioni lungo tre secoli per giungere nell’anno 2000 al mega conglomerato formato da «SmithKline Beecham plc» e «GlaxoWellcome plc». Quello che nacque è la tristemente nota GSK: «GlaxoSmithKline plc».
Nel marzo del 2015 completarono una transazione con la svizzera Novartis per l’acquisizione della loro attività sui vaccini (esclusi gli antinfluenzali), rafforzando la posizione di leader mondiale nella produzione di vaccini. Mentre a marzo 2018 sempre la Novartis ha venduto il 36,5% del «Consumer Healthcare», una joint venture che gestisce i farmaci senza prescrizione. Un accordo da 13 miliardi di dollari![1]


Glaxo oggi

La GlaxoSmithKline è indubbiamente una delle transnazionali più potenti e losche al mondo.
Potente perché occupa il settimo posto tra le multinazionali della chimica e farmaceutica con un fatturato di oltre 27 miliardi di dollari all’anno, dopo Roche, Novartis, Pfizer, Sanofi-Pasteur, Johnson&Johnson e Merck. Nei vaccini la G.S.K. addirittura occupa il podio con un fatturato annuo di 5,5 miliardi nel 2015 e 8,5 miliardi previsti nel 2022.[2]
Losca perché gli scandali che hanno coinvolto questa azienda sono infiniti: corruzione, comparaggio, mazzette, vendita di farmaci off-label, sperimentazioni illegali, abusi farmaceutici nei bambini, ecc.
Tra i più noti a noi italiani è stata la corruzione avvenuta nei primi anni Novanta.
Il Direttore generale del ministero della Sanità Duilio Poggiolini intascava tangenti per accelerare le pratiche di aumento del prezzo dei medicinali o per inserirli nel prontuario. Era talmente avido che bramava soldi, oggetti preziosi, dobloni d’oro, quadri e gioielli vari. A febbraio del 1991 il presidente dell’allora «Smith Kline Beecham», unico produttore del vaccino Engerix B per l’epatite B, ha “donato” 600 milioni di lire al ministro della sanità Francesco De Lorenzo.
Dopo soli tre mesi, a maggio per l’esattezza, magicamente il vaccino è stato reso obbligatorio…
Nonostante una sentenza definitiva di colpevolezza e il carcere per il dottor De Lorenzo (ancora iscritto all’ordine dei medici di Napoli) il vaccino è rimasto sempre obbligatorio fino ai nostri giorni.
Poi ci sono tutti gli scandali che riguardano sperimentazioni illegali su bambini.
Secondo il quotidiano britannico «The Guardian», la GSK avrebbe usato dei neonati e bambini come cavie per testare farmaci estremamente tossici come quelli per l’Hiv. Grazie ad una indagine giornalistica dell’«Observer» la Glaxo avrebbe sponsorizzato almeno 4 trials clinici dal 1995 su 100 bambini.
Ecco qualche esperimento effettuato: venivano dati a bambini di 4 anni alti dosaggi di un cocktail di sette farmaci diversi contemporaneamente; in un altro esperimento si controllava la reazione in bambini di sei mesi con una doppia dose di vaccino per il morbillo; un altro esperimento prevedeva l’uso di bambini per «comprendere la tolleranza, studiare la sicurezza e la farmacocinetica» dei farmaci per l’Herpes.
In un altro ancora i bambini erano sottoposti al farmaco estremamente tossico AZT. Qui i bambini o nascevano da madri HIV-positive oppure veniva inoculato loro il virus dell’Hiv! [3]
Come si possono praticare simili aberrazioni e crimini impunemente?
Il motivo sarà chiaro a breve, ma la chiave di lettura è che questi colossi sono plurimiliardari, per cui possiedono un potere enorme in grado di sfidare la legge con arroganza.
A luglio del 2012 negli Stati Uniti la GSK è stata costretta a pagare 3 miliardi di dollari per aver corrotto i dottori in cambio della prescrizione di antidepressivi (Paxil, Avandia, Wellbutrin) per indicazioni non autorizzate (off-label), cioè fuori etichetta.
Spiccioli per i proprietari del gruppo GSK.


Chi possiede e controlla la Glaxo?

La GSK è una società spietata che non guarda in faccia nessuno e che non si ferma al primo intoppo pur di raggiungere gli obiettivi prefissati. Né più né meno come qualsiasi altra industria che si occupa di malattie. I principali scopi infatti sono la vendita di farmaci e vaccini. §
Per vendere tali droghe è necessario e fondamentale che le persone e i bambini siano sempre più ammalati.
Vedremo però che il problema non sono la GSK, la Merck o la Sanofi: questi sono i brand che operano fisicamente nel settore delle droghe, coloro che devono produrre e spacciare.
Quelli che giocano un ruolo basilare sono gli azionisti.

Azionisti della GSK

Ecco l’elenco dell’azionariato della Glaxo.

«Vanguard Group, Inc.», titoli azionari 146,907,284, pari al 2.96%
«BlackRock Investment Management Ltd.», titoli azionari 137,165,476, pari a 2.77%
«Norges Bank Investment Management», titoli azionari 104,694,000 pari a 2.11%
«Legal & General Investment Management Ltd.», titoli azionari 100,349,016 pari a 2.02%
«BlackRock Advisors Ltd.», titoli azionari 88,133,021 pari a 1.78%
«Dodge & Cox», titoli azionari 77,042,000 pari a 1.55%
«BlackRock Fund Advisors», titoli azionari 70,362,981 pari a 1.42%
«State Street Global Advisors Ltd.», titoli azionari 61,379,698 pari a 1.24%
«Schroder Investment Management Ltd.», titoli azionari 59,098,752 pari a 1.19%
«Threadneedle Asset Management Ltd.», titoli azionari 57,917,665 pari a 1.17%

Alcuni di questi nomi, completamente sconosciuti alla maggior parte delle persone, rappresentano i veri Padroni del mondo, i controllori della Finanza internazionale.
Un’analisi delle relazioni tra 43.000 società multinazionali ha identificato un gruppo relativamente piccolo di società, principalmente banche e fondi con un potere sproporzionato sull’economia globale. Un piccolissimo gruppo in grado però di controllare tutto.
Restringendo il campo si possono elencare solo quattro colossi: «BlackRock», «State Street Corp», «FMR/Fidelity» e «The Vanguard Group».
Le sovrapposizioni e gli incroci azionari sono intricatissimi, ma alla fine questi gruppi appaiono dietro ogni multinazionale. Li ritroviamo infatti tra gli azionisti di Alcoa, Altria, A.I.G., AT&T, Boeing, Caterpillar, Coca-Cola, DuPont, G.M., H.P., Honeywell, Intel, Johnson&Johnson, McDonald’s, Merck, 3M, GSK, Pfizer, United Technologies, Verizon, Wal-Mart, Monsanto, Time Warner, Walt Disney, Viacom, Rupert Murdoch’s News, C.B.S., N.B.C. Universal, solo per citare le società più note.
Quali sono oggi le più grandi aziende al mondo? Risposta: «Bank of America», «JP Morgan», «Citigroup», «Wells Fargo», «Goldman Sachs» e «Morgan Stanley». Chi le controlla?

«Bank of America» (con 2,17 trilioni di dollari)

State Street Corporation
The Vanguard GroupBlackRockFMR, Paulson, JP Morgan, T. Rowe, Capital World Investors, AXA, Bank of NY, Mellon.
«JP Morgan» (con 2,39 trilioni di dollari)

State Street Corp., The Vanguard Group, FMR, BlackRock
, T. Rowe, AXA, Capital World Investor, Capital Research Global Investor, Northern Trust Corp., Bank of Mellon.
«Citigroup» (con 1,88 trilioni di dollari)

State Street Corporation, The Vanguard Group, BlackRock
, Paulson, FMR, Capital World Investor, JP Morgan, Northern Trust Corporation, Fairhome Capital Mgmt, Bank of NY, Mellon.
«Wells Fargo» (con 1,44 trilioni di dollari)


Berkshire Hathaway, FMRState Street, The Vanguard Group, Capital World Investors, BlackRock, Wellington Mgmt, AXA, T. Rowe e Davis Selected Advisers.

Sembra incredibile ma perfino la Federal Reserve, la banca delle banche statunitensi, è controllata da State Street Corporation, The Vanguard Group, BlackRock, FMR/Fidelity.
Si può girare e rigirare il quadro ma il disegno inquietante rimane e rimarrà sempre il medesimo.
I «Big Four», cioè i Quattro Grandi sono sempre gli stessi e sempre presenti: «State Street Corporation», «The Vanguard Group», «BlackRock» e «FMR/Fidelity».
A questo punto sarebbe interessante sapere chi controlla i controllori?
Vediamo soltanto chi c’è dietro i due gruppi «State Street» e «BlackRock».


«State Street» 


T. Rowe Price Associates (7.45%), Massachusetts Financial Services (7.43%), The Vanguard Group (6.66%.), SSgA Funds Management (5.12%), GIC Pte (4.33%), BlackRock Fund Advisors (4.27%), Fidelity Management & Research (3.71).


«BlackRock» 


PNC Bank (21.4%), The Vanguard Group (5.20%), Norges Bank Investment Management (5.02%), 

Capital Research & Management (4.33%), Wellington Management (3.74%), BlackRock Fund Advisors (3.47%), SSgA Funds Management (3.41%), Fidelity Management & Research (2.18%).

Dietro «State Street corporation» vi è T. Rowe Price Associates e dietro «BlackRock» la PNC Bank.
Andando dietro le quindi di queste due banche sconosciute, troviamo…

T. Rowe Price Associates

The Vanguard Group
 (7.35%), SSgA Funds Management (5.45%), BlackRock Fund Advisors (5.21%), JPMorgan Investment Management (3.88%).

PNC Financial Services Group 

Wellington Management (7.28%), The Vanguard Group (6.79%), SSgA Funds Management (4.95%), BlackRock Fund Advisors (4.45%), Capital Research & Management (3.92%), Capital Research & Management (2.86%), Fidelity Management & Research (2.84%), T. Rowe Price Associates (2.70%).
In definitiva dietro a tutti c’è «The Vanguard Group»…

“Il Gruppo Vanguard”


Tra i Big Four, «The Vanguard Group» merita un capitolo a parte. Si tratta della più grande e potente società d’investimento del globo. 

La sua influenza è ubiquitaria e interessa centinaia di società diverse, tra cui anche gli stessi Big Four, e proprio per questo motivo lo chiameremo per comodità «Il Gruppo». 

Secondo il «Financial Times» questo moloch ha superato il record come assett manager a più rapida crescita al mondo: nel 2017 ha accumulato in nuovi affari 1 miliardo di dollari ogni singolo giorno.
Una stima preliminare pubblicata dallo stesso Vanguard ha mostrato di aver accumulato lo scorso anno 368 miliardi netti con un aumento del 13,9%.[4]
Secondo i calcoli di Bloomberg i due gestori di fondi più grandi al mondo («Vanguard» e «BlackRock Inc.») gestiscono un patrimonio di 20 trilioni di dollari, che corrispondono a 20 mila miliardi di bigliettoni verdi,[5] che tradotto nel vecchio conio sono 38 milioni di miliardi di lire. 
Cifre impensabili e incalcolabili non solo per noi comuni mortali, ma anche per intesi Paesi industrializzati.



Il Gruppo ha partecipazioni in oltre 200 delle più grandi multinazionali al mondo, questo secondo il modulo 13F depositato presso la «Securities and Exchange Commission» americana.


Apple, Exxon Mobil, Chevron, Microsoft, Johnson & Johnson, General Electric, Google, Procter & Gamble, International Business Machine, Qells Fargo, JPMorgan Chase, Pfizer, Berkshire Hathaway, AT&T, Coca Cola, Bank of America, PepsiCo, Philip Morris International, Merck, Citigroup, Wal Mart Stores, Verizon Communications, Cisco Systems, Schlumberger, Intel, Oracle, Qualcomm, McDonalds, Amazon, Simon Property, Home Depot, United Technologies, Comcast, Walt Disney, Visa, Gilead Sciences, 3M, Occidental Petroleum, ConocoPhillips, Boeing, Amgen, Bristol Myers Squibb, Abbvie, American Express, Union Pacific, Mastercard, Unitedhealth, Altria, American International, United Parcel Service, CVS Caremark, Abbott Labs, Ford Motor, Ebay, Monsanto, Celgene, US Bancorp, Twenty First Century Fox, Goldman Sachs, Colgate Palmolive, Honeywell International, Facebook, Nike, Medtronic, Caterpillar, Public Storage, Biogen idec, Time Warner, Lowes, Starbucks, EOG Resources, Du Pont e i de Nemours & co, Walgreen, Mondelez international, EMC, Emerson Electric, Eli Lilly, Priceline, Express scripts holding, Costco wholesale, Health Care Reit, Duke Energy, Accenture, Anadarko Petroleum, Dow Chemical, Prologis, TJX Companies, HCV, Texas Instruments incorporated, Equity Residential, Target, Metlife, Ventas, Avalonbay Communities, Halliburton, Praxair, Automatic Data Processing, Danaher, Boston Properties, Hewlett Packard, PNC Financial Services Group, Lockheed Martin, Capital One Financial, Kimberly Clark, Southern, Dominion Resource, Illinois Tool Works, Viacom, Prudential Financial, Baxter International, Morgan Stanley, Nextera Energy, General Dynamics, Vornado Realty Trust, Phillips, Lyondellbasell Industries, Aflac, Freeport Mcmoran Copper, National Oilwell Varco, Ace, Apache, Bank of New York Mellon, BlackRock, Host Hotels & Resorts…

Tornando al tema centrale di questo articolo, «The Vanguard» possiede praticamente le più importanti aziende farmaceutiche planetarie: «Glaxo», «Novartis», «Baxter», «Eli Lilly», «Merck», «Abbott», «Bristol Myers Squibb», «Celgene», «Monsanto», «Gilead Sciences», ecc.
Il risvolto è interessante perché se l’azionariato è il medesimo dietro a tutte le multinazionali, significa che la competizione e la concorrenza commerciale non esistono, si tratta solo di pura illusione per ingannare i sudditi. Se milioni di dosi di un farmaco o vaccino vengono vendute dalla Glaxo piuttosto che dalla Merck, per i veri proprietari cosa cambia? Nulla. Quello che conta per loro è vendere droghe e perché ciò avvenga devono esserci clienti/pazienti, cioè la gente deve ammalarsi.
Il meccanismo e le strategie per creare malati sono state ampiamente descritte nei libri «La Fabbrica dei malati» e «Vaccinazioni: armi chimiche contro il cervello e l’evoluzione dell’uomo».
Il primo lavoro ha messo in luce i piani diabolici (quantitativo, qualitativo e temporale) per trasformare uomini sani in malati, mentre il secondo sui vaccini ha cercato di dimostrare che l’intervento farmacologico sui neonati e sui bambini piccoli, con la scusante delle malattie infettive, serve a predisporli a tutte le malattie…

Impero dei Rothschild

Alcuni documenti russi affermano che «The Vanguard Group» è di proprietà della famiglia dei Rothschild, Rockefeller, con partecipazioni dei Bush, Clinton, Donald Rumsfeld, Dick Cheney e altri loschi individui.
Per i Rothschild la cosa non è strana visto che l’impero ha tentacoli ed è ramificato in ogni dove e in ogni tempo.
Nel suo libro «La Guerra delle Valute», Song Hongbing, catalogava la famiglia dei Rothschild come la più ricca del globo con un capitale di circa 5 milioni di milioni di dollari. Cifra improponibile perfino nella scrittura …
Anche il politico texano Ron Paul del Partito Repubblicano aveva segnalato che la famiglia dei Rothschild possiede le azioni delle 500 principali multinazionali della rivista Fortune.
Tutte queste società controllate, guarda caso, dai soliti noti: «BlackRock», «State Street», «FMR/Fidelity» e «The Vanguard Group».

Conclusione

Il discorso è molto semplice: esistono pochissimi gruppi, totalmente sconosciuti alla maggior parte delle persone, che lavorando nell’ombra mediatica sono in grado di spostare migliaia di miliardi di dollari e decidere le sorti di miliardi di persone.
Controllano le multinazionali che contano, quelle che lavorano nell’informazione e nell’intrattenimento (media, tv e carta stampata), nelle telecomunicazioni, nella farmaceutica, nell’agroalimentare, nell’energia e nell’acqua.
Nulla sfugge al loro controllo e dove ci sono interessi economici loro sono nell’ombra!
Finanziano e provocano guerre e distruzioni in giro per il mondo per poi buttarsi a capofitto nella ricostruzione (BlackRock in Iraq/Afghanistan è un esempio magistrale); finanziano e armano tutte le dittature nei paesi in cui le risorse servono alle loro aziende (petrolio, acqua, cibo, energia, minerali e diamanti); finanziano e manovrano qualsiasi governo e governante al mondo.
L’unica cosa che aborrano è la luce dei riflettori (non a caso nessuno parla di loro) e ogni restrizione commerciale che impedisca al cancro-capitalismo liberista di metastatizzare tutto.
A questo punto siamo in grado di comprendere meglio la legge nr. 119/2017 sulle vaccinazioni firmata dal «pinocchietto» Lorenzin. Solo una mente limitata e confusa potrebbe pensare che un ministro non in grado di pensare, parlare e intendere abbia potuto concretizzare una simile aberrazione legislativa che trasforma i bambini italiani in cavie regalandoli alle industrie.
Il ministro ha apposto soltanto la firma al decreto, poi il Parlamento (sempre di venduti) l’ha convertito in legge.
Stiamo parlando del più grande esperimento umano a cielo aperto mai realizzato.
Obbligano i genitori per legge, pena l’esclusione scolastica e la multa a fare dieci più quattro vaccini. Ma se il piccolo subisce un danno nessuno è colpevole e nessuno paga.
La legge 119 andava fatta, contro ogni logica e nonostante non vi fosse pericolo per la salute pubblica. Le epidemie (prima meningite e poi morbillo) sono state inventate e montate ad arte dai media servili al Sistema. Avevano necessità di un cavallo di Troia, della pistola fumante per entrare in Parlamento per la conversione…
Il motivo è semplice: le pressioni politiche, economiche, finanziarie e lobbistiche messe in moto sono state e sono incalcolabili e trovano una spiegazione solo con i gruppi di potere appena visti.
Cui Prodest? Cui Bono? A chi giova avvelenare e intossicare milioni di esseri umani?
Secondo voi alla Lorenzin, agli azionisti della GSK, al gruppo occulto Vanguard, ai membri della famiglia dei Rothschild, agli arroganti e strafottenti burioni di turno interessa veramente la salute dei vostri figli? Siete veramente convinti che questi si stiano muovendo per il bene comune, per il bene del gregge?




[1] «Novartis, accordo da 13 miliardi con GSK: vende il 36.5% Consume Healthcare», IlSole24Ore del 27 marzo 2018
[2] «World Preview 2016, Outlook to 2022», «EvaluatePharma», http://info.evaluategroup.com/rs/607-YGS-364/images/wp16.pdf
[3] «UK firm tried HIV drug on orphans», 4 aprile 2004, «The Guardian», www.theguardian.com/world/2004/apr/04/usa.highereducation
[4] «Vanguard retains title as world’s fastest-growing asset manager», 4 gennaio 2018, https://www.ft.com/content/753e1afe-f149-11e7-ac08-07c3086a2625
[5] «BlackRock and Vanguard Are Less Than a Decade Away From Managing $20 Trillion», 4 dicembre 2017, https://www.bloomberg.com/news/features/2018-03-19/what-michael-flynn-could-tell-the-russia-investigators

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