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mercoledì 20 maggio 2026

Il progetto pilota di vaccinazione avicola in Italia: i retroscena della sperimentazione H5

progetto pilota vaccinazione sperimentale avicola



Focus sulle province di Verona e Mantova, i vincoli di mercato interni, le aziende produttrici e i nodi critici sollevati dalle inchieste indipendenti.

Il Ministero della Salute italiano, in accordo con le regioni e i Servizi Veterinari, ha avviato una strategia di controllo per contrastare la diffusione dell'Influenza Aviaria ad Alta Patogenicità (HPAI), nello specifico il ceppo H5. Questo piano ha preso la forma di un progetto pilota di vaccinazione, concentrato in un distretto geografico ben definito e accompagnato da rigide disposizioni sulla circolazione dei prodotti derivati.

Il provvedimento ha sollevato un acceso dibattito tra i consumatori e sui canali di informazione indipendente, desiderosi di fare chiarezza sulla natura dei farmaci utilizzati, sui potenziali rischi e sulle dinamiche commerciali che ne derivano.

1. La localizzazione del test: Verona e Mantova

La scelta della zona in cui avviare il progetto pilota è puramente strategica. Il Ministero ha circoscritto la prima fase di immunizzazione degli uccelli alle province di Verona e Mantova.

Questa porzione di territorio a cavallo tra Veneto e Lombardia ospita una delle più alte densità di allevamenti avicoli intensivi a livello europeo. Essendo la zona più colpita dalle cicliche ondate di aviaria (con conseguenti abbattimenti di massa che hanno messo in ginocchio il settore negli anni passati), è stata identificata come il perimetro ideale per testare l'efficacia sul campo della profilassi vaccinale su tacchini da ingrasso e galline ovaiole.

2. La natura dei vaccini: Si parla di tecnologia a mRNA?

Uno dei temi più dibattuti all'interno dei blog di inchiesta indipendenti riguarda la tecnologia biologica alla base di questi farmaci veterinari. Molti utenti hanno espresso il timore che si potesse trattare di inoculi a mRNA sintetico, simili a quelli introdotti recentemente nella medicina umana.

In base ai dati tecnici dei prodotti attualmente autorizzati a livello europeo (EMA) per l'influenza aviaria H5, la situazione è la seguente:

  • Vaccini a vettore virale ricombinante (HVT): La tecnologia prevalente in questa campagna non è l'mRNA messaggero, ma si basa sull'uso di un vettore virale vivo, nello specifico l'Herpesvirus dei tacchini (HVT). Questo virus, innocuo per l'animale, viene modificato in laboratorio per esprimere l'antigene (la proteina emoagglutinina) del virus dell'aviaria H5, stimolando così la risposta immunitaria.

  • La catena del freddo e la conservazione: Questi vaccini, contenendo cellule vive associate al vettore, richiedono protocolli di stoccaggio estremamente complessi e stringenti. Devono essere conservati e trasportati in contenitori criogenici ad azoto liquido per preservarne l'integrità biologica fino al momento dell'iniezione nell'animale (spesso effettuata direttamente nell'uovo embrionato o nei pulcini di un giorno).

I blog indipendenti continuano a monitorare il settore poiché l'industria farmaceutica sta effettivamente studiando e depositando brevetti per future piattaforme a mRNA applicate alla zootecnia, sollevando la richiesta di studi a lungo termine sulla stabilità di tali molecole nella filiera alimentare.

3. Le aziende e i colossi farmaceutici coinvolti

La produzione e la fornitura di questi presidi immunizzanti ad alta tecnologia vedono in prima linea i principali colossi mondiali della salute animale. Le multinazionali che detengono le autorizzazioni all'immissione in commercio per i vaccini contro l'aviaria H5 approvati dalle autorità regolatorie includono:

  • Ceva Santé Animale: Multinazionale francese leader nello sviluppo di vaccini vettorizzati per il comparto avicolo (nota per tecnologie come la linea Transtek o Newmune).

  • Boehringer Ingelheim Animal Health: Divisione veterinaria del gruppo tedesco, focalizzata su soluzioni immunologiche avanzate per l'allevamento intensivo.

  • Zoetis: Realtà globale (ex divisione di Pfizer dedicata alla salute animale) che investe massicciamente nella ricerca genomica e biotecnologica applicata al bestiame.

Queste aziende lavorano in stretta sinergia con gli istituti zooprofilattici e con le grandi catene della filiera agroalimentare italiana che gestiscono i marchi di carne avicola presenti nella grande distribuzione.

4. I rischi, i pericoli e le critiche delle inchieste indipendenti

I canali di informazione indipendente e i comitati per la tutela del consumatore hanno evidenziato diverse zone d'ombra e criticità strutturali legate a questa operazione sanitaria:

Il blocco dell'export e il consumo sul mercato interno

Questo è il punto più controverso documentato dalle inchieste. Molti mercati esteri (sia all'interno che all'esterno dell'Unione Europea) applicano politiche protezionistiche e rifiutano l'importazione di carne o uova da paesi che praticano la vaccinazione contro l'aviaria. Il motivo è tecnico: i test tradizionali faticano a distinguere un animale infetto (ma asintomatico) da uno semplicemente vaccinato. Per evitare il blocco totale dell'export avicolo nazionale, il Ministero ha stabilito che i prodotti derivati dagli allevamenti del progetto pilota non possono varcare i confini nazionali e devono essere commercializzati esclusivamente all'interno del mercato italiano. I blog indipendenti criticano aspramente questa scelta, ritenendo che i cittadini italiani vengano usati come un bacino di assorbimento esclusivo per i prodotti di un test, senza che vi sia un'etichettatura chiara che permetta di distinguere queste carni sui banchi dei supermercati.

Pressione selettiva e rischio di mutazioni virali

Un altro pericolo evidenziato dalle inchieste scientifiche indipendenti riguarda la biologia del virus H5. La vaccinazione negli allevamenti intensivi (dove migliaia di capi vivono in spazi ristretti) rischia di non essere "sterilizzante", ovvero protegge l'animale dai sintomi della malattia ma non ne impedisce totalmente la replicazione e la diffusione. Questo scenario può esercitare una pressione selettiva, spingendo il virus a mutare rapidamente per aggirare le difese immunitarie indotte dal vaccino, col rischio di generare varianti più resistenti o capaci di effettuare il salto di specie verso l'uomo.

Mancanza di trasparenza per il consumatore

Attualmente non esiste l'obbligo di specificare in etichetta se la carne di pollo o di tacchino provenga da un animale sottoposto a protocollo vaccinale sperimentale H5. Questa assenza di tracciabilità trasparente lede, secondo le associazioni indipendenti, il diritto al consenso informato e alla libera scelta d'acquisto del consumatore finale.

5. Il caso della "Dermatite Nodulare Contagiosa" (LSD) e le importazioni in deroga


vaccino per animali
OBP (Onderstepoort Biological Products): Si tratta di una storica azienda farmaceutica con sede in Sud Africa, specializzata nella produzione di vaccini veterinari per il mercato subsahariano e globale.


Le inchieste indipendenti evidenziano come il modello del "progetto pilota avicolo" non sia un caso isolato, ma segua dinamiche di gestione emergenziale già osservate in altri settori della zootecnia, come quello bovino.

Un esempio lampante è legato alla gestione della Dermatite Nodulare Contagiosa (nota a livello internazionale come Lumpy Skin Disease o, in lingua afrikaans, Knopvelsiekte), un'infezione virale altamente contagiosa che colpisce i bovini, trasmessa principalmente da insetti vettori e caratterizzata dalla comparsa di noduli cutanei. La malattia, storicamente diffusa in Africa, ha registrato focolai significativi in Europa e, più recentemente, anche in Italia (con casi documentati in Sardegna e Lombardia), spingendo le autorità a campagne vaccinali mirate o a piani di emergenza e biosicurezza nelle aree montane e agricole.

I blog di inchiesta hanno documentato l'uso in deroga di specifici presidi immunizzanti importati da mercati esteri. Analizzando i lotti distribuiti, emergono i seguenti dettagli tecnici:

  • Il produttore OBP (Onderstepoort Biological Products): Si tratta di una storica azienda farmaceutica con sede in Sud Africa, specializzata nella produzione di vaccini veterinari per il mercato subsahariano e globale.

  • Caratteristiche del farmaco (Ceppo Neethling): Il vaccino in questione (registrato con codice ufficiale Reg. Nr. G 0110 / Act 36/1947) non utilizza la tecnologia a mRNA, ma è un vaccino vivo attenuato basato sul ceppo Neethling del virus della Lumpy Skin Disease. Il processo di attenuazione biologica avviene attraverso passaggi seriali in linee cellulari e uova embrionate di pollo.

  • Le disposizioni di conservazione: Esattamente come osservato per i piani pilota avicoli, l'etichetta del farmaco impone rigidi vincoli di biosicurezza e stoccaggio ("Bewaring: 2°C - 8°C"), richiedendo una catena del freddo controllata per mantenere stabili i virus attenuati fino alla somministrazione sottocutanea.

I nodi critici per la salute e la catena alimentare

Sebbene le autorità sanitarie internazionali (come l'EFSA) e i bollettini ufficiali degli Istituti Zooprofilattici specifichino costantemente che la Dermatite Nodulare Contagiosa non è una zoonosi (ovvero è un'epizoozia che non rappresenta un pericolo diretto per l'essere umano), i canali di informazione indipendente continuano a sollevare riserve sulla gestione dei tempi di sospensione.

Per questa tipologia di vaccini vivi attenuati africani, la scheda tecnica prevede un tempo di sospensione per la macellazione o il consumo. I blogger indipendenti denunciano come l'introduzione di emergenza di vaccini non originariamente omologati per i mercati europei ordinari avvenga spesso in regime di deroga ministeriale speciale, limitando la possibilità per i consumatori finali di conoscere l'esatta filiera e i trattamenti terapeutici subiti dal bestiame da cui derivano il latte e la carne distribuito nei supermercati nazionali.

L'avvio del progetto pilota

L'avvio del progetto pilota a Verona e Mantova segna un punto di svolta nella gestione delle epidemie zootecniche in Italia. Se da un lato le istituzioni e le multinazionali farmaceutiche difendono la misura come necessaria per tutelare l'economia industriale della carne, dall'altro la stampa indipendente solleva interrogativi legittimi sulla trasparenza dei mercati, sulla sicurezza biologica a lungo termine e sui diritti dei consumatori, costretti ad assimilare le dinamiche di una sperimentazione commerciale i cui confini restano prevalentemente confinati entro le frontiere italiane.


Salvatore Calleri - Ufficio Stampa

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martedì 12 maggio 2026

6G e Big Pharma: Evoluzione Tecnologica o Protocollo di Biosorveglianza e Malattia Programmata?

6G e Big Pharma: inchiesta su onde Terahertz, biosorveglianza e rischi per la salute molecolare



Mentre l'opinione pubblica è distratta da crisi geopolitiche e rincari energetici, nei laboratori di ricerca delle Big Tech si sta ultimando il passaggio alla sesta generazione tecnologica. Ma se pensate che il 6G sia solo "il 5G più veloce", siete fuori strada. Questa non è evoluzione: è un cambio di paradigma che tocca la materia, lo spazio e la nostra stessa biologia.

1. La ragnatela Terahertz: Frequenze che "vedono" la materia

Il cuore pulsante del 6G risiede nelle frequenze sub-millimetriche (Terahertz). Queste onde si posizionano in una zona grigia tra le microonde e l'infrarosso.

  • Il punto critico: A differenza delle frequenze precedenti, queste interagiscono direttamente con le risonanze molecolari. Cosa significa? Che la rete non si limiterà a trasmettere dati, ma diventerà un gigantesco sensore ambientale.

  • L’implicazione: Una rete 6G è in grado di "vedere" la forma degli oggetti in una stanza e di rilevare la presenza umana senza l'uso di telecamere, analizzando semplicemente come le onde rimbalzano sui corpi. È la fine definitiva del concetto di spazio privato.

2. Sincronizzazione Biologica: Il corpo come parte della rete

Uno dei pilastri del 6G è la cosiddetta "Comunicazione Human-Centric". Nei documenti tecnici si parla apertamente di "Body Area Networks" (BAN).

  • L’indagine: Si sta studiando come utilizzare il corpo umano stesso come conduttore per il segnale. Non si parla più di dispositivi "indossabili", ma di una fusione dove la pelle e il sistema nervoso diventano interfacce per la rete.

  • La perplessità: Quali sono gli effetti a lungo termine di segnali ad alta frequenza che utilizzano la nostra conduttività salina e biologica per trasmettere pacchetti dati? Il silenzio della medicina ufficiale su questo punto è assordante.

3. Il Lato Oscuro: Frequenze, Tumori e il Business di Big Pharma

Qui l'inchiesta si fa scottante. Le onde Terahertz operano a livelli energetici che possono interferire con i processi di riparazione del DNA e causare stress ossidativo cellulare.

  • Il sospetto: In un mondo dove il cancro e le malattie croniche sono diventate un'industria miliardaria, sorge il dubbio più atroce: il 6G diventerà il catalizzatore di una nuova emergenza sanitaria?

  • Il connubio criminale: Esiste un patto non scritto tra chi elettrifica l'aria e chi gestisce le terapie farmaceutiche? Il rischio è la creazione di un "ciclo infinito": la tecnologia ci ammala silenziosamente attraverso il bombardamento elettromagnetico e le multinazionali del farmaco ci vendono la "cura" per tenerci in vita in uno stato di cronicità perenne. Un profitto doppio sulla pelle della popolazione.

4. La "Digital Twin" della Terra

L'obiettivo finale del 6G è la creazione di un Gemello Digitale (Digital Twin) del mondo reale in tempo reale. Ogni centimetro quadrato del pianeta verrà mappato, digitalizzato e monitorato.

  • Il sospetto: Perché abbiamo bisogno di una copia digitale del mondo? La risposta ufficiale è la "gestione intelligente delle risorse". La risposta investigativa è il controllo predittivo. Se puoi mappare ogni movimento, ogni variazione termica e ogni interazione in tempo reale, puoi prevedere (e influenzare) il comportamento delle masse prima ancora che avvenga.

5. Il buco nero della sicurezza: Chi detiene le chiavi?

Con una densità di antenne che dovrà essere superiore di dieci volte a quella del 5G (si parla di celle integrate persino nei materiali da costruzione e negli abiti), la superficie di attacco per un controllo centralizzato diventa infinita.

  • La domanda: In un mondo 6G, esisterà ancora un interruttore per "spegnersi"? O saremo costretti a vivere in un ambiente costantemente elettrificato, dove il diritto all'oblio e alla disconnessione sarà considerato un crimine contro il sistema?


Nota del divulgatore

Il progresso non si ferma, ma il progresso senza etica e senza trasparenza somiglia molto a una prigione invisibile. Le specifiche del 6G vengono scritte oggi, ma il dibattito pubblico è pari a zero.

Non si tratta di essere contrari alla tecnologia, ma di pretendere di conoscere il prezzo reale che pagheremo in termini di salute e sovranità individuale. Le frequenze Terahertz stanno arrivando: siamo pronti a diventare noi stessi parte della rete e del bilancio delle case farmaceutiche?


Salvatore Calleri - Ufficio Stampa

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domenica 10 maggio 2026

DOGMA INFRANTO: IL “SISTEMA COVID” SOTTO IL BISTURI DELLA COMMISSIONE COVID 2026

Commissione covid dogma infranto


Mentre per anni ogni dubbio veniva liquidato come “disinformazione”, oggi molte delle questioni più controverse sulla gestione pandemica stanno entrando ufficialmente nelle sedi istituzionali. Le audizioni parlamentari, i documenti interni e le testimonianze raccolte nelle ultime settimane stanno alimentando un clima sempre più teso attorno alle decisioni prese durante l’emergenza sanitaria.

  1. L’Ammissione sui Vaccini: “Non fermavano l’epidemia”

Uno dei punti più delicati riguarda il ruolo attribuito ai vaccini Covid nella trasmissione del virus. Durante le recenti audizioni di maggio 2026, alcuni ex dirigenti di AIFA e membri del CTS avrebbero riconosciuto che l’efficacia sulla trasmissione non sarebbe stata verificata in modo completo prima dell’introduzione del Green Pass.

Secondo quanto emerso, la Commissione starebbe ora acquisendo documentazione interna e verbali tecnici per comprendere quali informazioni fossero realmente disponibili al momento delle decisioni politiche.

Il nodo centrale è semplice: se il vaccino non impediva in modo certo il contagio, su quali basi è stato costruito un sistema che limitava lavoro, spostamenti e vita sociale?

  1. Il “Dossier Pfizer” e gli AESI

Al centro dell’inchiesta compare anche il cosiddetto report Pfizer 5.3.6, documento già discusso a livello internazionale per la presenza degli AESI (“Adverse Events of Special Interest”), cioè eventi avversi di particolare interesse clinico.

Tra gli eventi monitorati figuravano problematiche cardiache, neurologiche e respiratorie rare.

La domanda che ora viene posta da diversi osservatori è la seguente: tali informazioni furono comunicate in maniera sufficientemente chiara nei consensi informati del 2021?

La Commissione starebbe valutando se vi siano stati limiti nella trasparenza comunicativa verso la popolazione, soprattutto nei confronti delle fasce più giovani.

  1. “Morti con” o “Morti per” Covid?

Un altro fronte estremamente delicato riguarda la classificazione dei decessi.

Le audizioni che coinvolgono figure come Giuseppe Ippolito stanno riaprendo il dibattito sui criteri utilizzati durante l’emergenza.

Secondo alcune ricostruzioni discusse in Commissione, i parametri adottati avrebbero mantenuto una classificazione molto ampia dei decessi Covid-correlati, contribuendo a rafforzare la percezione della gravità generale della pandemia.

Per i critici della gestione emergenziale, questo avrebbe avuto un impatto diretto sulla giustificazione di lockdown, restrizioni e misure straordinarie.

  1. Comunicazioni interne e gestione del dissenso

Uno degli aspetti più controversi riguarda le comunicazioni interne tra apparati istituzionali e vertici sanitari.

Secondo indiscrezioni emerse nelle ultime settimane, la Commissione starebbe esaminando chat e scambi nei quali emergerebbero preoccupazioni legate alla gestione dell’opinione pubblica e al contenimento del dissenso.

In particolare, si parlerebbe di strategie comunicative finalizzate a evitare la crescita dell’“esitazione vaccinale” e a isolare mediaticamente posizioni considerate scomode.

Se confermate integralmente, queste rivelazioni potrebbero aprire un enorme dibattito sul rapporto tra informazione, politica e libertà di espressione durante l’emergenza.

  1. Contratti secretati e miliardi spesi

Dopo le anticipazioni della trasmissione Report, anche la Commissione starebbe approfondendo il tema dei contratti segreti Pfizer.

L’attenzione è rivolta in particolare alle clausole di riservatezza, alle penali e agli accordi per l’acquisto di milioni di dosi poi inutilizzate.

Secondo quanto discusso nelle audizioni, parte delle forniture opzionate fino al 2026 verrebbero ancora pagate pur essendo destinate alla distruzione.

Nel mirino ci sono anche le clausole di limitazione della responsabilità civile delle aziende produttrici, considerate da alcuni osservatori un precedente senza eguali.

  1. Il Caso Lombardia e il Piano Pandemico

Infine, le indagini stanno affrontando una questione strutturale: perché il piano pandemico italiano non sarebbe stato aggiornato per anni?

Diversi funzionari ascoltati in Commissione avrebbero riconosciuto che l’Italia si trovò impreparata sul piano organizzativo e logistico.

Secondo alcune interpretazioni emerse durante le audizioni, invece di investire sulla preparazione sanitaria preventiva, si sarebbe scelto di intervenire principalmente attraverso restrizioni sociali e limitazioni dei diritti individuali.

STATO DELL’INCHIESTA – MAGGIO 2026

La Commissione starebbe ora incrociando contratti, verbali interni, comunicazioni istituzionali e testimonianze raccolte nelle ultime settimane. Tra i nomi ascoltati figura anche Giuseppe Di Salvo, convocato per affrontare il tema della legittimità delle sospensioni lavorative durante il periodo emergenziale.

I prossimi passaggi potrebbero concentrarsi sui rapporti tra Ministero, EMA e aziende farmaceutiche, oltre che sulla catena decisionale che portò all’introduzione delle misure più controverse.

La richiesta di trasparenza continua a crescere, mentre documenti, verbali e comunicazioni interne stanno riportando sotto i riflettori una delle fasi più controverse della storia recente italiana.


Ufficio Stampa - 

Corrado Cianchino PhD



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giovedì 7 maggio 2026

PIANO PANDEMICO 2025-2029: Il Governo Meloni riapre la porta a lockdown, restrizioni e controllo sanitario?

piano pandemico 2025 2029 del governo meloni riapre le porte a lockdown restrizioni e controllo


Vaccini, quarantene, identità sanitaria digitale e nuove misure emergenziali: analisi del nuovo Piano Pandemico Nazionale 2025-2029

Mentre l’opinione pubblica è distratta dai teatrini della politica e dalle polemiche costruite a tavolino, il Governo Meloni ha ufficialmente dato il via libera al nuovo Piano Pandemico Nazionale 2025-2029.

E qui la domanda è inevitabile:

se davvero doveva esserci una “discontinuità” rispetto agli anni di Speranza, perché questo documento mantiene aperta la porta agli stessi strumenti che hanno segnato il periodo più controverso della recente storia italiana?

Perché leggendo le righe del piano, i fantasmi del passato riemergono tutti.


Vaccini Covid e Piano Pandemico: ancora considerati lo “strumento principale”

Il cuore del piano non cambia.

I vaccini vengono ancora indicati come una delle principali misure preventive nelle future emergenze pandemiche.

Eppure milioni di cittadini continuano a chiedere trasparenza su:

  • effetti avversi

  • farmacovigilanza

  • contratti farmaceutici

  • dati reali sulla sicurezza

  • responsabilità delle aziende produttrici

Nonostante questo, il nuovo piano insiste sul rafforzamento:

  • delle campagne vaccinali

  • della gestione centralizzata delle dosi

  • dei sistemi di monitoraggio sanitario

La domanda che molti si pongono è semplice:

torneranno forme indirette di obbligo sanitario mascherate da “responsabilità collettiva”?


Lockdown, quarantene e restrizioni: la struttura emergenziale è ancora attiva

Uno degli aspetti più inquietanti del documento riguarda il fatto che gli strumenti usati durante il Covid non vengono archiviati.

Restano nel piano.

Pronti.

Tra le misure previste troviamo ancora:

  • quarantene

  • isolamento sanitario

  • limitazioni agli spostamenti

  • smart working obbligatorio

  • chiusura delle scuole

  • restrizioni operative

In pratica, tutta l’architettura emergenziale costruita durante gli anni Covid continua a esistere.

E questo significa una cosa sola:

potrebbe essere riattivata rapidamente in caso di nuova emergenza sanitaria.


Mascherine e misure non farmacologiche: cosa significa davvero “NPI”

Nel documento si parla anche delle cosiddette misure non farmacologiche (NPI).

Tradotto dal linguaggio burocratico:

  • mascherine

  • distanziamento sociale

  • riduzione degli assembramenti

  • limitazioni sociali

Il piano specifica che queste misure dovrebbero essere “proporzionate”.

Ma chi stabilisce cosa sia proporzionato?

Gli stessi apparati tecnici che negli anni scorsi hanno imposto restrizioni senza precedenti?


Identità sanitaria digitale e Green Pass: il sistema è pronto a tornare?

Altro punto delicatissimo è il rafforzamento dei sistemi sanitari digitali.

Nel piano si parla apertamente di:

  • interoperabilità dei dati sanitari

  • sistemi digitali integrati

  • sorveglianza epidemiologica

  • cooperazione sanitaria internazionale

Molti leggono in questi passaggi il consolidamento dell’infrastruttura tecnica che potrebbe consentire il ritorno di strumenti simili al Green Pass.

Perché quando si costruiscono piattaforme di controllo sanitario digitale, il rischio è che possano essere riattivate molto più facilmente in futuro.


OMS e Trattato Pandemico: aumenta il peso della governance sanitaria globale?

Il nuovo Piano Pandemico segue inoltre le linee guida internazionali dell’OMS.

Ed è proprio qui che si riaccende il dibattito sul futuro del Trattato Pandemico internazionale, che secondo molti critici rischierebbe di trasferire quote sempre maggiori di potere decisionale verso organismi sovranazionali.

Per molti cittadini il problema non è la cooperazione sanitaria internazionale.

Il problema è capire fino a che punto gli Stati manterranno autonomia decisionale nelle prossime emergenze.


Centinaia di milioni per la nuova macchina pandemica

Il piano prevede anche investimenti economici enormi.

Parliamo di fondi destinati a:

  • laboratori

  • prevenzione

  • infrastrutture digitali

  • sistemi di monitoraggio

  • comunicazione istituzionale del rischio

Tradotto?

La macchina emergenziale non è stata smantellata.

È stata aggiornata.


Cosa è cambiato davvero?

Hanno cambiato i governi.

Hanno cambiato i volti.

Ma il modello emergenziale costruito durante il Covid sembra essere rimasto perfettamente operativo.

Per alcuni questo significa preparazione sanitaria.

Per altri significa il rischio concreto di una normalizzazione permanente dello stato d’emergenza.

La vera domanda è questa:

siamo davvero usciti dall’era delle restrizioni… oppure è stata semplicemente messa in pausa?


Salvatore Calleri - Ufficio Stampa
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