Il grande archivio del blog di Vivere in modo naturale.

sabato 16 maggio 2020

Montanari Burioni Bolgan e Montagnier dichiarano che nessun vaccino è efficace!

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Covid - 19: Parlano i virologi e dichiarano che 

NESSUN VACCINO E' EFFICACE.





Parlano i virologi, tra questi (forse ingenuamente) anche il super interessato ai vaccini Burioni, che dichiara apertamente in un'intervista che i vaccini antinfluenzali non sono efficaci perché i virus influenzali.. (proprio come il covid-19), sono troppo mutevoli.

Il virus anti-covid-19 quindi, sarebbe una truffa mondiale storica dai profitti enormi che lascerebbe solo dei danni alle popolazioni per i suoi imprevisti effetti collaterali anche gravi.

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venerdì 15 maggio 2020

Judy Mikovits: la sua intervista denuncia è la più censurata al mondo. I morti in Italia sono avvenuti a causa di un nuovo vaccino antinfluenzale NON testato

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In alto a sinistra la dott.ssa Judy Mikovits in un collage dei partecipanti dell'intervista denuncia. 



La dott.ssa Judy Mikovits è una moderna Rosalind Franklin, una brillante ricercatrice che scuote il club scientifico dei vecchi ragazzi con le sue scoperte rivoluzionarie. E come molte donne che hanno trasgredito nel mondo degli uomini, ha scoperto segreti vecchi di decenni che molti preferirebbero fossero dimenticati e sepolti.



Dalla sua tesi di dottorato, che ha cambiato il trattamento dell'HIV-AIDS, salvando la vita di milioni di persone, tra cui il grande del basket Magic Johnson, alla sua spettacolare scoperta di una nuova famiglia di retrovirus umani, e le sue ultime ricerche che indicano una nuova era d'oro di salute, il Dr. Mikovits è sempre stato all'avanguardia nella scienza.



La dott.ssa Mikovits ha visto il meglio e il peggio della scienza. Quando faceva parte della comunità di ricerca che ha trasformato l'HIV-AIDS da una malattia mortale in una malattia gestibile, ha visto la scienza al suo meglio. Ma quando le sue indagini si sono chieste se l'uso del tessuto animale nella ricerca medica stia scatenando devastanti piaghe di malattie croniche, come l'autismo e la sindrome da affaticamento cronico, ha visto la scienza nel peggiore dei modi. Se i suoi sospetti sono corretti, stiamo osservando un completo riallineamento delle pratiche scientifiche, incluso il modo in cui studiamo e trattiamo le malattie umane.



In questa intervista denuncia, la dott.ssa Mikovits vuol mettere in luce con coraggio il vero motivo per cui l' Italia sia stata colpita dal virus cosi duramente. Afferma che in Italia sia stato sperimentato un nuovo tipo di vaccino antinfluenzale nelle zone maggiormente colpite,senza che il governo abbia detto niente alla popolazione. 






Le sue parole:


"L'Italia ha una popolazione molto vecchia, molto ammalata e con disordini infiammatori. 

All'inizio del 2019 hanno somministrato un vaccino nuovo e non testato contro l'influenza, con quattro diversi tipi di influenza, incluso il pericolosissimo H1N1.
Quel vaccino è stato ottenuto attraverso i cani, perché i cani hanno molti coronavirus, e non lo hanno testato per poter incolpare il covid-19".

In questa intervista denuncia ci sono molte rivelazioni scottanti e ovviamente è stata censurata da tutti i social dove prevale la dittatura sanitaria della mafia medica.




L’intervista denuncia di Judy Mikovits (RICARICATA)

In Italia si sono mossi per screditare questa denuncia della virologa tutti i siti antibufale filogovernativi e tutti giornali maggiormente corrotti e mazzettati dalla mafia medica e politica corrotta dalle case farmaceutiche, quasi tutti direi. Per libertà di stampa siamo agli ultimi posti della classifica mondiale, quindi abbiamo un'informazione di regime falsa e arrivista, che vorrebbe oggigiorno addirittura far credere che faccia un'informazione seria contribuendo alla lotta contro le notizie false "fake news", quando invece sono proprio questi pennivendoli di giornali a spacciare certe bugie per verità e certe verità per bugie.. come in questo caso, etichettando tutto con i vecchi termini coniati dalla Cia per le notizie scomode; "Teoria del Complotto o della Cospirazione e Fake News"
Ma come potremmo mai essere noi dei complottisti, quando sono loro a creare i complotti per poi nasconderli?

Nota: Spero che condividiate il più possibile questa atroce verità che ha portato ad una atroce morte molti nostri connazionali per non parlare del dolore che hanno avuto tante famiglie. (Noi su Facebook siamo ancora bloccati, quindi quei pochi lettori di questo articolo potrebbero fare la differenza).
Se non riusciremo ad avere giustizia, avremo portato almeno tanta consapevolezza su questi crimini contro l'umanità fatti attuare dal nostro venduto stato canaglia complice. 

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mercoledì 13 maggio 2020

Il vaccino antinfluenzale aumenta il rischio di coronavirus del 36% afferma uno studio militare

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Il vaccino antinfluenzale aumenta il rischio di coronavirus del 36%


Un recente studio militare mostra che il personale militare valutato che ha ricevuto il vaccino antinfluenzale ha aumentato del 36% il rischio di coronavirus con vari benefici nel prevenire alcuni ceppi dell'influenza.


Traduzione a cura di Vivereinmodonaturale.com
"Esaminando in modo specifico i virus non influenzali, le probabilità sia del coronavirus che del metapneumovirus umano negli individui vaccinati erano significativamente più elevate rispetto agli individui non vaccinati (OR = 1,36 e 1,51, rispettivamente) (Tabella 5)."
Il vaccino antinfluenzale studiato ha dimostrato vari benefici nella prevenzione dell'influenza - alcuni ceppi hanno mostrato benefici significativi mentre altri no.
Intitolato, Vaccinazione contro l'influenza e interferenza del virus respiratorio tra il personale del Dipartimento della Difesa durante la stagione influenzale 2017-2018 , il rapporto sullo studio affronta i fenomeni di interferenza del virus del vaccino contro il vaccino antinfluenzale.


Virus respiratori e rapporti di probabilità in base allo stato di vaccinazione

Interferenza sul vaccino antinfluenzale

Parafrasando, lo studio evidenzia il valore della capacità del corpo umano di combattere i virus. Apparentemente, contraendo l'influenza, l'organismo naturalmente "può ridurre il rischio di virus respiratori non influenzali ..."
A causa dell '"interferenza" del vaccino antinfluenzale con il processo biologico presente in natura, potrebbe esserci un rischio maggiore di contrarre virus non influenzali:
“Mentre la vaccinazione antinfluenzale offre protezione contro l'influenza, l'infezione naturale dall'influenza può ridurre il rischio di virus respiratori non influenzali fornendo un'immunità temporanea e non specifica contro questi virus. D'altro canto, studi recentemente pubblicati hanno descritto il fenomeno dell'interferenza virale associata al vaccino; vale a dire, le persone vaccinate possono aumentare il rischio di altri virus respiratori perché non ricevono l'immunità non specifica associata all'infezione naturale. "

Perché questo argomento?

Ho iniziato a approfondire questo argomento sulla consulenza del Dipartimento degli Affari dei Veterani (VA) due settimane fa, quando ho notato che i migliori consigli dell'agenzia sul coronavirus erano di "farsi vaccinare contro l'influenza".
Questo consiglio sembrava un po troppo semplicistico quando dato a una popolazione di veterani in gran parte anziani con disabilità significative, storie di vaccini ed esposizioni a vari agenti patogeni in tutto il mondo. 
CDC: anche se non esiste un vaccino che previene il coronavirus, per proteggere voi e i vostri cari, fate il vaccino antinfluenzale.










Dopo averlo scritto, un lettore ha inviato un'email citando questo studio su PubMed.
In seguito mi è stata fornita una copia dello studio completo e l'ho rivisto con un esperto per verificare le mie conclusioni sulla base delle informazioni contenute nel rapporto.
Consenso informato per il vaccino antinfluenzale


Ora, il feedback che ho ricevuto che ha attirato davvero la mia attenzione ed è stato principalmente posto in una domanda: l'accresciuto rischio di coronavirus e altri agenti patogeni vale il beneficio del vaccino antinfluenzale basato su questo studio, come riportato nella Tabella 5 sopra?
La colonna su cui concentrarsi è "OR" nella Tabella 5.
Il coronavirus è 1.36, con un rischio maggiore del 36%.
Il virus dell'influenza è complessivamente 0,57, il che significa che il rischio di contrarre l'influenza è stato complessivamente ridotto. Tre varianti dell'influenza non hanno ricevuto una riduzione statisticamente significativa del rischio.
Tre delle 8 valutazioni hanno notato un beneficio statisticamente insignificante per il vaccino antinfluenzale. Nel frattempo, i vaccinati avevano un rischio maggiore di coronavirus del 36%. Scommetto un 1 dollaro che quest'anno, molti americani probabilmente ripenserebbero all'assunzione del vaccino con quel po di informazioni.
Se la VA dispone di queste informazioni, e probabilmente ce l'ha, l'agenzia dovrebbe essere tenuta a condividere questo fattore di rischio maggiore con le persone che stanno considerando l'iniezione?

Popolazione militare studiata

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Vaccine del gennaio 2020, è stato condotto dal satellite dell'aeronautica militare della filiale di sorveglianza della salute delle forze armate a Wright-Patterson AFB, OH.
Preso al valore nominale, lo studio indica che le persone che ricevono il vaccino antinfluenzale sono ad aumentato rischio di coronavirus pre-COVID-19. Come i veterani, gli attuali membri del servizio, gli insegnanti di scuola e i professionisti medici, la popolazione in studio era composta da una popolazione con una storia di vaccinazioni pesanti.
"Il DoD fornisce una popolazione unica per gli studi sulla vaccinazione poiché il DoD richiede una vaccinazione obbligatoria contro l'influenza per tutto il personale di Active Duty e Reserve Component. Questo studio ha lo scopo di esaminare la relazione tra virus respiratori specifici e vaccinazione antinfluenzale. Il protocollo per questo studio è stato rivisto e approvato come esente dal Consiglio di revisione istituzionale dell'Air Force Research Laboratory. "

Futuro § 1151 Reclami per negligenza?

I veterani che contraggono il coronavirus dopo aver ricevuto il vaccino antinfluenzale in base alla massima raccomandazione di VA potranno beneficiare delle richieste di § 1151 per negligenza?
In che modo la Court of Claims - Vaccine Court degli Stati Uniti gestirà un afflusso di cittadini statunitensi danneggiati contraendo il coronavirus a causa del rischio significativo nello studio?
Dato che questo rapporto è stato pubblicato dai ricercatori del DOD in una rivista scientifica, perché VA sta dicendo ai veterani di fare il vaccino contro l'influenza?
Qual è il motivo alla base del loro consiglio?
I veterani, e molti veterani disabili, possono essere a più alto rischio di contrarre il coronavirus sulla base della sola storia del vaccino. Questo è particolarmente vero per i veterani che hanno preso il vaccino antinfluenzale su incoraggiamento dei medici VA.
Chi guadagnerà con l'attuale raccomandazione?
Ci sono vincitori e vinti in ciascuna di queste decisioni. Il virus stesso sembra avere un impatto più grave sugli anziani, di cui la popolazione veterana ne ha molti.
E i veterani del Vietnam esposti agli erbicidi tossici?
Questo virus è fondamentalmente una condanna a morte per i nostri veterani del Vietnam disabili mal curati che si affidano a VA per fornire cure mediche sicure ed efficaci per il loro diabete, cancro, ipertensione, ecc

Chiedi al tuo dottore

Incoraggio tutti i lettori a fare le proprie ricerche. Chiedete al vostro medico generico VA di questo studio e se sono d'accordo con la raccomandazione generale dell'agenzia di sottoporsi a un vaccino antinfluenzale per superare il coronavirus.
Questo è un valido consiglio medico?
Per coloro che sono interessati, i dati dello studio provengono dal Programma globale di sorveglianza sui patogeni respiratori del Dipartimento della Difesa (DoDGRS) è un programma a livello di DoD istituito dal Sistema di sorveglianza e risposta delle infezioni emergenti globali (GEIS).
Le persone incluse nello studio hanno fornito campioni respiratori al DoDGRS per la stagione influenzale 2017-2018. Le persone che erano malate prima di ricevere il vaccino antinfluenzale sono state escluse dallo studio:
Tutti coloro che hanno presentato un campione respiratorio al DoDGRS per la stagione influenzale 2017-2018 erano idonei per lo studio. La stagione influenzale è iniziata il 1° ottobre 2017 e si è conclusa il 29 settembre 2018. Coloro che hanno presentato un campione e sono risultati positivi solo per Chlamydia pneumoniae e/o Mycoplasma pneumoniae sono stati esclusi perché queste malattie sono di natura batteriologica, non virale. Le persone con coinfezioni influenzali e non influenzali sono state escluse perché non potevano essere classificate in modo univoco come virus respiratorio influenzale o non influenzale. Anche gli individui con più campioni raccolti durante la stagione sono stati esclusi dallo studio perché avrebbero potuto avere più virus diversi nel corso della stagione. Sono stati esclusi i campioni per i quali non è stato possibile ottenere lo stato di vaccinazione tramite database né compilare un questionario perché non è stato possibile confermare lo stato di vaccinazione. I soggetti che si erano ammalati prima di ricevere la vaccinazione sono stati esclusi in quanto lo stato di vaccinazione non era correlato alla malattia. Infine, le persone per le quali il laboratorio ha respinto il campione non sono state incluse nella popolazione finale dello studio".

Sii ottimista ma attento


Da quello che posso dire, le probabilità di essere esposti negli Stati Uniti sono elevate. Il tasso di mortalità se ci si ammala è abbastanza alto da destare preoccupazione.
Non sarebbe bello ricevere buoni consigli dal sistema sanitario socializzato gestito dal VA che dovrebbe fornirci assistenza?
Per alcune notizie non statunitensi sul virus, volevo includere un video di YouTube di 60 minuti dall' Australia sulla loro prospettiva sulla malattia.
Ora, questo video spinge la narrazione che la malattia ha avuto origine dai mercati umidi di Wuhan, che si trovava anche vicino al laboratorio biologico di livello 4 che studiava il virus. Non credo che ne sappiamo abbastanza per confermare se l'origine proviene da tali mercati o dall'uomo.






 Ti farai il vaccino antinfluenzale?
Personalmente non mi faccio il vaccino antinfluenzale e non ho intenzione di fare nessun vaccino che vada oltre a quello che sono stato costretto a fare nell'esercito a causa di una lesione da vaccino.
Cosa ne pensa? Fare il vaccino antinfluenzale per andare avanti?
AGGIORNAMENTO 3/19/2020: Secondo l'ufficiale medico capo per l'Inghilterra, citato dall'editore dei media Mirror, i britannici che hanno ricevuto il vaccino antinfluenzale per questa stagione influenzale sono stati ammoniti ad autoisolarsi per 12 settimane, in quanto rientrano nella categoria "ad alto rischio" del governo.
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domenica 10 maggio 2020

Un alto dosaggio di vitamina C può funzionare per la prevenzione e il trattamento del Covid-19?

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Un alto dosaggio di vitamina C può funzionare per la prevenzione e il trattamento del Covid-19?

Due notizie del mese scorso provenienti dalla Cina hanno destato molta attenzione: alcuni medici cinesi hanno curato pazienti in condizioni critiche affetti da Covid-19 con somministrazioni di un alto dosaggio di vitamina C per via endovenosa. Purtroppo, fino ad ora, la copertura dei media occidentali riguardo a questa notizia è stata scarsa o nulla. Questo articolo vuole capirne il motivo.

Tradotto dal tedesco da Veronica Simeoni 
per Pressenza.com 09.05.2020 
La prima notizia arriva da Shanghai. Il 1° marzo 2020 il Chinese Journal of Infectious Disease curato dalla Shanghai Medical Association pubblicò una relazione contenente raccomandazioni per il trattamento di pazienti con Covid-19 in cui veniva ufficialmente suggerita, tra le altre, anche la somministrazione per via endovenosa di alte dosi di vitamina C. Nei casi lievi e normali venivano indicate dosi dai 50 ai 100 mg per kg di peso corporeo al giorno, mentre nei casi più gravi le dosi si aggiravano dai 100 ai 200 mg. Queste dosi corrispondono a una somministrazione da 4 a 16 grammi al giorno per un adulto.
La seconda notizia proveniente dalla Cina riguarda una dichiarazione ufficiale del Second Affiliated Hospital Xi’an Jiaotong University (Ospedale di Xibei) nella provincia di Shaanxi. Ne pubblichiamo di seguito alcuni estratti:
Trattamento con alto dosaggio di vitamina C della polmonite da nuovo coronavirus – pubblicato il 21.02.2020
Nel pomeriggio del 20 febbraio 2020 sono stati dimessi altri 4 pazienti affetti da grave polmonite da nuovo coronavirus provenienti dal reparto occidentale C10 del campus New City appartenente all’ospedale di Tongji. Oggi altri 8 pazienti hanno lasciato l’ospedale.
Dopo 10 giorni di esami condotti dal team medico e di continui dibattiti, il nostro gruppo di esperti ha proposto l’attuazione di un piano specifico per l’associazione di alti dosaggi di vitamina C per il trattamento del nuovo coronavirus e ha ottenuto buoni risultati nell’applicazione clinica. (…) Riteniamo che i pazienti affetti da polmonite grave dovrebbero essere sottoposti al trattamento con vitamina C il più presto possibile dopo l’accettazione. Questo è dovuto al fatto che la causa principale di decesso è legata all’insufficienza cardiopolmonare, causata da un aumento dello stress ossidativo. (…) Nell’ipotesi in cui il virus provocasse un aumento dello stress ossidativo e della permeabilità capillare, l’utilizzo tempestivo di alti dosaggi di vitamina C può giocare un importante ruolo antiossidante, ridurre l’infiammazione e migliorare la funzione del tessuto endoteliale. (…) Un gran numero di studi ha dimostrato che le dosi di vitamina C sono strettamente legate a un effetto terapeutico. La nostra esperienza ricca di successi (…) dimostra che un alto dosaggio di vitamina C non migliora soltanto i livelli antivirali, ma è anche in grado di impedire e trattare lesioni polmonari acute (ALI) e insufficienza respiratoria acuta (ARDS).
La condizione attuale della Cina e come ci si è arrivati
Entrambe le notizie sono state riassunte in un articolo della rivista americana Orthomolecular Medicine News Service, in cui veniamo a conoscenza degli studi attualmente in corso in merito alla terapia intravenosa (IV) con vitamina C:
Il dottor Richard Z. Cheng, medico specialista cinese-americano, collabora a stretto contatto con le autorità mediche e statali di tutta la Cina. Ha svolto un ruolo chiave nella realizzazione di almeno tre studi clinici cinesi sulla vitamina C per via endovenosa che sono in corso. Attualmente, il dottor Cheng si trova a Shanghai e prosegue nel suo tentativo di incoraggiare un numero di ospedali cinesi sempre maggiore a fornire terapie a base di vitamina C ad alti dosaggi per via orale o endovenosa”.
Infatti il dottor Cheng scrive sul suo sito Cheng Integrative Health Center Blog che durante un incontro online tra medici e studiosi in merito alla cura dei pazienti con Covid-19 venne suggerita dal dottor Mao, membro del team di esperti dello Shanghai Public Health Center, la terapia di vitamina C per via endovenosa, da lui utilizzata da oltre 10 anni contro la pancreatiti e sepsi, nella guarigione delle ferite post operatorie e nel trattamento di altre malattie. Sollecitò inoltre la cura dei pazienti con Covid-19 a Shanghai, dove non si sono registrati casi di decessi e tutti i pazienti sono guariti.
Perché nei media occidentali non ne abbiamo sentito parlare?
L’articolo sulle due notizie provenienti dalla Cina, che possono essere consultati nei link forniti e inserendo il testo cinese in un traduttore automatico, è stato ripreso da alcuni portali, come la piattaforma di medicina alternativa greenmedinfo.com e in altri articoli. Tuttavia, i principali media non ne hanno parlato.
Anzi, se si cercano le parole chiave “vitamina C” e “corona” in un motore di ricerca si trova un gran numero di avvertimenti secondo cui la vitamina C non aiuterebbe nella cura del Covid-19 ma che, al contrario, sarebbe dannosa.
Come mai? È generalmente risaputo che, in caso di raffreddore, influenza e virus influenzali la vitamina C rafforza il sistema immunitario e contribuisce alla guarigione.
Anche la Corea del Sud ha registrato dei successi e la Cina ha importato tonnellate di vitamina C
Proseguiamo la nostra ricerca e grazie a un altro articolo della rivista Orthomolecular Medicine News Service veniamo a sapere che si registrano degli ottimi risultati terapeutici con la vitamina C non solo in Cina ma anche in Corea del Sud, dove i medici dell’ospedale Daegu hanno riportato dei simili successi: “Qui tutti i pazienti e collaboratori assumono vitamina C. I pazienti con sintomi da Covid-19 ne ricevono 30.000 mg in ogni flebo. Alcuni sono guariti nel giro di due giorni”.
Scopriamo inoltre che dopo i primi risultati terapeutici in Cina è stata portata una grande quantità di vitamina C a Wuhan. In effetti, il 3 febbraio 2020 l’industria chimica olandese DSM scrisse su Twitter: “Ieri abbiamo trasportato 50 tonnellate di vitamina C dal nostro stabilimento DSM a Jiangshan alla provincia dell’Hubei, di cui Wuhan è la capitale”.
La terapia con vitamina C non è una novità e viene usata anche negli USA
Più si sa dove cercare, maggiore è il numero di notizie che viene alla luce. Anche il britannico Daily Mail e L’Express riportano la notizia degli ottimi risultati terapeutici cinesi. Nell’articolo dell’Express Coronavirus cure: Could Vitamin C be the wonder vaccine? China’s doctors think so viene inoltre descritto come la vitamina C sia stata già utilizza con successo in esami passati contro qualsiasi altra tipologia di virus. Per esempio, il cardiologo americano dottor Thomas Levy, membro dell’equipe medica della nota Riordan Clinic nel Kansas, USA, dove la terapia con vitamina C per via endovenosa viene studiata da oltre 30 anni.
In questi giorni è comparsa un’altra notizia: come ha riportato il New York Post, i pazienti affetti da Covid-19 ricoverati negli ospedali e nelle cliniche dello stato di New York vengono curati con vitamina C per via endovenosa. Questa notizia è stata confermata anche da Newsweek e, in lingua tedesca, dalla rivista svizzera Nau Media.
Perché quindi la terapia con alti dosaggi di vitamina C viene così ignorata?
Come mai di queste notizie non si discute pubblicamente, se esiste la possibilità di guarire le persone e sottrarle alla morte? Quali prove ci sono contro l’uso della vitamina C e quali esperienze scientifiche esistono realmente?
Troviamo una risposta nell’articolo del Minnesota Spokesman-Recorder, in cui la dottoressa Alyse Hamilton sottolinea che l’affermazione secondo cui alti dosaggi di vitamina C siano dannosi è da ricondurre a uno studio, che nel frattempo è stato messo in discussione, nel quale si sostiene che possa provocare calcoli renali. Ricorda inoltre un suo collega, il Direttore Sanitario della già citata Riordan Clinic, il dottor Ron Hunninghake, il quale afferma di aver curato decine di migliaia di pazienti nel corso degli anni tramite la terapia di vitamina C per via endovenosa (con iniezioni fino a 300.000 mg) e di conseguenza il Kansas dovrebbe avere il numero più alto a livello mondiale di casi di calcoli renali. In tutti questi anni, però, soltanto alcuni pazienti li hanno sviluppati.
Sorge spontanea una domanda: anche se le affermazioni di questo studio fossero vere, non sarebbe comunque meglio, considerata la situazione globale attuale, curare prima di tutto i pazienti critici con Covid-19, invece che perderli, e solo dopo procedere a una rimozione dei calcoli renali, oggi un’operazione relativamente semplice?
Che cosa fa effettivamente la vitamina C ad alti dosaggi?
Uno dei più grandi problemi nei pazienti con Covid-19, così come anche in altri malati virali, è che i livelli di vitamina C che normalmente vengono assunti attraverso un’alimentazione sana si esauriscono velocemente. Se si aggiungono poi un’infiammazione o malattie pregresse in corso, il sistema immunitario collassa e vengono prodotte molte sostanze chimiche (citochine) che scatenano la cosiddetta tempesta di citochine. Questa porta a una forte reazione infiammatoria, con la quale viene prodotta una grande quantità di radicali di ossigeno liberi aggressivi (ossidanti) che danneggiano cellule e tessuti, portando, nel peggiore dei casi, al collasso degli organi. Questo è proprio quello che accade nei pazienti che muoiono in seguito a un’infezione da Covid-19. La vitamina C è un antiossidante e può catturare elevati quantitativi di radicali di ossigeno liberi nel caso di un collasso degli organi (fonte: Orthomolecular Medicine News Service).
Primi studi clinici in corso in Cina
Uno degli studi già citati del dottor Richard Cheng viene messo in pratica presso la University Medical Center Zhongnan a Wuhan, proprio dove è scoppiata inizialmente l’epidemia. Qui ai pazienti affetti da Covid-19 vengono somministrati per 7 giorni alti dosaggi di vitamina C (24.000 mg al giorno). Questo trattamento fa parte di uno studio condotto dal professor Zhiyong Peng, medico ospedaliero senior del Medical Centers di Wuhan, al quale partecipano 140 pazienti. Ha avuto inizio il 14 febbraio e dovrebbe durare fino a settembre. Lo studio può essere consultato qui in lingua inglese. Si spera di avere dei risultati preliminari nelle prossime settimane e nei prossimi mesi e che questi vengano ripresi anche dai media occidentali.
Digressione sulla medicina ortomolecolare e la vitamina C
L’assunzione di alti dosaggi non solo di vitamina C, ma anche di altre vitamine, sostanze minerali e oligoelementi per la prevenzione e la cura di malattie è nota da tempo. Questa pratica è conosciuta con il nome di medicina ortomolecolare e risale al chimico premio Nobel americano Linus Carl Pauling. Alla base della medicina ortomolecolare si trova la tesi controversa secondo cui al giorno d’oggi è praticamente impossibile rifornirsi delle sostanze vitali attraverso un’alimentazione sufficientemente bilanciata poiché gli alimenti trattengono soltanto una frazione delle sostanze originariamente contenute a causa dei processi innaturali di coltivazione, trasporto, stoccaggio e preparazione. Questo può provocare, in gran parte della popolazione, una carenza cronica di queste sostanze. (Fonte: Wikipedia)
Questa ipotesi è stata avvalorata da nuovi studi, come quello condotto da Irakli Loladze, il quale ha scoperto che l’aumento delle emissioni di CO2 rafforza la crescita delle piante, ma allo stesso tempo ne riduce il contenuto di principi nutritivi. È quasi come quando si aggiunge dell’acqua al caffè: se ne aumenta il volume, ma diventa anche più leggero e poco intenso. In un articolo pubblicato su Politico, rivista americana che vanta tra i propri lettori anche responsabili politici di Washington, Loladze illustra il fondamento scientifico della sua ipotesi e i risultati ottenuti durante 17 anni di ricerca. Si aggiungono, inoltre, i terreni impoveriti ed erosi a causa dell’industrializzazione dell’agricoltura, la semenza geneticamente modificata nonché l’inquinamento crescente da pesticidi, erbicidi e simili. Non c’è da stupirsi quindi se gli alimenti hanno perso i valori nutritivi che avevano un centinaio di anni fa.
Raccomandazioni della società tedesca per la medicina ortomolecolare
Torniamo ora agli alti dosaggi di vitamina C e al coronavirus. Anche in Germania esiste da molto la Deutsche Gesellschaft für Orthomolekular-Medizin e.V., che si occupa di questi temi. Sul loro sito, nella sezione “Aktuelles” è possibile leggere un approfondimento sulla terapia del coronavirus. Si legge:
Le infezioni da coronavirus possono essere curate con successo con infusioni per via endovenosa di vitamina C. Tutte le infezioni virali sono curabili”. Prosegue: “Le misure tradizionali come lavarsi le mani, usare le mascherine, disinfettare le maniglie delle porte e i sostegni sono altrettanto importanti. Le quarantene vengono impiegate da centinaia di anni con successo, ma sono anche legate a una forte limitazione dei diritti delle persone. Il contrasto ottimale dell’epidemia tramite l’assunzione di acido ascorbico (vitamina C) attenuerebbe le conseguenze a livello individuale e a livello dell’economia mondiale”.
Viene anche suggerita l’assunzione per via orale come forma di prevenzione. In merito alle raccomandazioni per la somministrazione orale di alti dosaggi di vitamina C, presentate dal dottor Atsuo Yanagisawa, presidente della International Society for Orthomolecular Medicine e direttore del Japanse College of Intravenous Therapy di Tokio, i medici professionisti possono fare riferimento a questo video su YouTube (in lingua giapponese, con sottotitoli inglesi).
Le dosi contano
Abbiamo ora appreso da diverse fonti che negli ospedali possono essere somministrati alti dosaggi di vitamina C per via orale e endovenosa che funzionano sia come prevenzione che come terapia. Le raccomandazioni più comuni riportano nella norma un dosaggio troppo basso. È proprio questo che viene sottolineato dai medici dell’ospedale universitario di Xi’an-Jiaotong nella loro dichiarazione, ed è questo il criterio decisivo che l’intero movimento di medicina ortomolecolare considera come elemento chiave.
Assunzione per via orale – prescritta dai medici o scelta individualmente come prevenzione
L’assunzione per via orale di alti dosaggi di vitamina C, adatti sia per la prevenzione sia per il trattamento di pazienti con un decorso della malattia lieve o medio, può essere prescritta dai medici di base in forma di compresse. In effetti, alcuni medici tedeschi indipendenti suggeriscono questa forma di prevenzione per i pazienti a rischio con patologie pregresse, come per esempio il diabete. Chi desidera proteggersi, deve rivolgersi al proprio medico di base accennando a questa possibilità.
Ma è possibile anche assumere autonomamente la vitamina C sotto forma di acido ascorbico, disponibile in qualsiasi parafarmacia. È fondamentale sapere che l’assunzione per via orale di vitamina C non deve superare la dose consigliata. Un eccesso di vitamina C, che il corpo non può utilizzare, viene normalmente espulso attraverso le urine. Nel peggiore dei casi, si può verificare diarrea, per cui la dose deve essere ridotta di conseguenza.
Le dosi consigliate dalla società tedesca per la medicina ortomolecolare coincidono con quelle della dottoressa Alyse Hamilton, di cui abbiamo citato lo studio controverso in relazione ai calcoli renali: 50 milligrammi di vitamina C in polvere per chilogrammi di peso corporeo. Quindi a un peso di 60 chili corrisponde una dose giornaliera di 3000 mg o 3 gr di acido ascorbico (all’incirca un cucchiaino da tè), ripartiti in tre assunzioni durante l’arco della giornata. In caso di esposizioni, rischi o sintomi la dose giornaliera deve essere aumentata, naturalmente dopo aver consultato il proprio medico di curante.
La terapia IV
Anche nel caso della somministrazione per via endovenosa, la cosiddetta terapia IV, abbiamo raccolto molte raccomandazioni da parte di medici e cliniche operanti in Cina o altrove. Gli alti dosaggi di vitamina C possono essere somministrati per via endovenosa solo da un medico o da personale medico specializzato. È tuttavia importante essere a conoscenza di questo tipo di terapia, anche se è ancora messa in discussione. Un dettaglio interessante: anche in Germania la terapia a base di vitamina C per via endovenosa non è così inusuale. Sul portale Naturheilkunde.de nella sezione “Vitamin-C-Infusionstheorie” è possibile inserire il proprio codice postale e trovare con un click medici e naturopati nelle vicinanze che offrono questo tipo di terapia. Se, per esempio, si inserisce la città di Monaco, appaiono più di 100 risultati.
Sintesi
Come è possibile che durante una crisi acuta senza precedenti, che sta provocando decine di migliaia di morti e contagiando centinaia di migliaia di persone e di cui non è ancora possibile intravedere la fine, notizie del genere che riguardano trattamenti curativi con ottimi risultati terapeutici in Cina vengano menzionate soltanto da media specializzati?
Le fonti e gli esempi dei sostenitori della terapia a base di alti dosaggi di vitamina C in relazione a qualsiasi malattia virale riportati in questo articolo sono soltanto alcuni dei molti che, sulla base delle loro ricerche, hanno a lungo raccomandato questo approccio, tra cui per esempio il ricercatore e medico americano Frederick R. Klenner o la dottoressa Suzanne Humpries, internista e specialista americana delle nefropatie, solo per citarne alcuni. E se la terapia fosse così pericolosa, come molti media sostengono, perché in Germania è permessa e viene praticata anche da molti medici e naturopati?
In una società aperta e illuminata si deve discutere di questi risultati, a maggior ragione in una situazione così urgente come quella attuale. È davvero possibile che sia così forte la pressione dell’industria farmaceutica, che non ha alcun interesse in un prodotto conveniente, non brevettabile e quindi liberamente disponile come la vitamina C?
Nel suo ultimo articolo, un medico canadese, il dottor Ken Walker, il quale scrive anche sotto lo pseudonimo di dottor W. Gifford Jones, ha giustamente puntualizzato: “Se i nostri globuli bianchi, che combattono contro l’infezione, non fossero carichi di vitamina C, sarebbero dei militari senza proiettili”. Ora è il momento di dare ai nostri medici e paramedici le giuste munizioni per guarire meglio e più velocemente, per il bene di tutti!
Infine, c’è un ulteriore dettaglio interessante, ben noto agli esperti: gli animali, al contrario degli esseri umani, sono in grado di produrre da soli la vitamina C, fino a 5 gr al giorno in condizioni di salute e fino a 100 gr al giorno in caso di infezione. A tal proposito, diventa chiaro il motivo per cui è stata rilevata la presenza di coronavirus negli animali domestici dei pazienti infetti, ma fino ad ora non è stato segnalato alcun focolaio tra animali domestici.
Conclusioni
La riduzione dei contatti sociali, il frequente lavaggio delle mani e tutte le altre raccomandazioni ufficiali hanno naturalmente la priorità più alta. Tuttavia, bisogna anche ricordare che chi cura ha ragione. Questo vale sin dai tempi di Ippocrate. Chiunque voglia informarsi su nuovi e possibili metodi di guarigione deve anche avere il diritto e soprattutto la possibilità di ricevere tutte le informazioni e prendere una decisione autonomamente.
Questo articolo non vuole essere una valutazione scientifica, ma piuttosto una rielaborazione giornalistica delle informazioni disponibili. Ci auguriamo che i media pubblici, ben sovvenzionati con le nostre tasse, possano fare lo stesso.
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